Natale 2016

Radio Maria e la polemica sui finanziamenti pubblici

Radio Maria e la polemica sui finanziamenti pubblici
da in Attualità, Cronaca bianca
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    Radio Maria e la polemica sui finanziamenti pubblici

    Si sta creando un vero e proprio caso intorno a Radio Maria, la più famosa emittente radiofonica cattolica.
    Dopo le frasi shock di Padre Cavalcoli che durante una trasmissione ha definito il terremoto in Centro Italia una punizione divina per le unioni civili, sta nascendo una polemica sui finanziamenti pubblici che riceve l’emittente radiofonica. Secondo il religioso il terribile sisma che ha devastato il Centro Italia è conseguenza di atti scellerati da parte dell’uomo, come l’approvazione delle unioni civili. Il Vaticano e Papa Francesco hanno subito preso le distanze dalle discutibili e scioccanti dichiarazioni di Cavalcoli, che è stato sospeso, ma questo ha innescato la polemica sui fondi statali.

    Radio Maria è infatti in cima alla lista delle radio che ricevono più contributi pubblici, tra i quali il finanziatore più grosso è lo Stato Italiano. Quello Stato che a maggio ha approvato il ddl Cirinnà per le unioni civili. In molti si domandano perché riceva tale contributo, se non svolge servizio pubblico. La risposta risiede in una legge del 1998 ( num. 448, art.4 comma 190) che assegna il 10% dei contributi destinati alle radio locali alle “emittenti nazionali comunitarie“. Per comunitarie si intende quelle senza scopo di lucro ed in Italia risultano essere 2: Radio Maria e Radio Padania. L’unico criterio è quello del sostegno all’emittenza pubblica e non vige obbligo per la radio di fare servizio pubblico. Dunque possono mandare in onda ciò che vogliono, riaprendo le critiche della Corte dei conti per l’assenza di criteri per assegnare fondi.
    E non si parla di poche monete: negli ultimi tre anni di cui si conoscono le cifre, la radio avrebbe incassato qualcosa come due milioni e 90 mila euro nel triennio 2011-2013. Cifre che hanno fatto infervorare non poco e sulle quali il Parlamento dovrà esprimersi.

    Il bersaglio preferito di Radio Maria sembra essere le Unioni Civili: il direttore dell’emittente, don Livio Fanzaga, lo scorso febbraio aveva lanciato un’anatema contro Monica Cirinnà.

    Dopo averla paragonata “alla donna del capitolo 17esimo dell’Apocalisse, la Babilonia” ossia ad una prostituta, le aveva rivolto l’augurio di un funerale: “Signora Cirinnà, lei oggi brinda prosecco alla vittoria, ma arriverà anche il funerale, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello”. E, sempre parlando di catastrofi naturali, lo tsunami nell’Oceano Indiano sarebbe stato invece un “castigo per renderci casti e purificarci”.

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    C’è stata subito la dura condanna del Vaticano, che ha preso le distanze dalle parole pronunciate da Cavalcoli, ha sospeso il programma e ha ammonito la Radio. Piogge di critiche arrivano sia da personaggi della politica, che dello spettacolo e anche da preti. Cruciani, conduttore di Radio24, senza mezzi termini dice che Radio Maria dovrebbe chiudere, così risolveremmo allo stesso tempo il problema dei finanziamenti. Collegare il terremoto con la punizione divina è “roba da ospedale psichiatrico” dice.
    Don Rocco D’Ambrosio, docente alla pontificia università Gregoriana si dissocia prontamente: “Queste frasi indignano, perché rappresentano una degenerazione della fede cristiana a magia e superstizione, a una visione di Dio che punisce in vita per i peccati e scarica su tutti la colpa di alcuni. Questo non è assolutamente cristiano”. Ed è un altro religioso a condannare le parole di padre Cavalcoli: secondo il biblista frate Alberto Maggi ” è una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi”.
    Dal canto suo Padre Cavalcoli non sembra ritrattare, ma anzi ribadisce come i cataclismi siano castighi divini.
    In molti adesso attendono invece non le scuse del sacerdote, ma che il Parlamento riveda la posizione sui finanziamenti ad emittenti come Radio Maria.

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