Omicidio Roberta Ragusa: marito condannato a 20 anni, ma niente carcere

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    La sentenza sul caso di Roberta Ragusa: Logli condannato per omicidio a 20 anni ma non andrà in carcere

    Si è conclusa oggi l’udienza sull’omicidio di Roberta Ragusa: il marito Antonio Logli è stato condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie e soppressione del cadavere. Per il momento però niente carcere per l’uomo, ma solo l’obbligo di dimora nei comuni di Pisa e San Giuliano Terme dalle 21 alle 6. All’uomo è stata inoltre tolta la potestà genitoriale. L’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore di Pisa, Aldo Mantovani, aveva chiesto 30 anni di carcere, ridotti poi a 20 per la scelta di ricorrere al rito abbreviato.

    La difesa, che ha ripercorso tutta la vicenda, chiedeva invece l’assoluzione piena di Logli per “assoluta mancanza di prove“. Logli era tornato davanti ai giudici nonostante l’assoluzione da parte del gup di Pisa nel marzo 2015, perché in Cassazione era stato annullato il provvedimento. Logli non era in aula al momento della lettura della sentenza, erano presenti invece quattro cugine di Roberta.

    La scomparsa di Roberta Ragusa

    La scomparsa di Roberta Ragusa, di San Giuliano Terme , risale al 2012, alla notte tra il 13 e il 14 gennaio. Secondo l’accusa, quella notte il marito Antonio fu scoperto al telefono con la sua amante e scoppiò un litigio tra i due coniugi, sfociato poi nell’omicidio e nella distruzione del cadavere di lei. Il marito aveva intrapreso una relazione con Sara Calzolaio, che da tempo lavorava con la famiglia come babysitter prima e poi nella scuola guida dei Logli. Roberta parlando con le amiche aveva manifestato la sua intenzione di separarsi in seguito alla scoperta di questa relazione.

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    Le indagini sono durate anni, sono passati cinque anni dalla scomparsa, il giallo di Roberta Ragusa oggi però sembra essere risolto. In un primo momento, ci sono state diverse segnalazioni da più parti d’Italia, dove dei testimoni affermavano di aver visto la donna viva. Tutte risultate non veritiere. Il marito, principale ed unico accusato, fu iscritto nel registro degli indagati, ma poi prosciolto, fino alla nuova udienza di oggi. Era stato lui l’ultima persona ad aver visto viva la Ragusa. Il marito aveva sempre sostenuto che si trattava di un allontanamento volontario da parte di Roberta.

    A dare una svolta alle indagini, oltre ai particolari affiorati della vita privata dell’uomo, è stato il testimone Loris Gozi, un giostraio che raccontò di aver visto la notte della scomparsa di Roberta, un uomo e una donna litigare violentemente in strada. Presumibilmente erano i coniugi Logli e la versione è risultata poi attendibile.

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    Tragedia doppia per i figli

    Soddisfatto Nicodemo Gentile, il legale dell’Associazione Penelope, attiva nella tutela delle persone scomparse che si è costituita parte civile nel procedimento giudiziario contro Antonio Logli: “Prima di tutto si parla del massimo della pena, poi anche che abbiamo ottenuto la verità e cioè che Roberta Ragusa non si è allontana da sola, senza soldi e in pigiama”. Lo stesso per i familiari, anche se resta il dolore: “Siamo soddisfatte di questa sentenza, ma non cambia il dolore per la perdita di Roberta. Non cercavamo vendette, ma giustizia per lei”. Lo hanno detto le cugine di Roberta Ragusa, Marika Napolitano e Maria Ragusa, presenti aula, dopo la lettura della sentenza di condanna di Logli. “Ora per i due figli è una tragedia doppia perché oltre alla madre, rischiano di perdere anche il padre, faremo di tutto per cercare un rapporto con loro e per stare vicini a questi ragazzi” hanno concluso i familiari di Roberta.