Omicidio Sarah Scazzi: sentenza di Cassazione per Sabrina e Cosima, è ergastolo [FOTO]

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    Arrivata la sentenza di Cassazione sull’omicidio di Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010 ad Avetrana. Per la Suprema Corte l’ultimo capitolo della travagliata vicenda giudiziaria si chiude con la conferma dell’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della vittima, da sei anni in carcere per omicidio volontario e sequestro di persona. Sette anni di colpi di scena e ritrattazioni. Per la Cassazione, dunque, confermato quanto disposto dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto nel secondo grado di giudizio. Per Michele Misseri confermata la condanna a 8 anni per la soppressione del cadavere. Carmine Misseri, per concorso con il fratello, è stato condannato a 4 anni e 11 mesi.

    La sentenza della Cassazione

    A uccidere Sarah, strangolandola, sono state madre e figlia con la complicità, in un secondo momento, di Michele Misseri. L’uomo continua ad autoaccusarsi dell’omicidio, inizialmente anche di una presunta violenza sessuale post mortem sul corpo della nipote (circostanza che non ha trovato riscontro in sede di autopsia). A presiedere il collegio di Cassazione, giunto a questa verità definitiva, il giudice Arturo Cortese. Il pg Fulvio Baldi ha dichiarato di essere convinto della colpevolezza delle due donne “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

    Delitto Sarah Scazzi

    Ricostruiamo questo delitto che ha sconvolto l’Italia e che ha trasformato il piccolo paese di Avetrana (Taranto) nel set di un film dell’orrore.

    Inizialmente fu lo zio Michele Misseri a confessare la sua colpevolezza, dopo aver fatto ritrovare il corpo in un pozzo-cisterna, 42 giorni dopo la sparizione di Sarah. Caduto più volte in contraddizione, alla Procura fu subito chiaro che non diceva la verità: fu lui a chiamare in correità la figlia Sabrina, accendendo su di lei e sulla moglie Cosima i riflettori dell’inchiesta. L’attenzione si spostò, quindi, prima su Sabrina Misseri e successivamente su Cosima Serrano, ritenute esecutrici materiali del delitto, nonostante la professata innocenza.

    Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di Michele, accusati di concorso in soppressione di cadavere, furono rispettivamente condannati a 5 anni e 11 mesi e 6 anni di reclusione.

    Concetta Serrano, madre di Sarah, si è sempre dichiarata soddisfatta della pena, per cui auspicava una conferma in via definitiva: “Mi manca la sua presenza, la sua voce, la sua spensieratezza. Scherzava sempre, guardava la televisione, ascoltava la musica. Ci sono dei momenti in cui ti viene tristezza e dolore rivivendo quegli attimi. Oggi c’è molto silenzio. Una nipote e una sorella che fanno questo gesto ti lasciano esterrefatta. E’ un doppio tradimento… Con i familiari ti dovresti sentire protetta” diceva, ricordando la figlia.

    Ha sempre difeso sua sorella e sua madre a spada tratta, Valentina Misseri, convinta della colpevolezza del padre: “Mia sorella e mia madre sono innocenti, a uccidere Sarah è stato mio padre”, ha dichiarato a ridosso della sentenza di Cassazione.

    La condanna in primo grado giunse in un clima terribile di omertà, ritrattazioni, accuse, visioni.

    Il fioraio, Giovanni Buccolieri, dichiarò di aver visto madre e figlia adagiare il corpo della quindicenne in auto, ritrattando poi il tutto e definendolo un “sogno”. Per i giudici mentirono anche Alessio Pisello, Anna Scredo, Giuseppe Olivieri, Giuseppe Serrano e Ivano Russo: la gelosia di Sabrina verso quest’ultimo sarebbe il movente dell’omicidio.