Perché odio la festa delle donne

Perché odio la festa delle donne
da in It's a chicken thing
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    amiche festa donne

    Nella mia Divina Commedia personale i gironi infernali sono alternativi rispetto all’originale del buon vecchio Dante. Lui si sarà certo trovato nella selva oscura, senza la minima intenzione di chiedere indicazioni come tutti gli uomini quando si perdono, ma certe chicche non le ha mai provate. Spiace dirlo, ma è così.

    Che “Occhi di bragia” avrà mai avuto Caronte paragonato ad una donna durante i saldi? Che pene atroci avranno dovuto perpetuamente subire i dannati, senza aver mai visto un plastico di Bruno Vespa o una puntata del Grande Fratello?

    Ecco, nella mia rivisitazione dell’inferno Dantesco c’è, tra gli altri, il girone “8 marzo”. Immaginate uno scenario apocalittico e futurista, tipo Blade Runner, dove donne tenute insieme dalla lacca e dalle paillettes si stipano in micro macchine che sono un trionfo di mimosa e tutto il giallo possibile per uscire a cena.

    Cenano, in ristoranti popolati da sole donne, vanno a bere in locali dove ci sono solo donne e parlano esclusivamente di cose da donne.
    Ad un solo uomo è concesso circolare: lo spogliarellista. Quello con i vestiti a strappo, già unto di olio e portatore sano di perizoma.

    Ovunque tu sia, l’8 marzo ad un certo punto, anche se stai ad un bancomat o in tabaccheria a comprare per la sessantesima volta il tuo ultimo pacchetto di sigarette, LUI arriverà sulle note di Nove settimane e mezzo e ti si struscerà addosso come se non ci fosse un domani. Sono ovunque. Si moltiplicano come i Gremlins quando gli butti addosso l’acqua, solo che con loro devi usare l’Olio Johnson.

    Ora. Direte voi COSA C’E’ DI MALE? Nulla. Eppure io ogni 8 marzo non mi do pace. Perché essere donna è una tale meraviglia, e ci siamo fatte un mazzo così per emanciparci e passare dalle clavate in testa che ci dava l’uomo delle caverne a quelle che ci diamo da sole quando gli eredi di Neanderthal ci dicono “ci sentiamo” e poi scompaiono.

    Perché una sera l’anno dobbiamo diventare una fotocopia con la french manicure degli uomini peggiori che ci sono passati accanto? Perché dobbiamo ordinare una quattro stagioni e una coca light con un tizio vestito da marinaio che ci balla sul tavolo? Perché? Vogliamo davvero lo Stripper che fa le mossette? Vogliamo davvero urlargli “Nudo! Nudo!”? Non sarebbe meglio uscire con le donne che scegliamo come compagne di viaggio, una qualunque delle altre sere possibili?

    Festeggiare la meraviglia che siamo tutti i giorni a colpi di autostima, reale o indotta è un dovere. Per tutte quelle che sono venute prima e hanno lottato per permetterci di essere dove siamo ora. Possiamo fare le cose che ci piacciono solo perché ci piacciono. Mangiamo il dolce e il giorno dopo sentiamoci in colpa, compriamo scarpe che fanno un male porco ma che ci fanno sentire femmine, parliamo, ridiamo, balliamo.

    Lasciamo che gli altri pensino che essere donna sia tutta una questione di cerette e Somatoline e creme anti rughe.
    Sfruttiamo il vantaggio. Possiamo scegliere.

    E comunque lo spogliarellista vi guarda le scarpe perché ne ha un paio uguali. E non vede l’ora di tornare a casa per mettersele.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN It's a chicken thing Ultimo aggiornamento: Mercoledì 07/03/2012 16:01
     
     
     
     
     
     
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