Natale 2016

Oscar Pistorius condannato in appello a 6 anni per l’omicidio della fidanzata Reeva [FOTO]

Oscar Pistorius condannato in appello a 6 anni per l’omicidio della fidanzata Reeva [FOTO]
da in Attualità, Cronaca, Violenza sulle donne
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    Oscar Pistorius è stato condannato in appello a 6 anni per l’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp avvenuto il 14 febbraio del 2013. Il campione paralimpico nel 2004 sui 200 metri piani e nel 2008 sui 100, 200 e 400 metri piani è stato ritenuto colpevole di omicidio volontario (e non colposo) dall’Alta Corte di Pretoria in Sudafrica. Durante la lettura della sentenza il giudice Thokozile Masipa ha definito l’atleta sudafricano “un eroe caduto che ha perso la sua carriera”. Subito dopo Oscar Pistorius ha abbracciato in lacrime la sorella ed è stato trasferito in carcere. Gli avvocati dell’atleta soprannominato “the fastest man on no legs” hanno detto che non faranno appello contro la sentenza.

    Prima del verdetto il giudice Thokozile Masipa dell’Alta Corte di Pretoria ha dichiarato che le attenuanti hanno un maggior peso rispetto ai fattori aggravanti e che una pena detentiva lunga non servirà la giustizia. Ha poi spiegato che il recupero è possibile, ma dipenderà soprattutto dall’atteggiamento di Pistorius rispetto alla punizione impostagli. “Ogni caso deve essere valutato in base ai suoi fatti in cerca di un equilibrio tra le circostanze personali dell’imputato – ha asserito il giudice -, la gravità del reato, l’interesse della società così come quello della vittima del reato commesso. Tutti questi fattori sono stati presi in considerazione”.

    Il 12 settembre 2014 Oscar Pistorius era stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma solo per errore. Secondo il giudice, l’uomo avrebbe sparato alla fidanzata Reeva Steenkamp per negligenza, ma senza premeditazione nonostante la versione dei fatti dell’imputato presentasse non poche contraddizioni. Il verdetto aveva suscitato ovviamente un mare di polemiche e un’ondata di indignazione. Il penalista Martin Hood si era dichiarato esterrefatto e il professore di diritto penale alla Wits University di Johannesburg, James Grant, non credeva in alcun modo alla buona fede dell’ex atleta paralimpico: “Come si fa a sparare in modo volontario quattro pallottole attraverso la porta di un bagno e non pensare di poter uccidere qualcuno? Come minimo Pistorius deve essere condannato per omicidio involontario”. Il giudice aveva inoltre scartato due importanti testimoni dell’accusa poiché considerati inaffidabili affermando che Pistorius, pur non avendo sparato per sbaglio, sarebbe un “testimone ambiguo” che avrebbe ucciso “per negligenza”. La tesi dell’accusa era quindi stata respinta dato che, a parere del giudice, “non ha provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che Pistorius è colpevole di omicidio premeditato. Non ci sono prove sufficienti per supportare una conclusione simile”. Il 21 ottobre 2014 era stato condannato a 5 anni di carcere per omicidio colposo e a 3 anni (sospesi con la condizionale) per il possesso di armi da fuoco.

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    Il 14 febbraio 2013 la modella Reeva Steenkamp è stata uccisa dal suo fidanzato Oscar Pistorius nella casa dell’atleta. Sul luogo del delitto era stata rinvenuta una pistola automatica calibro 9 regolarmente denunciata dall’atleta. La fidanzata modella sarebbe morta sul colpo, colpita alla testa e a un braccio. Le donne di Pretoria avevano prontamente organizzato una manifestazione contro la violenza e contro gli uomini “che considerano le loro fidanzate o compagne come delle proprietà private”. Reeva Steenkamp era famosissima in Sudafrica per essere stata ritratta in numerose riviste e magazine di moda. Originaria di Città del Capo, 30 anni, era una grande appassionata di cucina e di auto ed era pronta a partecipare a un reality show. Una notizia choc che era giunta proprio nel giorno in cui in tutto il mondo si manifestava contro la violenza sulle donne con l’iniziativa One Billion Rising.

    Qualche settimana dopo l’omicidio, Oscar Pistorius era stato liberato su cauzione perché secondo i giudici non esisteva pericolo di fuga. I famigliari di Reeva si erano detti scandalizzati dalla decisione, viste le molte prove raccolte a suo carico. La prima notte fuori dal carcere l’aveva trascorsa a casa dello zio, Arnold Pistorius, nei pressi di Waterflook, un quartiere residenziale di Pretoria. “Oscar dovrà convivere con la propria coscienza – ha detto Barry Steenkamp, padre di Reeva – La sua ricchezza e le qualità del suo team di difesa non hanno importanza. Farà fatica a vivere in pace, se fa mentire gli avvocati al posto suo. Ci sono solo due persone che sanno quello che è successo e sono Oscar e il Signore. Se dice la verità, un giorno potrei perdonarlo, ma se le cose non sono andate come dice, soffrirà per sempre”. Lui era apparso disperato e anche in tribunale si era lasciato andare alle lacrime.


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    La mamma di Reeva ha più volte dichiarato ai media che “lui e mia figlia non avevano mai fatto sesso“. I pensieri e le confessioni fatte dalla modella alla madre June sono affidate a un libro. Nelle pagine del libro la mamma della modella delinea un’immagine negativa di Pistorius, descrivendolo come una persona collerica, instabile, aggressiva e lunatica: “Incontrarlo era stata una disgrazia e infatti quella sera lei voleva lasciarlo”. Queste e altre scottanti rivelazioni sono state affidate da June al libro-biografia dal titolo Reeva: A mother’s story. La donna ha accusato Pistorius di aver mentito durante il processo: “Sapeva benissimo chi c’era dietro la porta quando ha sparato i quattro colpi che le hanno fatto esplodere il cervello. Ha sparato a mia figlia in un impeto di gelosia, magari a seguito di un messaggio di San Valentino inaspettato, poi ha premuto il grilletto altre volte in modo tale che non potesse raccontare al mondo che cosa era davvero successo”.

    R.i.p. Reeva.

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