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Parità di salario, Sabrina Scampini: “Per ogni euro di un uomo, una donna guadagna 47 cent” [INTERVISTA]

Parità di salario, Sabrina Scampini: “Per ogni euro di un uomo, una donna guadagna 47 cent” [INTERVISTA]
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    Sabrina Scampini:"L'80% dei ruoli nelle istituzioni è ricoperto da uomini"

    Per ogni euro percepito da un uomo, una donna guadagna 47 centesimi. Un dato semplice ma più che mai indicativo del gender gap, ovvero della disparità di stipendio che esiste ancora nel nostro Paese e che ci relega in una posizione non brillante nella classifica mondiale: “Su 145 paesi nel mondo noi siamo al 111esimo posto per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. Comincia così la nostra intervista a Sabrina Scampini, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva che ha pubblicato il libro “Perché le donne valgono (anche se guadagnano meno degli uomini)” edito da Cairo. Un percorso che tra dati, studi e storie di donne, cerca di tracciare un quadro veritiero di quello che in Italia è ancora molto spesso un problema culturale.

    “Ho lavorato due anni su dati e statistiche non solo del World Economic Forum ma su tutti gli studi che hanno riguardato la donna e il mercato del lavoro. Purtroppo sono arrivata alla consapevolezza che la situazione della donna nel mercato del lavoro è tutt’altro che positiva – precisa la giornalista – Se il 30% delle donne impiegate lascia il lavoro dopo aver avuto un figlio significa che c’è un problema che dovrebbe riguardare tutti. Si tratta di una discriminazione indiretta, ma questo tipo di mobbing è purtroppo una realtà crescente”. Mancanza di strutture adeguate e sostegno ma soprattutto un modello culturale che sembra ancora troppo ancorato alla vecchia immagine della donna come angelo del focolare, distante anni luce dalla realtà di donne che cercano di destreggiarsi tra carriera e full time: “Il problema principale in Italia è la distribuzione del lavoro non retribuito – afferma Sabrina Scampini – vale a dire che la cura della casa e della famiglia sono per la maggior parte sulle spalle della donna. Questo impedisce loro di fare altre cose, come lavorare a tempo pieno. Se questo lavoro fosse più equilibrato, se gli uomini lavorassero di più in casa, le donne sarebbero sicuramente avvantaggiate. Nel nostro Paese c’è anche un problema legislativo, delle norme per la genitorialità condivisa. In Norvegia ad esempio quando nasce un bambino, per l’uomo ci sono tre mesi di congedo retribuito, mentre da noi sono solo due giorni. Questa deve essere la base per una rivoluzione culturale”.

    Non si tratta solo di lavoro manageriale nel settore privato, ma se partiamo proprio dalle Istituzioni, che dovrebbero dare il buon esempio, notiamo come la macchina sia già inceppata alla base, nonostante le tanto criticate quote rosa: “Io sono impressionata dalle quote basse di rappresentanza femminile nelle istituzioni – dichiara la scrittrice – L’80% degli incarichi istituzionali è ricoperto da uomini.

    Penso che le quote rosa siano importanti per entrare in certi ambienti e certi settori che sono di monopolio maschile, penso però anche che la donna per riuscire ad affermarsi non debba puntare su una quota rosa, che deve esserci ed è giusto che ci sia, ma debba puntare sulle sue capacità e sulla sua determinazione”.

    A leggere i dati sembra che il femminismo non abbia esaurito la sua battaglia, visto che, proprio recentemente, una di quelle che fece scalpore negli anni 60, ovvero la legge sull’aborto, viene oggi messa in discussione per il fenomeno degli obiettori di coscienza, motivo per cui siamo stati recentemente bacchettati dall’Unione Europea: “Credo che le femministe si pongano in maniera molto differente; io posso parlare della mia visione. Penso che la donna debba poter essere libera di disporre del proprio corpo come meglio crede e questo vale per tante questioni, vale per la gravidanza e anche, so che è molto difficile accostare le due cose, per la prostituzione o la maternità surrogata. O ci sono leggi per tutto o non ci sono per niente, non è nemmeno giusto occuparsi troppo di una questione e per niente di un’altra. Le donne devono essere sostenute psicologicamente quando prendono delle decisioni difficili ma l’ultima parola sul loro corpo spetta a loro”.

    La strada sembra quindi tutta in salita per una giovane donna italiana nel nostro Paese, ma Sabrina Scampini ci saluta con una sua speranza: “Spero che il mio libro riesca a dare coraggio a delle giovani donne che iniziano a lavorare e entrano per la prima volta nel mercato del lavoro. Vorrei ad esempio attraverso alcune delle storie che ho raccolto, da Bianca Berlinguer a Roberta Pinotti, da Samantha Cristoforetti a Gina Nieri, far capire che niente è impossibile, che una donna può fare qualunque cosa, può fare anche il sindaco di Roma essendo incinta. Penso che ci voglia tanto coraggio, dedizione e impegno”.

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