Patrizia Cocco, malata di sla dice stop alle cure: primo caso dopo biotestamento

Patrizia Cocco è la prima italiana a richiedere la sospensione dalle cure dopo l'entrata in vigore della legge sul biotestamento. Era malata di sla dal 2012 e poteva comunicare solo con un puntatore oculare. Appena entrata in vigore la legge ha chiesto di sospendere la ventilazione meccanica e procedere con la sedazione palliativa profonda. Ha scelto lei dove morire, a casa, circondata dall'affetto di parenti e amici. L'ultimo saluto della madre: 'Adesso vai amore mio'

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    Patrizia Cocco, malata di sla dice stop alle cure: primo caso dopo biotestamento

    Patrizia Cocco è la prima persona ad aver richiesto l’interruzione delle cure dopo l’entrata in vigore della legge sul biotestamento. 49enne di Nuoro, Patrizia ha combattuto contro la sla per 5 anni prima di dire “basta”. Come riportato dal quotidiano L’unione Sarda, Patrizia, se ne è andata circondata dai suoi cari, dopo aver dato l’assenso per la rinuncia alla ventilazione meccanica, richiedendo invece la sedazione palliativa profonda.

    Patrizia Cocco, la prima italiana a richiedere la sospensione dalle cure

    “La legge, che tutela il diritto alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione, Patrizia Cocco la aspettava da anni, da quando sentiva di essere imprigionata nella malattia dentro la quale sopravviveva a una vita che lei in quelle condizioni non voleva più vivere”, ha raccontato all’ansa l’avvocato di Patrizia.

    Una scelta coraggiosa, quella di Patrizia che, poco prima di compiere 50 anni, ha scelto lei come e quando morire, a casa sua, a Nuoro, circondata dall’affetto di parenti e amici accorsi da tutta Italia per l’ultimo saluto. È stata lei a ripetere 4 volte ai medici che rinunciava alla ventilazione meccanica, optando per la sedazione. Sempre lei, a scegliere il suo ultimo vestito, un abito nero e un cappellino con veletta.

    Patrizia Cocco, malata di sla dal 2012 : ha scelto di dire “basta”

    Ha scelto lei di dire “basta”ma l’ha fatto con il sorriso: non riusciva più a sopportare quel corpo in cui da non riusciva a riconoscersi. Patrizia si era ammalata di sla nel 2012, come già due suoi zii paterni, precedentemente sconfitti dalla sclerosi laterale amiotrofica. Ma la malattia di Patrizia è degenerata in fretta: nel giro di 3 anni è passata ad essere in salute, a non riuscire più a muoversi, a mangiare, a parlare.

    Quando è stata approvata la legge in via definitiva sul biotestamento, Patrizia riusciva a comunicare solo tramite un puntatore oculare, ma è bastato per far capire al suo avvocato e cugino, Sebastian Cocco, quello che aveva deciso ormai da tempo di fare.“Ci siamo attivati subito con il personale di rianimazione dell’ospedale di Nuoro, abbiamo parlato con anestesisti, palliativisti e medici- ha raccontato il cugino Sebastian al Corriere della Sera – Sapevamo che la scelta di rifiutare le cure non poteva essere in alcun modo dettata da una forma depressiva”. Patrizia infatti non era depressa, era solo di stanca di vivere in un corpo che non riconosceva più e che per lei era diventato solo un peso.

    Patrizia Cocco e l’ultimo saluto della madre: “Adesso vai amore mio”

    Patrizia Cocco è la prima italiana ad aver sfruttato l’entrata in vigore della legge sul biotestamento che dà legittimità alle «disposizioni anticipate di trattamento» e riconosce a «ogni persona capace di agire» il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario indicato dal medico. Patrizia si era già rivolta in precedenza all’associazione Cappato per capire quello che avrebbe potuto fare: non sarebbe andata in Svizzera, ma sarebbe ricorsa al Tribunale per vedere riconosciuti i suoi diritti.

    L’entrata in vigore della legge ha però esaudito i suoi desideri di morire circondata dalla famiglia, che aveva rinunciato al lavoro per assisterla negli ultimi anni di malattia. Se ne è andata con il sorriso Patrizia, come aveva promesso alla madre Salvatora, cui ha rivolto l’ultimo sguardo prima di chiudere gli occhi. La madre era lì, con la mano stretta tra le sue, restituendo il sorriso a quella figlia coraggiosa: “Adesso vai amore mio”.