Omran, il bimbo simbolo di Aleppo racconta la sua storia

Omran Daqneesh è il bimbo ferito durante un bombardamento la cui foto ha fatto il giro del mondo, simbolo di Aleppo nel suo volto insanguinato e nello sguardo pietrificato dalla paura. Oggi il suo sorriso sembra lontano da quell'orrore, ma la sua è una storia che divide, tra luci e ombre della guerra in Siria.

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    Omran, il bimbo simbolo di Aleppo racconta la sua storia

    Omran, il bimbo simbolo di Aleppo, racconta la sua storia davanti alle telecamere di Ruptly , agenzia di stampa parte della tv russa RT. Oggi ha un volto nuovo, non nella forma ma nella sostanza di bambino dolce e pieno di speranze, violata dall’orrore della guerra in Siria. Il suo volto insanguinato, il corpo completamente coperto di polvere e pietrificato dalla paura dopo un bombardamento che ha distrutto la sua casa ad Aleppo lo scorso agosto, sono rimasti impressi in una foto che ha fatto il giro del mondo, diventando la sintesi delle atrocità compiute sui civili siriani. Ma a distanza di alcuni mesi da quell’immagine che ha commosso tutti, il piccolo Omran Daqneesh sorride nuovamente, nonostante il prematuro incontro con la morte che gli ha strappato il fratellino di 10 anni, Ali.

    Omran, il sorriso dopo l’orrore ad Aleppo

    Omran vive ancora ad Aleppo con la sua famiglia, recentemente intervistata da alcune emittenti libanesi e dalla BBC. “Sono rimasto in Siria. Questo è il mio paese, quello dove sono cresciuto e ho vissuto e i miei figli cresceranno qui”, ha detto il padre, Mohamad Kheir Daqneesh, che ha precisato il suo punto di vista sulla strumentalizzazione della foto di Omran dopo il bombardamento, secondo lui utilizzata dagli attivisti locali per colpire il governo di Assad.

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    Aleppo, Omran simbolo dei bambini nell’inferno della guerra

    Nel video trasmesso dall’agenzia di stampa Ruptly, Omran appare diverso dal fermo immagine che ha reso noto il dramma dell’assedio di Aleppo. E’ un bimbo come tanti, ma con una storia del tutto diversa dal percorso di spensierata crescita che dovrebbe essere un diritto scontato e mai violato. Il bimbo simbolo delle vittime civili in Siria ha già vissuto i giorni più bui della sua esistenza, perdendo il fratello e la sua casa in un istante. Oggi gioca come se non fosse mai rimasto chiuso nella cornice di quella foto, mentre il mondo si interroga sull’opportunità di un futuro ad Aleppo per migliaia di minori, dopo l’orribile strage di bambini con il gas tossico che ha distrutto per sempre gran parte delle speranze.

    Il piccolo Omran sembra felice nella sua nuova casa, forte della straordinaria capacità di amare di nuovo la vita, che solo i bambini sanno coltivare oltre ogni dolore.

    Il padre di Omran contro le forze di opposizione ad Assad

    La scorsa estate i Daqneesh vivevano ad Aleppo Est, allora in mano ai ribelli. Ora vivono sotto il regime di Assad, come molti altri civili che sono rimasti, alcuni per proteggere quel che rimane della loro identità e delle loro case. Il governo di Damasco è appoggiato da alcune delle emittenti che hanno realizzato le più recenti interviste a Mohamad Kheir Daqneesh in presenza di suo figlio Omran, e sono molte le ipotesi che le dichiarazioni dell’uomo siano “pilotate” per tutelare la sua incolumità e quella dei suoi cari.

    Secondo il Telegraph “la famiglia potrebbe essere stata costretta a rilasciare l’intervista”, e questo fa riferimento a quanto dichiarato dal padre del bimbo siriano a una tv filo-Assad, in cui scagiona completamente Damasco da ogni responsabilità su quanto accaduto ad Aleppo. L’uomo ha duramente criticato le opposizioni a Bashar al-Assad: “Sono loro che hanno fatto del male a noi e al nostro paese e hanno fatto sì che le persone dovessero abbandonare le proprie case”.

    La storia di Omran continua a dividere gli adulti, in una guerra che i suoi occhi non dimenticheranno mai, malgrado il sorriso e la gioia di un bambino di 4 anni.

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