San Camillo di Roma: assunzione di medici non obiettori per garantire il diritto all’aborto

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    San Camillo di Roma: assunzione di medici non obiettori per garantire il diritto all’aborto

    All’ospedale San Camillo di Roma procederanno con l’assunzione di medici non obiettori: è questa la mossa per garantire la corretta applicazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza. A novembre 2015 era stato indetto infatti un concorso per ginecologi, riservato solo a chi non praticava l’obiezione di coscienza e ora, finite le prove d’esame, saranno assunti due tra questi medici. Si spera così di garantire il diritto all’aborto.

    Per il direttore del nosocomio romano, Fabrizio D’Alba, “il concorso nasce dalla volontà di strutturare in termini definitivi un servizio, quale quello della tutela del diritto all’aborto, che il nostro servizio sanitario nazionale sancisce, e che quindi noi strutture sanitarie dobbiamo rendere solido, organizzato e continuativo”. Nel maggio del 2016 il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti emanò un decreto con cui autorizzò l’ospedale ad aumentare a due il numero di ginecologi che applicassero la 194 da assumere tramite quello stesso concorso e tre mesi dopo il Tar del Lazio confermò la delibera che escludeva gli obiettori dai consultori.

    Per Zingaretti quindi “è una sperimentazione per tutelare una legge dello Stato che altrimenti verrebbe disattesa”. Il criterio di assunzione del San Camillo è quindi chiaro: contrastare l’enorme ricorso all’obiezione di coscienza e permettere all’ospedale di provvedere a un servizio che è stabilito per legge. Un segnale forte ed importante che arriva dopo l’accusa da parte del Consiglio d’Europa: in Italia è praticamente impossibile per le donne interrompere la gravidanza e quella italiana è una legge a metà.

    L’interruzione di gravidanza è un diritto stabilito per legge

    E’ una questione ormai che torna sempre nell’attualità, quella della presenza di medici obiettori nelle strutture sanitarie e la difficoltà ad abortire, nonostante la legge 194 risalga al 1978. A livello nazionale, a gennaio era stata avanzata in parlamento la proposta di ridurre il numero di obiettori, di almeno il 50%.

    Torniamo a parlarne spesso perché nella realtà il diritto ad abortire rimane inapplicato per l’elevato numero di medici che si avvalgono della cosiddetta “obiezione di coscienza”, la possibilità prevista dalla legge di non praticare aborti per motivi etici. I recenti casi di cronaca avevano riaperto il problema e in occasione della Giornata dell’Aborto sicuro erano stati presentati i dati: per il Ministero della Salute 7 medici su 10 sono obiettori, con picchi in alcune regioni, come il Molise, in cui questi rappresentano il 93% dei medici totali.

    Reazioni del mondo cattolico: è discriminazione

    Nonostante il recente invito di Papa Francesco ai sacerdoti di assolvere in confessione i responsabili del peccato di aborto, il mondo cattolico ha criticato apertamente la decisione del San Camillo. Per il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, Don Carmine Arice, il provvedimento del San Camillo “snatura l’impianto della legge 194 che non aveva l’obiettivo di indurre all’aborto ma prevenirlo” aggiungendo a chiari toni che così “non si rispetta un diritto di natura costituzionale quale è l’obiezione di coscienza”. Infine Don Arice esprime la sua preoccupazione: “il fatto che questa decisione possa essere un apripista per altre strutture sanitarie è un timore”.

    Interviene nella discussione anche il presidente nazionale dei Medici Cattolici, Filippo Maria Boscia secondo il quale la clausola del concorso è discriminatoria e inaccettabile.

    Dolcetto o scherzetto?