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Pavia, minorenne marocchina frustata dai genitori perché veste all’occidentale: tolta alla famiglia

Pavia, minorenne marocchina frustata dai genitori perché veste all’occidentale: tolta alla famiglia

La 15enne ha raccontato di essere stata picchiata e frustata con un filo del cavo del pc perché si comportava e vestiva da occidentale. Il Tribunale dei Minori ha ordinato l’affido a una comunità. Il padre: "La picchiavo per educarla".

da in Attualità, Cronaca
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    Pavia, minorenne marocchina frustata dai genitori perché veste all’occidentale: tolta alla famiglia

    Una minorenne di nazionalità marocchina è stata tolta alla sua famiglia: secondo il Tribunale dei Minori veniva picchiata e perfino frustata sia dai genitori che dal fratello perché vestiva e si comportava “da occidentale”. Il provvedimento è scaturito in seguito alla denuncia della 15enne e di un medico del Policlinico San Matteo di Pavia che ha visitato la ragazza lo scorso 16 febbraio quando s’è presentata al pronto soccorso con diverse contusioni.
    La ragazza è stata affidata per il momento a una comunità.

    La prima segnalazione della 15enne risale al 16 febbraio quando ha confidato al direttore del centro di estetica che frequenta, di essere stata malmenata dai genitori. In seguito, la ragazza si è presentata al pronto soccorso di Pavia con diverse contusioni e dove le sono stati dati 31 giorni di prognosi. E’ scattata d’ufficio quindi la segnalazione alla polizia.
    Secondo il Tribunale dei Minori di Milano, la 15enne ha raccontato che “Il padre e il fratello di 35 anni, l’avevano ripetutamente picchiata con calci, pugni, schiaffi, colpita con un cavo di alimentazione del computer usato come una frusta”. Per la ragazza i pestaggi sono avvenuti a causa della mancata osservanza dei precetti religiosi.
    A tutto ciò si è aggiunto il racconto della sorella, anch’essa minorenne. Anche lei in passato sarebbe stata picchiata e costretta ad allontanarsi dalla famiglia.

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    La famiglia proveniente dal Marocco e ben integrata nella comunità pavese ha respinto ogni accusa.

    O almeno in parte. Il padre infatti ha affermato che dietro alle violenze non ci sono motivi legati alla religione islamica: “Picchiavo mia figlia è vero, ma per educarla. È ribelle, non voleva andare a scuola”. Questa la giustificazione del padre della ragazzina, che adduce le violenze quindi a una punizione per il comportamento riprovevole della figlia.

    Con il decreto provvisorio da parte del Tribunale dei Minori di Milano la 15enne è stata allontanata dalla famiglia e portata in una comunità protetta per minori.
    Il presidente dell’Anm, Associazione Nazionale Magistrati, Eugenio Albamonte ha commentato che “Questo episodio è legato al multiculturalismo che stiamo vivendo. In un altro tipo di famiglia ci può essere un trattamento analogo perché l’adolescente va male a scuola, in questo caso c’è una componente, che sta a monte della punizione, di tipo differente, che è relativa all’omologazione dei figli ai valori culturali dei genitori”.
    Quello che devono far sì i giudici, come chiarisce Albamonte, è di “mantenere fermi i principi di diritto, in questo caso il principio che i minori non si maltrattano.”

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