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Raffaella, vittima di stalking da 18 anni: L’ho denunciato, ma non serve a nulla

Raffaella, vittima di stalking da 18 anni: L’ho denunciato, ma non serve a nulla

Raffaella Cacciotti, anestesista romana, è vittima di stalking da 18 anni. Nonostante le denunce e la prima condanna nel 2010, l’uomo è ancora libero e continua a molestarla. Lo stalker è un farmacista di Grottaferrata con problemi psichici giudicato dalla giustizia italiana incapace di intendere e di volere. Raffaella: “Abbandonata dallo Stato”.

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    Raffaella, vittima di stalking da 18 anni: L’ho denunciato, ma non serve a nulla

    Raffaella Cacciotti è vittima di stalking da 18 anni da parte di un uomo che la perseguita. La donna è anestesista al Cto di Roma ed è proprio lì che ha per la prima volta incontrato il suo stalker. Era il 1999 e un semplice paziente si trasformerà in seguito nel suo persecutore: dopo avergli completato la cartella clinica, l’uomo annoterà il nome e il numero di telefono di Raffaella iniziando a chiamarla, cercarla in ospedale e minacciarla. “L’ho denunciato ma non serve a nulla“: questa l’amara conclusione di Raffaella perchè, nonostante le denunce e le condanne, l’uomo è a tutt’oggi libero e continua a molestarla.

    Alle prime telefonate Raffaella risponde con cortesia, poi diventano sempre più insistenti e moleste. Raffaella, da subito spaventata dagli atteggiamenti ossessivi dell’uomo, sporge denuncia lo stesso anno ai carabinieri e solo nel 2010 arriva la prima condanna per l’uomo a un anno di reclusione. E’ un farmacista omeopatico di Grottaferrata affetto da pesanti disturbi psichici. Ma poco dopo la condanna viene annullata per un vizio di forma, lo stalker finisce agli arresti domiciliari, poi sostituiti con il divieto di comunicazione e di incontro. Ecco che per Raffaella inizia l’incubo. Si ritrova l’uomo sempre sul luogo di lavoro, inizia a chiamarla di continuo. Arriva a farle anche 40 chiamate al giorno e perfino a telefonare in reparto. La tempesta con frasi del tipo “Sei la mia sposa, il mio angelo”, “Sei mia”.

    L’uomo ben presto viene a conoscenza dell’indirizzo di casa di Raffaella e inizia a recapitarle regali, bamboline, biancheria intima usata, calze, vestiti. In una lettera le scrive che è addirittura la Madonna e la vede di notte nei cimiteri. La donna ovviamente, di fronte all’impotenza della giustizia, inizia ad avere attacchi di panico che la portano a fuggire. Va a vivere un anno a Barcellona e uno a Bologna, ma tutto inutile. La donna nel frattempo rimane incinta e ha una bambina.

    Quando lo stalker lo viene a sapere inizia a molestarla ancor più pesantemente fino a minacciarla con frasi come “I figli sono di chi li cresce, non di chi li fa”. “Arriva a dire che per uscire con me offre 20 mila euro, ma che se rifiuto le persone che amo si faranno male. Il tutto intercalato con volgarità, messaggi sconci, pesantissimi” racconta la dottoressa.

    Intanto nel 2012 arriva un’altra condanna: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di multa, peraltro mai visti. Ma lui non demorde, anche perché nel frattempo lo hanno dichiarato incapace di intendere e volere e affidato a un tutore. Non è più punibile per legge.
    E allora a che servono le denunce e le condanne? Sono spesso episodi come questo che poi finiscono in tragedia. Per Raffaella è stato tutto inutile: cambiare numero, casa, rivolgersi alla giustizia. “Ma come si fa a sopportare tutto questo, per un tempo così lungo? Non lo so nemmeno io. Resto una persona equilibrata, nonostante lui e gli altri gravi problemi che ho dovuto affrontare in questi anni” si sfoga Raffaella.
    Allora il problema non è quello del silenzio della vittima: secondo il nostro sondaggio solo una donna su tre denuncerebbe le violenze subite, ma in questo caso le denunce abbondano. Eppure questa donna è da 18 lunghissimi anni che sopporta tutto questo. Ancor più incredibile è ciò che è stato detto a Raffaella: “Magistrati e forze dell’ordine continuano a ripetermi che non è pericoloso. Ma che ne sanno davvero? Io non voglio diventare una sagoma disegnata col gesso sull’asfalto”.
    La donna e i suoi legali chiedono che venga applicata almeno una nuova misura restrittiva nei confronti del farmacista e che venga fatta un’ulteriore perizia. Infatti, spiegano, che se non può andare in carcere, esiste comunque l’opzione dei Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, strutture riabilitative per malati psichici. “Ho paura, mi sento abbandonata dallo Stato e dalle istituzioni, anche se continuo ad avere fiducia nella giustizia, ma ho deciso di parlare, una volta per tutte. Anche per aiutare altre vittime a uscire dal silenzio” conclude amareggiata Raffaella.

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