Obama concede la grazia a Chelsea Manning, il soldato transgender informatore di Wikileaks

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    Obama concede la grazia a Chelsea Manning, il soldato transgender informatore di Wikileaks

    L’ultimo atto di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti prima del 20 gennaio quando lascerà la Casa Bianca a Donald Trump: ha concesso la grazia a Chelsea Manning, il soldato transgender condannato a 35 anni di carcere con l’accusa di aver passato i file segreti all’organizzazione di Julian Assange, Wikileaks.

    Dopo l’annuncio su Twitter di Julian Assange, che si era detto pronto ad essere estradato in Usa in cambio della scarcerazione di Manning, Barack Obama ha deciso di commutare la pena all’informatore di Wikileaks. Non solo questo, la grazia arriva dopo due tentativi di suicidio del soldato.

    Bradley Manning, così si chiamava prima di diventare una transgender, lavorava come analista dei servizi di sicurezza militari. Nel 2010 consegna a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti sia militari che diplomatici segreti. Viene condannato il 21 agosto 2013 a 35 anni di carcere dal tribunale militare.

    Il giorno dopo la condanna annuncia di sentirsi una donna: cambia il suo nome in Chelsea e chiede di fare la cura ormonale, che inizierà nel 2015. Però viene lasciato nel penitenziario maschile a Fort Leavenworth, in Kansas. Per due volte nel 2016 ha tentato il suicidio e ha fatto lo sciopero della fame, nel tentativo di avere la copertura finanziaria dall’esercito per pagare le spese necessarie a cambiare sesso, un esercito che fino a poco tempo fa non accettava transgender.

    Ora, con la grazia ricevuta dal presidente uscente, sarà liberato il 17 maggio. Dopo aver scontato 7 anni di pena, Manning sarebbe dovuto uscire dal carcere nel 2045. C’è stata grande mobilitazione per la sua liberazione: in primis dall’organizzazione di Assange, e del “collega” Edward Snowden, l’ex consulente della National security agency. Anche lui è in attesa di grazia, ma è fuggito in Russia e non ha mai, secondo la Casa Bianca, mostrato segni di pentimento, come invece Manning. Lui ha riconosciuto i suoi errori e chiesto scusa, sostenendo che inoltre a quel tempo era anche in una fase confusa della sua vita, in cui stava maturando la percezione del cambio di genere.

    I documenti passati a Wikileaks da Manning

    Crearono scandalo e indignazione in tutto il mondo i documenti resi pubblici sulle attività dell’esercito americano nelle guerre in Afghanistan e poi in Iraq. In primis le rivelazioni sugli abusi commessi dagli ufficiali iracheni sui prigionieri: secondo file video e cartacei le truppe americane avevano ucciso civili iracheni e ignorato abusi su prigionieri perpetrati dagli iracheni. Inoltre, le carte trafugate da Manning mostrarono come, sempre nella guerra in Iraq, il numero delle vittime civili fosse decisamente superiore alle stime ufficiali fornite dal governo di Washington, avrebbero ucciso civili in esecuzioni sommarie, ai checkpoint e durante operazioni militari (secondo i documenti erano oltre 15mila civili iracheni in più rispetto alle cifre fornite dagli Usa).

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    Altri dossier passati da Manning invece portarono alla luce i processi sommari ai detenuti nella base di Guantánamo e infine un video che riprendeva l’attacco di un elicottero americano a Baghdad, in cui morirono, tra gli altri, due giornalisti dell’agenzia Reuters. All’epoca, Julian Assange presentando in conferenza stampa il materiale parlò di “sei anni di bagno di sangue in Iraq: uccisioni di civili inermi, persone che avevano perso la vita in incidenti di cui non si era saputo nulla, torture sistematiche sui detenuti da parte dei militari di Baghdad senza l’intervento degli Usa”.

    Il “baratto” di Wikileaks: Assange estradato per Manning libero

    Il 12 gennaio sul profilo Twitter di Wikileaks scrivono che il fondatore Julian Assange è disposto a essere estradato negli Stati Uniti se sarà concessa la grazia al suo informatore Chelsea Manning. Questo nonostante la “chiara incostituzionalità” delle accuse contro Assange.

    Attualmente Assange è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dal giugno 2012, per evitare di essere consegnato alla Svezia, dove è accusato di violenza sessuale. La Svezia, secondo quanto dichiara lui stesso, lo consegnerebbe poi agli Stati Uniti.

    In una nota inviata dai suoi legali, il fondatore di Wikileaks fa sapere che “per far prosperare la democrazia e lo stato di diritto, il governo dovrebbe immediatamente mettere fine a questa guerra agli informatori e agli editori come Wikileaks e me stesso”.

    La richiesta di liberazione è comunque venuta anche da parte di normali cittadini, con migliaia di firme per le petizioni e organizzando sit-in di sostegno. Da molti è considerato un eroe.

    Dolcetto o scherzetto?