Omicidio Sara Di Pietrantonio: l’ex fidanzato l’ha bruciata viva con l’alcol

Omicidio Sara Di Pietrantonio: l’ex fidanzato l’ha bruciata viva con l’alcol
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    Omicidio Sara Di Pietrantonio: l’ex fidanzato l’ha bruciata viva con l’alcol

    Omicidio Sara Di Pietrantonio: l’ex fidanzato Vincenzo Paduano ha confessato il terribile e agghiacciante delitto agli inquirenti, dopo aver negato per ben otto ore di essere l’assassino. Una storia di orrore che vede ancora una volta vittima una donna: la giovanissima studentessa Sara Di Pietrantonio, trovata carbonizzata all’alba di domenica in via della Magliana a Roma. L’uomo è accusato di omicidio volontario premeditato: “Allora è vero, sono proprio un mostro”. Il racconto di Vincenzo Paduano fa davvero rabbrividire e sta scioccando l’opinione pubblica nazionale.

    “Sì, sono stato io – ha raccontato Vincenzo Paduano agli inquirenti – Sono un paranoico, un ossessivo. Non stavamo più assieme, ma avevo il bisogno di sentirla e vederla. Non le avrei mai fatto del male perché le volevo bene. Sono uscito dal lavoro e sono andato a cercare Sara. Sapevo che stava dal nuovo fidanzato e l’ho aspettata sotto casa. Li ho visti arrivare in macchina insieme e ho aspettato fino a quando lei non è andata via. So che strada fa per arrivare a casa e quindi l’ho preceduta per bloccarla. Quando è passata l’ho inseguita per un po’ e poi l’ho stretta con la macchina per farla fermare. Mi sono fermato davanti a lei, ma non ricordo di averla tamponata. Lei è scesa dall’auto e abbiamo discusso… Io ho tirato fuori una bottiglietta di alcol che avevo portato. L’ho spruzzato nell’auto e anche addosso a Sara. Ma volevo solo spaventarla. Lei è scappata e ho deciso di rincorrerla… Eravamo vicinissimi. Poi non so bene che cosa sia successo… Mi sono acceso una sigaretta e lei ha preso fuoco”.

    Lui è poi scappato e Sara Di Pietrantonio ha provato a chiedere aiuto ai passanti, gridando, ma nessuno si è fermato. “Forse perché non capivano quello che stava accadendo – ha spiegato il capo della squadra mobile di Roma Luigi Silipo in conferenza stampa – o forse perché a loro volta temevano per la loro incolumità. Le persone che sono passate per quella strada sono già state sentite tutte in Questura, per loro non c’è l’accusa di omissione di soccorso”. Una delle cose più tristi è che, come sottolineato dal sostituto procuratore di Roma, se qualcuno si fosse fermato alle grida di Sara, molto probabilmente si sarebbe evitata la tragedia anche perché lei ha lanciato più volte disperate richieste d’aiuto durante la sua fuga. Magari poteva salvarsi come è successo a Carla Caiazzo, la donna incinta, vittima dello stesso atroce crimine.

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    Vincenzo Paduano è un 27enne vigilantes che era stato fidanzato con Sara Di Pietrantonio per due anni.

    Si erano lasciati pochi giorni fa. L’agghiacciante scoperta è stata fatta dalla madre di Sara. Non vedendola rientrare, infatti, e non riuscendo a raggiungerla telefonicamente, era uscita di casa a cercarla. A pochi metri dalla sua abitazione, ha visto l’auto della figlia in fiamme e successivamente, purtroppo, poco più avanti, vicino ad un cespuglio, il corpo della figlia che ancora bruciava. Inutili ovviamente i soccorsi dei vigili del fuoco.

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    Il direttore sanitario del centro medico Santagostino di Milano Michele Cucchi ha spiegato che questo delitto è frutto di una progressiva corrosione della volontà davanti alla gelosia, forse alimentata da uso di sostanze stupefacenti come anche la cannabis o forse frutto di una evoluzione di un pensiero che si trasforma e diventa malato, che paralizza la capacità di auto-controllo e assorbe tutta la vita di un individuo, rendendo alla fine sostanzialmente naturale un gesto estremo. Lo psichiatra Michele Cucchi ha sottolineato che la gelosia è una risposta emotiva legata al pericolo di perdita del partner, che è connessa a reazioni di angoscia, rabbia e aggressività che hanno la funzione di proteggere la relazione. “Esistono varie sfumature che la gelosia assume nel diventare qualcosa di oltre, di diverso, dal fisiologico – ha dichiarato Cucchi in un comunicato stampa – Gli addetti ai lavori la chiamano sindrome di Otello. Una patologia che può essere dominata da varie dimensioni che si possono allo stesso tempo incrociare fra di loro a comporre il vissuto di una medesima persona. Ci sono profili di persona che la vivono in un contesto di sadismo e possessività, dove la persona amata diventa un oggetto, vissuto come rispecchiamento del proprio benessere e felicità, in modo del tutto egoistico, an-empatico, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell’altro per me, un altro che perde ogni diritto e quindi diviene di mio possesso. In questo caso la sola presunzione di infedeltà fa scattare una dinamica relaziona che trascende il tradimento in sé, ma viene immediatamente risucchiata nella logica relazionale principale”. Per poi aggiungere: “A volte il gesto criminale può sembrare spropositato rispetto all’offesa subita, in realtà il soggetto ha ruminato a lungo sul suo dolore e sulla sua condizione e basta un piccolo segnale per scatenare la sua aggressività, come se fosse in attesa di un’occasione per esplodere”.

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    Una terribile storia che non avremmo mai voluto raccontare, né tanto meno leggere. Riposa in pace piccolo angelo dai capelli biondi, che avevi ancora una vita davanti. Il nostro pensiero va ovviamente anche ai famigliari dell’ennesima vittima di femminicidio.

    R.I.P. Sara.

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    Il lato oscuro delle coppie felici
    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AttualitàCronacaViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Sabato 25/06/2016 07:39
     
     
     
     
     
     
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