Omofobia in Italia, i dati del fenomeno all’help line: la discriminazione dalla violenza fisica a quella morale

Il 17 maggio si celebra la Giornata contro l’omofobia. Per l’occasione sono stati divulgati i dati della Gay Help Line che raccontano storie quotidiane di discriminazione, di aggressioni e violenze sia verbali che fisiche. In aumento le baby gang che bullizzano i coetanei di diverso orientamento sessuale. In Italia la legge è ferma al Senato dal 2013.

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    Omofobia in Italia, i dati del fenomeno all’help line: la discriminazione dalla violenza fisica a quella morale

    Oggi ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia ed è l’occasione per tracciare un bilancio sulla situazione in Italia, dove purtroppo si parla ancora di discriminazione. Per renderci conto, basta analizzare i dati forniti dalla Gay Help Line, la linea telefonica gestita da volontari: troppe ancora le storie di violenza fisica e morale. La ricorrenza, promossa dall’Unione europea, si celebra dal 2004 il 17 maggio di ogni anno.

    Omofobia, i dati del Gay Help Line

    Per le circa 220mila persone che hanno contattato il centro d’ascolto, nato 11 anni fa, ci sono migliaia di storie in cui spesso fa da protagonista la discriminazione sul lavoro, l’offesa verbale, la difficoltà a fare coming out.

    Chi chiama ovviamente lo fa per avere un sostegno, un aiuto immediato. Non sono solo gli adolescenti, in genere la fascia più vulnerabile, ma ci sono anche tanti adulti che hanno già una vita lavorativa stabile. Eppure subiscono quasi quotidianamente una pressione psicologica, a scuola, a lavoro e in famiglia. Sì, il luogo familiare spesso può essere quello più ostile: sono molti i minori cacciati di casa per la loro omosessualità. Molti genitori rifiutano la condizione del figlio e sono capaci di commettere gesti estremi come ha fatto il padre che ha violentato la figlia lesbica. Riguardo alle donne si registra infatti una maggiore difficoltà nel far accettare il proprio orientamento sessuale, ma tuttavia sono più gli uomini a rivolgersi alla linea: 58% uomini, 37% donne e 5% transgender.

    Principalmente comunque il servizio viene utilizzato maggiormente dalla fascia di età 18-24 anni, ma con un ex-equo tra la fascia dei minori, dei ventenni e quella over 40.

    Rispetto alla provenienza geografica, le persone che si rivolgono alla Gay Help Line sono maggiormente collocate tra il Nord e il Centro Italia. Dal sud arrivano “solo” il 21% delle chiamate. A questo proposito, c’è da segnalare un incremento di casi provenienti da Milano.

    Allarme Baby-gang: aumento di aggressioni omofobe. Tutto parte dalla scuola

    Secondo Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, la scuola è uno dei contesti che più subisce l’impennata dei discorsi e delle parole d’odio. C’è un allarmante dilagarsi di episodi di bullismo e cyberbullismo da parte di adolescenti. Spesso organizzano “spedizioni punitive” contro i loro coetanei di diverso orientamento sessuale. Diventano bersaglio di offese verbali, di scherzi pesanti, di minacce, di episodi violenti. E troverebbero terreno fertile in una sorta di legittimazione: secondo Piazzoni, infatti, la scuola non fornisce strumenti adeguati, in più spesso la famiglia non accoglie il disagio dei ragazzi.

    Significativa una storia segnalata da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center: “Un ragazzo di 14 anni ha denunciato le offese ricevute in una chat di gruppo creata dai suoi compagni di classe e rinominata “WeHateMario” (nome di fantasia). Un giorno questo gruppo decide di organizzare un’aggressione con bottiglie piene di urina, ma grazie a un amico del figlio lo viene a sapere la madre, che si presenta a scuola e parla con la preside. ‘Se il ragazzo vuole, può cambiare classe’ le risponde la dirigente scolastica”. Anche la preparazione di molti insegnanti resta inadeguata quindi.

    Per questo, Arcigay, Arcilesbica e Agedo hanno realizzato uno spot di sensibilizzazione nell’ambito dei progetti del MIUR e del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. Lo spot #IoStoConTe è un messaggio di speranza contro il cyberbullismo verso le persone gay e lesbiche che è stato accolto con favore dal governo e dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

    In tutto questo scenario, la cultura sembra subire censure quando tratta temi rivolti all’identità di genere: basti pensare al caso che nacque intorno allo spettacolo teatrale “Fa’afafine” di Giuliano Scarpinato in programmazione per le scuole che è stato rimosso, o addirittura la Tv di Stato, la Rai, che censura il bacio gay nel film “Mine vaganti” di Ferzan Özpetek.

    Gay, lesbiche e trans, percepiti come soggetti deboli e vulnerabili, sono vittime di ricatti, rapine, e agguati a un ritmo impressionate: il numero di episodi segnalati dai media indica una frequenza di circa un caso ogni tre giorni.

    Omofobia, la Legge al Senato ferma dal 2013

    Ieri il Consiglio d’Europa ha preso posizione sottolineando che gli Stati hanno l’obbligo di proteggere le persone Lgbti dagli atti di violenza e dalla discriminazione di cui sono vittime e che si stanno moltiplicando.

    In Italia, nonostante l’approvazione della legge sulle unioni civili del maggio scorso, ci sarebbe un testo di legge contro l’omofobia che è fermo in Senato da 4 anni. Era il 19 settembre del 2013 infatti quando la Camera approvò la legge contro l’omofobia. Una legge brevissima, di 2 soli articoli, che in primis non accontentava i soggetti interessati. Il provvedimento introdurrebbe il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica.

    Nonostante la discriminazione basata sull’identità di genere sia un tema quotidiano, dalla politica però non è arrivata una risposta veloce.

    “Questo è il ritratto disperante di un paese che non riesce a iniettare anticorpi efficaci contro l’omofobia e la transfobia” conclude Piazzoni. Una discriminazione che tocca tutti gli ambiti della vita quotidiana: la scuola, il lavoro. Nel nostro paese infatti, denunciano le associazioni di tutela dei diritti Lgbti, le persone vengono licenziate anche a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere.