Omicidio Ashley Olsen: condannato a 30 anni il giovane senegalese

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    Omicidio Ashley Olsen: condannato a 30 anni il giovane senegalese

    Omicidio Ashley Olsen, l’americana uccisa a Firenze l’8 gennaio: è arrivata la condanna a 30 anni per il giovane senegalese Cheik Tidiane Diaw. Così ha deciso la Corte d’Assise di Firenze, riconoscendo anche l’aggravante della crudeltà.L’uomo aveva conosciuto Ashley in un locale dell’Oltrarno fiorentino. Questa mattina la sentenza del tribunale lo ha ritenuto colpevole dell’omicidio. Cheik verrà espulso dall’Italia e dovrà pagare 450 mila euro alla famiglia Olsen.

    Secondo l’accusa dei pm Giovanni Solinas e Luca Turco, tesi accolta dalla Corte di Assise, Ashley venne uccisa nel monolocale in affitto in via Santa Monaca a Santo Spirito l’8 gennaio scorso, di prima mattina, al culmine di una lite con Cheik, con il quale aveva passato la nottata. Venne presa a pugni e calci, la sua testa venne sbattuta due volte contro il muro. Infine la povera ragazza è stata strozzata a mani nude. Dopo aver lottato col suo aggressore quindi la donna è morta per asfissia, fra le 9 e le 15 dell’8 gennaio 2016.

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    Cheik è sempre stato l’unico sospettato dell’omicidio. Venne arrestato dagli agenti della squadra omicidi di Firenze cinque giorni dopo il delitto, nella casa del fratello in via Andrea del Castagno, a Campo di Marte. Al tempo si dichiarò innocente, dicendo di aver lasciato il monolocale di via Santa Monaca alle 11,30, quindi quando ancora la Olsen era viva. Più tardi, dopo un lungo interrogatorio confessò solo di aver spinto la ragazza durante una lite. Il 27enne stamani era presente in aula coi suoi legali.

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    La rosa rossa in tribunale

    In aula c’era anche Walter Olsen, il padre di Ashley e il pittore Federico Fiorentini, compagno della vittima. Presenti anche tanti amici e conoscenti di Ashley, italiani e stranieri, e i due fratelli dell’imputato. I familiari alla fine della lettura della sentenza hanno messo su un tavolo dell’aula una foto di Asley e una rosa rossa.

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    Ashley viveva a Firenze da una decina d’anni. Era arrivata insieme al padre, docente in una scuola americana in riva all’Arno. Amava l’arte e fare lunghe passeggiate con il suo beagle. Aveva preso un appartamento in affitto nel quartiere Oltrarno, quella stessa casa dove è stata uccisa.

    Telecamere e test del dna

    A incastrare il senegalese è stata la prova del Dna e le immagini registrate dalle telecamere della zona di Santo Spirito e San Frediano. Sono state utili anche le testimonianze degli inquilini del palazzo in cui viveva Ashley e quelle delle amiche con cui la statunitense passò l’ultima notte della sua vita al Montecarla, il locale in cui incontrò il ragazzo con cui decise di passare la nottata. Più tardi diventò il suo assassino.