Omicidio Meredith, 10 anni dopo: le dichiarazioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito

Il 2 novembre 2007 la studentessa Erasmus inglese Meredith Kercher venne trovata morta con la gola tagliata nella propria camera da letto, all'interno della casa che condivideva con altri studenti. La travagliata vicenda giudiziaria ha visto prima imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito come colpevoli, definitivamente assolti nel 2015, che tornano a parlare della vicenda 10 anni dopo.

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    Omicidio Meredith, 10 anni dopo: le dichiarazioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito

    Sono passati 10 anni dall’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa 22enne inglese trovata morta nell’appartamento in cui abitava a Perugia. Il corpo della vittima fu rinvenuto il 2 novembre 2007, coperto da un piumone in un casolare, che la studentessa condivideva con la Knox e due italiane. Per il delitto sono stati accusati e poi assolti i due amici, all’epoca fidanzati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che oggi tornano a parlare e hanno rilasciato delle dichiarazioni sulla vicenda. Il caso ebbe una grande risonanza mediatica, non solo in Italia, ma anche in America e in Inghilterra ed ebbe un iter giudiziario particolarmente travagliato.

    Omicidio di Perugia, il tweet di Raffaele Sollecito

    Lo studente pugliese di Giovinazzo, Raffaele Sollecito fu accusato insieme alla neo-fidanzata americana Amanda Knox dell’omicidio di Meredith: ritenuto colpevole dalla Corte d’Assise di Perugia nel 2009, fu poi assolto e scarcerato dalla Corte d’Assise d’appello nel 2011 per non avere commesso il fatto.

    Questa mattina, lo studente che all’epoca dei fatti aveva 23 anni, ha scritto un tweet, riferito a quella notte del 1 novembre 2007, in cui la studentessa inglese venne ritrovata senza vita con la gola tagliata.

    “Sono passati 10 anni, eppure niente sembra cambiato. A quest’ora ero felice e spensierato; ad una settimana dalla laurea” così scrive sul social, suscitando diversi commenti.

    Dopo i 4 anni di carcere, per i quali ha chiesto un indennizzo allo Stato di 516mila euro, Sollecito si è laureato in informatica con una tesi dal titolo eloquente “Innocentisti e colpevolisti sul web”. La sua figura non è stata comunque dimenticata: l’anno scorso, seppur tra le polemiche, Sollecito ha preso parte come opinionista di cronaca nera nel programma “Il giallo della settimana”.

    Su Twitter esprime il rammarico per l’ingiusta accusa e parla dei suoi sogni spezzati: “Progettavo di studiare game development in Irlanda, invece, dopo qualche giorno mi accusarono di un omicidio che neppure sognerei mai”.

    Il ricordo di Amanda Knox: “Ho diritto anch’io di piangere l’amica scomparsa

    Amanda Knox

    Anche l’americana Amanda Knox che oggi vive a Seattle dove fa la giornalista al West Seattle Herald, ricorda l’omicidio di Perugia che la vide condannata al primo processo, ma definitivamente assolta in seguito. E’ proprio sul “suo” giornale che scrive di Meredith, la sua ex coinquilina, “la mia amica violentata e assassinata da un ladro mentre era a casa da sola nell’appartamento che abbiamo condiviso a Perugia”.

    Nella lettera la Knox ricorda l’ultima volta che ha visto viva l’amica, quella sera “mentre si infilava la borsa sulla spalla e mi salutava per poi uscire con i suoi amici britannici”.

    Subito dopo esprime il suo rammarico, la sua rabbia per l’ingiusta accusa di omicidio e gli anni passati a difendersi da insulti e minacce. “Le mie memorie su Meredith sono sepolte sotto le orribili foto dell’autopsia, gli insulti verbali e le minacce di morte che ho ricevuto e ancora ricevo, le false accuse, gli anni di carcere che ho sopportato, i processi multipli e i titoli spaventosi”. Aveva dichiarato più volte come il ricordo del carcere la perseguitasse ancora oggi e la sua vita privata fosse di dominio di stampa e paparazzi, come il matrimonio con il cantante Colin Sutherland, celebrato mentre la Knox era in attesa dell’ultima udienza in Cassazione del 25 marzo 2015.

    “Mi deprime sapere che il piangerla mi costi critiche per ogni cosa che io oggi dica o non dica. Ma ancora più deprimente è il fatto che Meredith oggi non sia qui, mentre meriterebbe di esserci. Mi manca e le sono grata per il ricordo dei tempi passati insieme”.

    Ed in effetti, nonostante siano passati 10 anni, la morte di Meredith Kercher rimane avvolta nel mistero. Solo una persona sta scontando il carcere, Rudy Guede, condannato a 16 anni con rito abbreviato. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati definitivamente assolti nel 2015.

    La sorella di Meredith: “Difficile darsi pace senza sapere cosa sia successo”

    Sono ancora tante le domande sul caso di Perugia, le stesse che si pongono ancora i familiari della studentessa inglese. Per molti infatti l’ivoriano Rudy Guede non ha agito da solo, ma di fatto resta l’unico colpevole.

    Amanda e Raffaele vennero arrestati il 6 novembre 2017 insieme a Patrick Lumumba, il gestore di un pub di Perugia dove lavorava la Knox. Lumumba venne scarcerato dopo due settimane per essere totalmente estraneo ai fatti, mentre Sollecito e la Knox vennero condannati in primo grado a 25 e 26 anni. Dopo 4 anni di carcere i due sono stati definitivamente assolti, mentre Rudy Guede, incastrato da un’impronta di sangue sul cuscino di Meredith, è stato condannato a 16 anni per concorso in omicidio e violenza sessuale. Attualmente sta scontando la sua pena nel carcere di Viterbo.

    La sorella di Meredith, Stephanie, tramite il suo legale, esprime la sua delusione: “È difficile darsi pace non sapendo esattamente cosa successe quella sera. Sono delusa dal sistema giuridico italiano in quanto si è contraddetto più volte nelle sue decisioni, e non ha cercato nuove piste investigative”, conclude la sorella che oggi ricorda il triste anniversario.