Prima volta a 12 anni: teengers italiani sempre più precoci

Prima volta a 12 anni: teengers italiani sempre più precoci
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    Prima volta teenagers

    E’ allarme precocità sessuale tra i teenagers. La prima volta a 12 anni sembra una tappa che una percentuale sempre crescente di adolescenti italiani raggiunge con una spensieratezza che sta preoccupando non poco pediatri e sessuologi. Il problema non è certo di tipo “morale”, non è voler fare i bacchettoni che i medici paventano questa tendenza alla scoperta del sesso in età così vicine all’infanzia, ma per tutti i rischi di carattere sanitario che una simile scelta comporta. Avere rapporti intimi completi nella totale avventatezza, senza essere informati di tutte le conseguenze , espone i teenagers maschi e femmine, a pericoli di cui ignorano l’esistenza e la perniciosità.

    Sto parlando soprattutto del Papillomavirus (hpv), un agente patogeno che si trasmette, appunto, tramite rapporti non protetti, e che, come ben sappiamo è responsabile di tumori e infezioni, e del virus HIV, per nulla scomparso dalla circolazione. In un organismo ancora immaturo, come quello di un ragazzino o di una ragazzina di 11-13 anni, questo tipo di contagio è ancora più facile. L’assenza di una corretta informazione, soprattutto a livello scolastico, oltre che familiare, rende ancora più complesso il lavoro di chi si ritrova ad operare con adolescenti alle prese con le prime pulsioni sessuali.

    Ad affrontare il problema è stato l’endocrinologo Andrea Lenzi, dell’Università La Sapienza di Roma, che ha lanciato un appello sia ai pediatri che alla scuola, affinché dotino i ragazzi degli strumenti informativi necessari per affrontare con coscienza e in totale sicurezza questa tappa fondamentale delle loro vita.

    Oggi il primo rapporto sessuale avviene in media intorno ai 12-13 anni, senza che si conosca nulla in termini di prevenzione”, ha spiegato Lenzi, durante un convegno a Roma sulle patologie da Papillomavirus umano nei maschi.

    E ancora: “L’appello ai pediatri, dunque, è che informino i ragazzini sui rischi di trasmissione di vari virus, tra i quali l’hpv, anche a seguito di rapporti sessuali non completi, poiché gli adolescenti sono quasi completamente ignari di tali pericoli”. Ma Lenzi si rivolge anche al mondo della scuola e ai mai attuati programmi di educazione sessuale: “E’ a scuola che si fa la prima prevenzione”, ha concluso. Che dire, non possiamo che associarci all’appello.

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