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Omicidio Dalla Chiesa, dopo 30 anni un ricordo del Generale e della moglie Emanuela

Omicidio Dalla Chiesa, dopo 30 anni un ricordo del Generale e della moglie Emanuela
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    Dalla Chiesa Emanuela Setti Carraro

    Il 3 settembre 1982, 30 anni fa esatti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la sua giovane moglie Emanuela Setti Carraro vennero uccisi in modo brutale da sicari inviati dalla mafia. Una morte “annunciata”, in qualche modo, quella del Generale, come si disse allora e si continua a sostenere oggi. Carlo Alberto Dalla Chiesa era stato un vero eroe della lotta al terrorismo nei bui anni settanta, gli “anni di piombo”, ed era stato inviato a Palermo con procedura d’urgenza dall’allora Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini per combattere la mafia dopo l’omicidio del consigliere regionale del PCI Pio La Torre.

    Ma il Generale, nominato prefetto, venne mandato in Sicilia e lasciato da solo, senza alcun potere specifico o protezioni di sorta, motivo per cui, 100 giorni dopo il suo insediamento a Palermo, il suo assassinio non stupì nessuno, ma fece comodo a molti. Per usare le parole del nostro attuale ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, durante la cerimonia di commemorazione di Dalla Chiesa nella caserma del Comando Legione Carabinieri di Sicilia che ora porta il nome del generale, “La mafia uccise un servitore dello Stato che aveva fatto della lotta alla criminalità la sua ragione di vita”.

    Una vita stroncata la sera di venerdì 3 settembre 1982, quando, a bordo di una A112 guidata dalla seconda moglie Emanuela, sposata solo pochi mesi prima, e scortato dall’agente Domenico Russo, in procinto di andare a cena fuori, Carlo Alberto Dalla Chiesa venne crivellato di colpi da 3 killer sopraggiunti in auto e in moto, alle ore 21:15. Una morte atroce che lo vide perire insieme a colei che aveva donato, con il suo amore e la sua giovinezza, tanta luce nella difficile vita di un uomo “tutto d’un pezzo”, come si diceva di lui.

    Emanuela Setti Carraro era una donna innamorata, una donna coraggiosa che aveva lottato per poter coronare il suo sogno d’amore con quell’uomo di 30 anni più vecchio di lei, già vedovo e con due figli grandi, la popolare conduttrice tv Rita, e il parlamentare Nando. Emanuela Setti Carraro era un’infermiera, figlia di una famiglia della buona borghesia milanese, quanto di più lontano si possa immaginare dalla Sicilia delle lupare, le terra che in pochi giorni aveva imparato ad amare, e che purtroppo divenne la sua tomba.

    Una ragazza bella e intelligente, con tutta la vita davanti, poteva innamorarsi di un suo coetaneo, un altro giovane “bene” delle sue parti. Invece si era invaghita di un vedovo di origine piemontese, un uomo duro, forte, un uomo straordinario. Per lui lasciò un futuro sicuro, protetto, ovattato, per trasferirsi a Palermo, sapendo che forse avrebbe corso dei rischi per la sua stessa incolumità. I due si erano sposati il 12 luglio 1982, dopo che Emanuela era riuscita a rompere gli indugi e la riluttanza di Carlo Alberto, in dubbio fino all’ultimo se fosse giusto legare a sé in matrimonio una donna così tanto più giovane di lui.

    Lei aveva 31 anni, lui 62.

    La notte fatale del 3 settembre, secondo la ricostruzione dell’omicidio, la Setti Carraro fu la prima ad essere colpita dalle raffiche mortali di kalashnikov, mentre il Generale fu trovato abbracciato al suo corpo, probabilmente in un ultimo quanto inutile tentativo di proteggerla. La mafia, si scoprì allora, aveva cambiato modus operandi e codice. A questo punto, con i nuovi boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pippo Calò, mandanti della strage, non venivano risparmiate più neppure le donne.

    Nel nostro piccolo chiniamo la testa davanti a questi eroi civili, facendo nostre le parole del ministro Cancellieri: “Oggi dobbiamo continuare ad agire insieme attraverso il sostegno della società civile, per costruire una coscienza sociale, attraverso una corretta ed equilibrata gestione della cosa pubblica. Ciascuno dalla propria parte dobbiamo continuare a perseguire la linea tracciata da Dalla Chiesa. Sono prima di tutto i cittadini che devono volere il cambiamento, basandolo su principi come legalità, rispetto delle regole. È una battaglia complessa. che richiede impegno da parte di tutti. Ma solo così riusciremo a vincerla”.

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