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Omicidio Marta Russo, vent’anni fa il delitto. La sorella: “Una morte assurda ma giustizia è fatta”

Omicidio Marta Russo, vent’anni fa il delitto. La sorella: “Una morte assurda ma giustizia è fatta”

Vent'anni dopo il delitto della Sapienza, la sorella di Marta Russo, Tiziana, ha scritto un libro per parlare di quella morte assurda e riscattare la memoria della studentessa uccisa da un colpo di pistola nel 1997. L'omicidio di Marta Russo fu uno dei casi di cronaca nera più controversi dell'epoca.

da in Attualità, Cronaca
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    Omicidio Marta Russo, vent’anni fa il delitto. La sorella: “Una morte assurda ma giustizia è fatta”

    Sono passati 20 anni dall’omicidio di Marta Russo, la studentessa uccisa nel 1997 alla Sapienza di Roma. La sorella, Tiziana Russo, ha scritto un libro in cui racconta la storia di Marta e si oppone a chi crede nell’innocenza degli unici responsabili individuati dalla giustizia. A ferire alla nuca Marta Russo fu un colpo di pistola sparato da una finestra dell’Università, mentre la 22enne camminava in un vialetto della città universitaria. Morì dopo 5 giorni in un letto d’ospedale, e da quel momento il suo caso sarebbe diventato uno dei più controversi e discussi della cronaca nera nazionale. Per il delitto della Sapienza furono condannati due giovani noti all’ambiente universitario, Giovanni Scattone e il collega, Salvatore Ferraro.

    Era il 9 maggio 1997, quando la 22enne Marta Russo, studentessa di giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, venne ferita a morte da un proiettile, sparato da un’aula del complesso universitario. La giovane si trovava in uno dei vialetti esterni, con lei un’amica. L’arma, una pistola, secondo alcuni testimoni avrebbe emesso un suono cupo, quasi soffocato, come a far intendere che potesse essere dotata di un silenziatore.
    La vicenda giudiziaria su quello che è noto alle cronache come il “delitto della Sapienza”, ha visto in scena varie ipotesi sul movente, alcune piuttosto suggestive. Dal presunto scambio di persona alla pista terroristica, dallo sparo accidentale al “delitto perfetto”, furono molte le forme con cui si tentò di inquadrare la dinamica dell’omicidio di Marta Russo.
    Nel 2003 la Cassazione condannò due assistenti universitari, Giovanni Scattone (5 anni e 4 mesi per omicidio colposo) e Salvatore Ferraro (4 anni e 2 mesi per favoreggiamento). Un terzo indagato, il laureando Francesco Liparota, venne assolto dall’accusa di favoreggiamento dalla Cassazione. Sulle responsabilità dei due condannati, che da sempre si sono dichiarati innocenti, l’Italia si è profondamente divisa.
    Furono anni di grande sofferenza per la famiglia di Marta Russo, anni in cui la chiave di comprensione di questo delitto compariva a intermittenza.

    Resta ancora uno dei fatti di sangue più controversi e dibattuti degli ultimi decenni, un giallo rievocato per la prima volta dal libro di Tiziana Russo, sorella di Marta.

    A vent’anni dal delitto, la sorella di Marta, Tiziana Russo, rompe il silenzio con un libro sulla vicenda. Il titolo è Marta Russo: Vent’anni senza te, e come ha spiegato l’Associazione Marta Russo, il libro, a cui seguirà una più corposa pubblicazione, tende a definire un inedito punto di vista sul caso: “Con questo primo scritto e il successivo, Tiziana Russo rompe il proprio silenzio per opporsi a chi, in tutti questi anni, ha portato avanti la tesi degli innocentisti che in modo spregiudicato continuano a difendere due pregiudicati condannati in ben cinque gradi di giudizio”.
    Un modo di ristabilire l’ordine in una storia quasi impossibile da comprendere, pagine attraverso cui raccontare e spiegare chi era Marta Russo, in uscita proprio nel ventesimo anniversario dell’uccisione della studentessa.
    E le parole di Tiziana Russo saranno il metro per misurare questo dramma, il mezzo con cui restituire a sua sorella “l’umanità che nel corso degli anni le è stata tolta dal suo ruolo di icona e falso mistero criminale”.
    Nel giorno del ricordo di Marta Russo, Tiziana ha deciso di parlare di quella “morte assurda” per cui afferma: “Giustizia è fatta“.

    Il cuore di Marta Russo non si è fermato quel giorno. Continua a battere nel petto di una donna, a cui fu effettuato il trapianto il 14 maggio 1997, giorno in cui si spense la vita di Marta e che riaccese la sua.
    Colpita da una grave patologia cardiaca, è madre di 4 figli e ha dei nipoti. Il suo nome è Domenica Virzì, oggi ha 48 anni, vive in Sicilia e ha raccontato la sua storia al quotidiano Il Messaggero.
    “Marta mi ha ridato la vita. Non avrei mai pensato di riuscire a vedere i miei nipotini, i miei figli crescere. Dopo l’operazione, quando mi sono svegliata, mi sono sentita subito bene. Stavo bene e ho avuto un unico desiderio: incontrare i genitori di Marta, anche se la legge non consente di sapere chi è il donatore, ma il caso era eclatante e mi hanno cercato anche loro”.
    Sul tema della donazione degli organi si batte l’Associazione Marta Russo, fortemente voluta dalla famiglia e che conta anche sulla collaborazione della donna a cui Marta ha salvato la vita.

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