Obbligo vaccini, documentazione già da quest’anno

Il Consiglio di Stato rende obbligatorio presentare la documentazione delle vaccinazioni già a partire da quest'anno scolastico per accedere a nidi e scuole materne. Il Presidente della Regione Veneta Zaia ' rispetteremo il parere del Consiglio'.

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    Obbligo vaccini, documentazione già da quest’anno

    Già da quest’anno scolastico è entrato in pieno vigore l’obbligo di vaccinare i bambini da 0 a 16 anni per l’accesso a scuola, come previsto dalla legge approvata in via definitiva il 28 luglio. E’ quanto specifica un parere del Consiglio di Stato sulla normativa vigente in materia di obbligo vaccinale, reso in risposta a un quesito del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Dopo un lungo tira e molla e toni accesi, il Veneto si era adeguato alla norma nazionale in tema di vaccinazione: Zaia aveva sospeso la moratoria che vedeva posticipare al 2019 il decadimento dell’iscrizione scolastica per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati.

    Zaia : rispetteremo il parere del Consiglio di Stato

    “Il parere al Consiglio di Stato sulle modalità di applicazione della legge nazionale sui vaccini lo avevamo chiesto noi, quindi ne rispettiamo totalmente le conclusioni. Ci riserviamo peraltro di leggerne integralmente i contenuti, aldilà delle anticipazioni avute tramite le Agenzie”.Queste le parole del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, commentando la notizia che il Consiglio di Stato ha indicato che già a decorrere dall’anno scolastico in corso trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai nidi e alle scuole per l’infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione.

    Decreto vaccini, udienza a novembre

    Oggi è stato inoltre reso noto che la Corte Costituzionale ha fissato al prossimo 21 novembre l’udienza per trattare il ricorso della Regione Veneto contro il decreto del ministro Lorenzin sui vaccini. A rendere nota la data è stata l’Associazione dei malati da emotrasfusione e da vaccini (Amev), che sostiene il ricorso della Regione Veneto con un proprio ricorso chiedendo la sospensione dell’efficacia del decreto ministeriale e producendo documentazione su “effetti collaterali e danni da vaccinazioni”.

    Moratoria sui vaccini obbligatori nelle scuole: il Veneto fa marcia indietro

    Il lungo dibattito, costellato di aspre polemiche e duri toni si era concluso con la decisione da parte del Governatore del Veneto Luca Zaia di sospendere la moratoria. La Regione Veneto aveva deciso di rispettare quindi la normativa nazionale così come interpretata dallo stesso ministero, e di introdurre il decadimento dell’iscrizione già da questo anno scolastico. Si era così scongiurata la minaccia di ricorso al Tar da parte del Governo che aveva perentoriamente ribadito come, sebbene la sanità sia una materia in gran parte di competenza sia delle Regioni, la salvaguardia della salute sia compito dello Stato. “La legge sull’obbligo vaccinale è nazionale. Il Veneto è nello Stato italiano e deve rispettare la legge. Dunque invito il presidente Zaia e il direttore Mantoan a rivedere la loro posizione alla luce dei dati epidemiologici e per la sicurezza delle famiglie” aveva accusato la ministra della Sanità Beatrice Lorenzin.

    Vaccini: Salvini, sto con Zaia, FI si occupi di altro

    Le critiche al governatore Zaia erano arrivate anche da altri esponenti politici, come dalle fila del Pd che hanno giudicato “irresponsabile” tale atteggiamento. Stessa linea del ministro Fedeli che non ammettendo proroghe, ha cercato il dialogo coi genitori “che devono essere consapevoli della scelta che fanno”. Unico sostenitore di Zaia è stato il leghista Matteo Salvini che ha parlato di “obblighi sovietici” da parte dello Stato e del nostro paese diventato “cavia delle case farmaceutiche”.

    Obbligo vaccinale in Veneto: lo “strappo” con il governo

    Il governatore della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, d’altronde aveva già mostrato segni di insofferenza rispetto al decreto Lorenzin. Un ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge nazionale in materia di vaccini obbligatori era partito proprio dalla Regione. Il fatto che fosse stato varato un decreto di questo tenore, con una proroga che “salvava” le iscrizioni dei minori non vaccinati, ha intaccato ulteriormente gli equilibri tra governo regionale e nazionale.

    Nello specifico, il provvedimento del Veneto teneva aperte, per altri 2 anni, le porte delle scuole d’infanzia ai bambini la cui posizione vaccinale non era ancora “regolarizzata” e “allineata” alla normativa nazionale. Ciò non escludeva la sanzionabilità dei genitori inadempienti, ma di fatto rinviava l’esclusione dei bimbi.

    Vaccini obbligatori per iscrizione scolastica: il Veneto chiedeva la moratoria

    Il Veneto si era schierato da tempo richiedendo di slittare tutta la documentazione vaccinale per i bambini da zero a sei anni all’anno scolastico 2019-2020, evitando la decadenza dell’iscrizione dagli asili nido e infanzia.

    Il decreto regionale, varato “in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin” a firma del direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, interessava i 10 vaccini obbligatori.

    Veneto: in tema di obbligo vaccinale è un precedente che ha interessato le altre regioni

    Inevitabile la propagazione dello scossone dal Veneto ad altre regioni: la moratoria di 2 anni era arrivata come un colpo a bruciapelo sulla scadenza di presentazione dei documenti di vaccinazione, fissata per l’11 settembre per l’iscrizione a scuola da zero a sei anni e per il 31 ottobre per gli altri gradi d’istruzione, sino ai 16 anni.

    Sono 10 le vaccinazioni obbligatorie, diminuite dopo l’emendamento alle disposizioni che ne prevedevano inizialmente 12.

    E mentre il Veneto ha lottato per la moratoria, la Lombardia ha fatto retromarcia rispetto alla deroga di 40 giorni dall’inizio della scuola prevista da una delibera che sarebbe dovuta passare in Giunta a breve termine. A chiarire la posizione del governo regionale lombardo è lo stesso presidente Maroni, che si è detto contrario a una posizione di contrasto netto al Governo: “Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c’è posizione di conflittualità, vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni”.