Raffaele Sollecito, la Cassazione nega il risarcimento per “ingiusta detenzione”

Il giovane, assolto insieme ad Amanda Knox nel processo per la morte di Meredith Kercher, non avrà alcun risarcimento dallo Stato: 'Hanno sbagliato e mi hanno rovinato la vita, ora paghino', aveva detto dopo la presentazione dell'istanza di indennizzo per 'ingiusta detenzione'. La Cassazione ha detto No, dopo il precedente diniego della Corte d'appello di Firenze.

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    Raffaele Sollecito, la Cassazione nega il risarcimento per “ingiusta detenzione”

    AP/LaPresse

    La Cassazione ha detto No al risarcimento per “ingiusta detenzione” chiesto da Raffaele Sollecito. I legali del giovane, assolto dal delitto di Meredith Kercher a Perugia insieme all’allora fidanzata Amanda Knox, avevano presentato un ricorso dopo il precedente parere negativo della Corte d’appello di Firenze. “Errori e travisamenti delle prove” erano alla base della richiesta di 516mila euro respinta nel febbraio scorso. Sollecito ha anche citato 9 tra pubblici ministeri procuratori generali, giudici delle indagini preliminari e giudici di corte d’assise e corte d’assise d’appello in base alla nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati, chiedendo 3 milioni di euro perché, sostiene, “mi hanno rovinato la vita”. Una richiesta successiva al ricorso per ottenere la riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione, che dopo il rigetto in Cassazione la difesa dell’ingegnere pugliese porterà davanti alla Corte europea.

    No al risarcimento per ingiusta detenzione

    Il rigetto del ricorso in Cassazione ha chiuso le porte alla speranza di Sollecito di ottenere oltre mezzo milione di euro per i quasi 4 anni di detenzione scontati dopo la condanna per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007.

    La definitiva assoluzione avrebbe dovuto portare, secondo i legali della difesa, al riconoscimento di un indennizzo per ingiusta detenzione in rispetto della sentenza di Cassazione del dicembre 2015. Giulia Bongiorno e Luca Maori, avvocati di Sollecito, hanno annunciato il ricorso alla Corte europea.

    Raffaele Sollecito ha definito “inspiegabile” il rigetto del ricorso, per un risarcimento negato che la Corte d’appello di Firenze aveva motivato sulla base di una causa ostativa ravvisata nella condotta “contraddittoria” dell’allora imputato, le cui dichiarazioni, in sede di processo, si ritiene avessero fatto propendere i giudici verso il giudizio di colpevolezza.

    Delitto di Perugia: Sollecito contro la magistratura

    Un capitolo giudiziario collaterale a quello sul delitto di Meredith Kercher, la studentessa inglese di 22 anni uccisa con una coltellata alla gola la sera del primo novembre 2007 nella sua casa di Perugia, dove viveva mentre era in Erasmus. Uno dei casi di cronaca nera più complessi che hanno visto l’assoluzione di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Il ragazzo, dopo la conclusione del processo a suo carico, ha lamentato più volte le pressioni mediatiche a cui è stato sottoposto, anche sui social e per lui questo sarebbe un’altra diretta conseguenza degli errori compiuti in sede di giudizio.

    Dopo il rigetto della sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione, Raffaele Sollecito aveva deciso di far causa ai giudici che lo hanno condannato, con la motivazione che avrebbero travisato i fatti e le prove inerenti la morte di Meredith.

    Raffaele Sollecito nel 2016 aveva dichiarato ai nostri microfoni di essere diventato un “personaggio” vittima di “gente spregiudicata e arrogante che mi ha perseguitato. Quindi non sono io che dovrei nascondermi o vergognarmi di qualcosa, bensì loro”.

    Raffaele Sollecito, l’iter giudiziario prima dell’assoluzione

    Sollecito venne condannato in primo grado a Perugia, poi assolto nel giudizio d’appello. La Cassazione aveva però annullato la sentenza e disposto un appello bis a Firenze, con una conseguente condanna di colpevolezza per lui e Amanda Knox.

    L’assoluzione in via definitiva è avvenuta nel 2015, e da allora Raffaele Sollecito si batte per vedere riconosciuto un risarcimento per i danni subiti, tra cui la detenzione di 4 anni.

    In caso di condanna lo Stato pagherà il risarcimento e potrà rivalersi a sua volta nei confronti dei singoli giudici citati.

    La legge sulla responsabilità civile dei magistrati prevede che sussistano un “dolo o colpa grave”. Solo nel secondo caso possono essere citati in giudizio anche i giudici popolari. Su quest’ultimo aspetto sarà il giudice Pietro Spera a valutare se coinvolgere anche i 12 giurati popolari della Corte di Assise di Perugia e di quella di Assise di Appello di Firenze.