Referendum Catalogna 2017: 800 feriti e repressione violenta

Il voto per l'indipendenza della Catalogna si è trasformato in una delle pagine più buie della storia. La repressione del governo Rajoy alla spinta secessionista ha prodotto una sequenza di violenti scontri tra Guardia Civil e cittadini senza precedenti: chiusi dalla polizia 400 seggi, Sì al 90%.

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    Referendum Catalogna 2017: 800 feriti e repressione violenta

    Un disastro sociopolitico senza precedenti in Spagna: il referendum per l’indipendenza della Catalogna si è trasformato in una guerriglia urbana dal drammatico esito. Oltre 800 feriti il bilancio della violenta repressione del governo del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che a margine degli scontri ha definito “inesistente” la consultazione con cui, nonostante la chiusura forzata di 400 seggi, il 90% dei voti è andato per il Sì alla secessione.

    Referendum Catalogna 2017: la repressione di Rajoy

    La domenica nera della Spagna si è consumata il primo ottobre in Catalogna, con la durissima repressione del governo centrale al referendum sull’indipendenza della regione da Madrid. Il bilancio della guerriglia urbana è drammatico: oltre 800 i feriti in tutta la regione autonoma, con una concentrazione massima di violenza a Barcellona.

    Sangue e scene di disperazione sul voto catalano, preda dell’irruzione della polizia in 400 seggi, poi chiusi forzatamente. Gli agenti hanno condotto le operazioni con manganelli, pallottole di gomma e lacrimogeni. 33 sarebbero i poliziotti della Guardia Civil rimasti feriti.

    Il plebiscito per il Sì: 90% di voti validi, 7,8% al No

    Un plebiscito per il Sì, che si sarebbe attestato sul 90% dei consensi, con il voto di 2,2 milioni di elettori sui 5,3 chiamati alle urne. Secondo i dati riferiti dal portavoce del governo catalano, Jordi Turull, il No all’indipendenza della Catalogna avrebbe sfiorato il 7,8% dei voti validi.

    La partecipazione degli elettori catalani, ha spiegato Turull, avrebbe potuto raggiungere “almeno il 55% in condizioni diverse”: il riferimento è chiaramente al fatto che l’esito della consultazione sia stato ‘deformato’ dall’intervento della polizia nei seggi, in cui, a detta del portavoce, sono iscritti altri 770mila elettori.

    Violenza senza precedenti: così Rajoy nega la secessione

    Non c’è pace per il governo di Barcellona, alle prese con il pugno di ferro di Madrid e del suo primo ministro, Mariano Rajoy. Una giornata di democrazia conclusa nel peggiore dei modi, trasformatasi ben presto in un incubo senza troppi precedenti nella storia del Paese. La polizia ha caricato la folla, facendo irruzione nei seggi e interrompendo, di fatto, il corretto andamento del referendum catalano.

    Una prova di forza che non ha però intaccato un risultato degno di nota, sicuramente non indifferente al governo Rajoy in termini di termometro politico: le prime proiezioni hanno riportato un quadro che ha assunto i contorni di un vero e proprio plebiscito al Sì, nonostante il premier spagnolo abbia negato fermamente la possibilità di prendere atto della volontà dei catalani.

    Rajoy ha definito il referendum una pura “messinscena”, indicando nel bilancio della giornata del primo ottobre in Catalogna il trionfo dello Stato di diritto.

    Il governo di Barcellona non molla: “Guadagnato il diritto all’indipendenza”

    In serata, in una dichiarazione ufficiale alla presenza dei suoi ministri, il presidente Carles Puigdemont ha annunciato che “i cittadini catalani si sono guadagnati il diritto ad uno Stato indipendente”.

    I prossimi giorni potrebbero produrre un nuovo scossone al governo di Madrid: il Parlamento catalano riceverà i risultati di voto e, come previsto dalla Legge sul Referendum (approvata in agosto e sospesa dalla Corte Costituzionale spagnola), potrebbe proclamare l’indipendenza.

    A chiudere il suo intervento, Puigdemont ha fatto appello all’Europa perché cessi l’indifferenza internazionale sulla crisi catalana e affinché si prenda atto di tutte “le violazioni dei diritti umani” che attribuisce alla Spagna.

    Referendum Catalogna illegale: Madrid contro Barcellona

    Madrid segna il passo nella vexata quaestio dell’indipendenza catalana: il referendum in Catalogna è illegale, secondo un recente pronunciamento della Corte Costituzionale spagnola, in quanto la regione autonoma non ha potere di convocare ufficialmente una consultazione in ottica secessionista. Lo ha stabilito il Tribunal Consituticional, assumendo una posizione che collide con la spinta indipendentista dei catalani.

    La Catalogna, in quanto dotata di un margine di autonomia (come tutte le regioni del Paese dopo l’entrata in vigore della Costituzione nel 1978), ha competenze in materia di sanità e istruzione, ma non in materia di decisioni sull’assetto politico e governativo: su questo assunto si fonda la tesi di Madrid che vede nel referendum in Catalogna un attentato alla stabilità nazionale.

    Dolcetto o scherzetto?