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Punto nascita a rischio chiusura: la protesta dei pancioni in Sardegna

Punto nascita a rischio chiusura: la protesta dei pancioni in Sardegna
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    Punto nascita a rischio chiusura: la protesta dei pancioni in Sardegna

    Foto: Twitter

    L’8 marzo in Sardegna la protesta è stata quella delle future mamme: donne con il pancione che hanno chiesto a gran voce di non chiudere l’Ospedale Paolo Merlo a La Maddalena. Nell’isola sarda infatti, per motivi economici, la Regione sta valutando l’ipotesi di chiudere il punto nascita del nosocomio. Il risultato sarebbe che, per partorire, le donne in dolce attesa dovrebbero farsi 25 minuti di traghetto e un’ora di macchina per raggiungere la struttura più vicina, il Giovanni Paolo II di Olbia. Con tutti i rischi del caso.

    La Regione vuol chiudere il punto nascite per un fattore prettamente economico: i pochi parti non giustificherebbero il costo per mantenere in vita e in funzione la struttura. Eliminandolo, rimarrebbe operativo solo per le urgenze.

    E così tutte le future mamme, armate di pancione, hanno messo su la protesta e realizzato un video indirizzato alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Per i loro messaggi hanno usato proprio le loro pance: con i pennarelli hanno raccontato il loro disappunto: “non sono un pacco”; si legge, ma anche “non sono ancora nato e già mi negate i diritti”, e ancora “per questa lotta ci mettiamo la pancia“.

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    Ma non si sono fermate qui. Hanno portato a Roma un’interrogazione alla Ministra, tramite la senatrice sarda del M5s Manuela Serra. Nell’interrogazione si legge “La scelta di chiudere il punto nascite rischia di produrre conseguenze sfavorevoli per gli abitanti: il vento, che spesso soffia impetuoso sull’isola per gran parte dei giorni dell’anno, rende difficili gli spostamenti in elicottero o traghetto, tanto da costituire un serio rischio in caso di complicazioni della gravidanza“.
    La parlamentare fa quindi riferimento anche alle condizioni disagiate dell’Isola La Maddalena, dove proprio per questo deve esserci un punto ospedaliero indipendente.

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    Le giovani mamme hanno scritto anche una lettera indirizzata al governo, che elenca tutti i disagi e le difficoltà che si verrebbero a creare con la sparizione di un punto ostetricia-ginecologia.

    “Il nostro ospedale è stato una conquista di civiltà dei nostri padri che hanno voluto garantire il diritto alla salute a tutti gli abitanti dell’isola.

    Abitanti che per raggiungere la terraferma hanno a disposizione dei traghetti che partono ogni mezzora di giorno e ogni ora di notte, condizioni meteo permettendo. Le chiediamo aiuto perché oggi la politica vuole decidere sulla vita. Ha deciso che non dobbiamo più partorire nel nostro paese, nel nostro ospedale. Ha deciso che il nostro punto nascita deve essere chiuso e che solo in casi di emergenza i nostri figli potranno nascere alla Maddalena. Ma dopo due o tre ore dovremo essere trasferite a Olbia, affrontando un viaggio che comprende 20-25 minuti di traghetto e 45 minuti di strada. Viaggeremo su due ambulanze separate, una per la mamma e una per il bambino, mettendo in pericolo le vite di entrambi“.

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