Natale 2016

Rassmea Salah, consigliere comunale con il velo

Rassmea Salah, consigliere comunale con il velo
da in Cronaca, Donne in Carriera
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    Rassmea Salah eletta

    Rassmea Salah è una neoeletta in un consiglio comunale. Ma non è una neoeletta qualunque, è la prima a diventare consigliere comunale indossando il velo. Un segnale forte che in Italia, forse, finalmente, qualcosa sta cambiando? Un indice di integrazione? Probabilmente sì. E questo segnale positivo arriva da un comune dell’hinterland milanese, Bresso, che ha voluto in consiglio comunale la 31enne musulmana che indossa il velo.

    Perché il velo non è simbolo di discriminazione, ma di integrazione, secondo la diretta interessata. Rassmea Salah ha 31 anni è italiana, figlia di padre egiziano e di madre italiana, nata e cresciuta in Italia. È una musulmana praticante che ha scelto consapevolmente e liberamente di indossare il velo. L’ha scelto all’ultimo anno della laurea magistrale in studi arabo islamici conseguita presso l’Orientale di Napoli.

    Ha scelto il velo e per questo è stata spesso oggetto di discriminazioni, scherni e insulti. Come in occasione delle scorse elezioni, proprio nel suo comune, quando era al seggio non come candidata ma come presidente, quando alcuni elettori, guidati dall’ignoranza e dall’islamofobia l’hanno insultata e si sono rifiutati di votare, mettendo in dubbio la sua integrità.

    Ha subito, non ha mai abbassato la testa e ora può sorridere per la sua vittoria. Una vittoria che va ben oltre quella elettorale e politica, che parla di un’Italia che si sta muovendo e, nonostante i nazionalismi e i tragici episodi di razzismo, che lo sta facendo nella direzione giusta, quella dell’integrazione, della scoperta e della comprensione di altri popoli, culture, religioni e tradizioni.

    Rassmea Salah è e si sente italiana.

    Italiana al cento per cento. Uguale al suo vicino di casa nato da generazioni di milanesi doc, ma anche al suo dirimpettaio, figlio di genitori pakistani. Una 31enne che ha studiato, vive e lavora in Italia, che è sposata con un ragazzo italiano, cresciuto in Italia da genitori marocchini. Una giovane che è scesa in campo, in prima persona, per il suo comune, per migliorare la sua realtà territoriale, per dire la sua e agire fattivamente per i suoi concittadini. Non è un caso particolare, è la normalità più bella del nuovo millennio. È solo una delle tante ragazze italiane con genitori stranieri, simboli di un mondo che sta cambiando, di un’Italia che sta evolvendo, da Paese di emigranti, chiuso e conservatore, a Paese multiculturale e multietnico. Sarà vero? Lo speriamo vivamente.

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