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Sandra Bertin: la poliziotta che avrebbe subito pressioni per mentire sulla strage di Nizza

Sandra Bertin: la poliziotta che avrebbe subito pressioni per mentire sulla strage di Nizza
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    Sandra Bertin: la poliziotta che avrebbe subito pressioni per mentire sulla strage di Nizza

    Ormai è un braccio di ferro tra il Comune di Nizza e il Ministero dell’Interno francese per le dichiarazioni shock di Sandra Bertin, capo della videosorveglianza di Nizza. La sera della strage del 14 luglio in cui hanno perso la vita 84 persone, per Sandra Bertin non era presente, o almeno non in maniera adeguata, la polizia nazionale. La donna ha dichiarato all’indomani dell’attentato dell’Isis che ha subito pressioni da parte del Ministero dell’Interno per cambiare la versione del suo rapporto. Avrebbe dovuto dire che la polizia nazionale era presente, senza alcun tipo di commento. E sta nascendo una vera e propria querelle: da un lato Sandra Bertin che accusa la mancanza di forze dell’ordine sulla Promenade des Anglais e dall’altro il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve indignato per le gravi accuse e non esclude una querela per diffamazione.

    Tutto questo in un un clima già molto caldo, sempre più esasperato in Francia in cui le contestazioni ad Hollande e al primo ministro Valls sono venute fuori già durante la commemorazione delle vittime il lunedì post attentato.

    LA STRAGE DELL’ISIS DI NIZZA

    Sandra Bertin è responsabile della sala operativa che gestisce 1300 telecamere e quei filmati l’ha visionati più volte. E’ lei che avrebbe dovuto stilare il rapporto sulla strage di Nizza in base a quanto visionato in quei monitor. E’ impresso nella sua mente l’arrivo del camion sulla Promenade guidato dal terrorista Bouhlel e nei video lei non nota la presenza della polizia nazionale. E’ a quel punto che sarebbero arrivate le doppie pressioni sulla Bertin: da un lato di modificare il suo rapporto, dall’altro la richiesta dell’antiterrorismo francese di cancellare alcuni filmati delle registrazioni. Ed in effetti la richiesta è proprio arrivata al Comune di Nizza con la motivazione di “evitare che venissero diffusi impropriamente”. Prima il Comune e poi la donna coraggiosa, si sono ovviamente opposti.

    Nizza, il camion usato per la strage crivellato di colpi


    Nel suo J’accuse Sandra Bertin afferma che nonostante la buona presenza di telecamere, c’era bisogno di un maggior numero di forze dell’ordine. I sette km della Promenade sono pieni di videocamere, ma questo non impedisce ai trasgressori di commettere infrazioni. Invece, ci fossero stati agenti la cosa secondo Bertin, sarebbe stata diversa.

    Magari un uomo in divisa si sarebbe potuto accorgere della presenza anomala di quel maledetto camion e che comunque non era la prima volta che passava. Così come solo qualche agente che sparava non sarebbe stato sufficiente a fermare un mezzo pesante di 19 tonnellate.
    Il giorno dopo l’attentato la Bertin ha incontrato un commissario mandato dal ministero e secondo la donna questo la avrebbe “tormentata” per un’ora in cui le ripeteva cosa scrivere nel rapporto. E che alla fine, viste le riserve della poliziotta, l’avrebbe obbligata ad inviare insieme al resoconto una versione modificabile. Tre giorni dopo l’invio, invece, sarebbe arrivata l’intimazione dell’antiterrorismo di cancellare i nastri di 6 videocamere.


    NELL’ATTENTATO DI NIZZA 6 VITTIME ITALIANE

    Per il momento la Bertin è seguita da un legale ed ha annunciato che la polizia municipale della quale fa parte la Bertin, ha sporto denuncia per falsificazione di documenti pubblici. Vedrà come agire nei prossimi giorni, visto che lamenta molestie telefoniche ed ha annunciato che non è di certo intenzionata a cambiare versione. Una donna che non ha paura a mettersi contro le alte cariche e grazie a lei ci auguriamo di sapere presto la verità. In primis per le vittime e i familiari della strage di Nizza.

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