Omicidio Nicole Lelli: al marito solo 20 anni, la sentenza finisce in rivolta

da , il

    Omicidio Nicole Lelli: al marito solo 20 anni, la sentenza finisce in rivolta

    E’ finita in rivolta la lettura della sentenza sull’omicidio di Nicole Lelli: i parenti non hanno accettato la condanna a 20 anni per il marito omicida. L’uomo, Yoandris Medina Nunez, è il ventiquattrenne cubano che nel novembre dello scorso anno uccise la ex, Nicole Lelli con un colpo di pistola. Il pm Edoardo De Santis aveva chiesto l’ergastolo e la decisione del giudice Claudio Carini di comminare 20 anni ha fatto scattare la rabbia. I familiari e gli amici presenti in tribunale hanno iniziato ad inveire: “Dovete darcelo a noi.. Quello tra dieci anni esce… E’ uno schifo”.

    In un clima di tensione hanno minacciato: “Lo voglio linciare, fare a pezzi” . Una situazione che è degenerata e si è arrivati perfino al lancio di bottiglie contro gli agenti. Non è stata però la polizia a riuscire a sedare gli animi. Sono stati i genitori di Nicole a pregare tutti, amici, conoscenti e parenti ad abbandonare l’aula.

    LEGGI COS’E’ IL FEMMINICIDIO

    L’omicidio fuori dalla discoteca

    Nicole Lelli aveva solo 23 anni quando è stata uccisa il 16 novembre 2015. Era sposata da un anno con il ragazzo cubano, ma si erano lasciati da un po’. Il matrimonio era stato celebrato a Cuba, ma dopo poco la ragazza aveva provato a lasciarlo tante altre volte. Prima di quel tragico sabato sera tra i due, anche da separati, c’erano stati altri litigi e secondo quanto ricostruito Nicole aveva subito più volte percosse.

    Quella notte purtroppo però l’uomo l’aveva contattata mentre lei era in una discoteca nel quartiere Testaccio a Roma. Una volta uscita dal locale Nicole ha trovato Yoandris armato di pistola e non ha avuto scampo. L’uomo era ossessionato dalla gelosia e ha commesso l’ennesimo femminicidio perché non si rassegnava a perderla.

    In molti a Roma si erano dati, prima della sentenza, appuntamento a piazzale Clodio, fissando anche degli striscioni all’ingresso della cittadella giudiziaria.

    La rabbia dei familiari contro il killer e il giudice

    Tutti quello che hanno assistito alla sentenza sono esplosi di rabbia, rivolta in primis verso il killer ma anche nei confronti del giudice che non ha confermato l’ergastolo. Alcuni sembra che avrebbero minacciato di fare giustizia sommaria anche nei confronti del magistrato.

    Polizia, carabinieri ed agenti di polizia penitenziaria hanno faticato a tenere sotto controllo la situazione. Il gesto è stato condannato dall’Associazione Nazionale Magistrati del distretto di Roma. Per mezzo delle parole del suo segretario Costantino de Robbio fanno sapere: “Quanto è successo oggi è un fatto grave, conseguenza di quella delegittimazione che coinvolge da tempo la nostra categoria. Il giudice Carini, nel caso specifico, si è limitato ad esercitare il proprio dovere applicando quanto previsto dal codice”.

    Purtroppo il femminicidio ha bisogno di pene più aspre, perché 20 anni secondo i magistrati sono quasi il massimo della pena. Ed infatti De Robbio ha concluso dicendo: “Questa condanna è una pena vicina al massimo applicabile in caso di giudizio abbreviato per un omicidio”.