“Non sei da sola”: per riconoscere e combattere la violenza contro le donne

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    “Non sei da sola”: per riconoscere e combattere la violenza contro le donne

    “Non sei da sola” è il titolo della campagna di sensibilizzazione e contrasto alla violenza sulle donne avviata dalla Regione Lombardia. Si tratta di un progetto che si muove in modo capillare nel territorio, atto a fornire validi strumenti per riconoscere, denunciare e combattere ogni forma di violenza e sopruso, da quello di natura psichica, a quello fisico, sino alla violenza di tipo economico.

    Il 25 novembre è una data importante nel calendario dell’universo femminile, riconosciuta dall’ONU come Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. In agenda non può assolutamente mancare un’analisi di ampio respiro sul problema, che evidenzia dati allarmanti.

    Gli strumenti di contrasto adottati dalla Regione Lombardia

    La legge 119/2013, cosiddetta sul “femminicidio”, ha istituito un fondo nazionale per sostenere i centri antiviolenza e le case rifugio. Ha introdotto novità significative sulle pene per gli uomini autori di violenze.

    Il 1° agosto 2014 è entrata in vigore la Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011, con la quale la violenza contro le donne è classificata a tutti gli effetti come reato, e non più solo una piaga sociale.

    La Regione Lombardia si è poi dotata di un importante strumento, la Legge regionale 3 luglio 2012, n. 11 (Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza). La legge si propone favorire e promuovere politiche di prevenzione, protezione, sostegno, tutela, inserimento e reinserimento a favore delle donne vittime di violenza, e sostenere le donne che subiscono atti o minacce di violenza, al fine di favorire il recupero dell’autonomia e la riconquista della stima in se stesse, della dignità, dell’integrità fisica e della libertà.

    Il 10 novembre 2015, con delibera n. X/894, il Consiglio regionale ha adottato il Piano quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne 2015/2018 quale strumento di programmazione di lungo periodo che impegna attivamente, nella lotta al fenomeno, diversi attori sociali.

    In questi anni grazie all’intervento e coordinamento regionale le reti territoriali, lo sviluppo delle politiche antiviolenza ha raggiunto obiettivi e risultati significativi: 17.579.867 euro le risorse complessive impegnate al fine di sostenere le attività delle reti territoriali antiviolenza. Quest’ultime passeranno con l’ultimo programma di finanziamento da 13 a 26 entro i primi mesi del 2018, il programma garantirà l’incremento e il sostegno di nuovi centri e case rifugio che passeranno da rispettivamente da 21 a 50 e da 11 a 46 per garantire servizi gratuiti e anonimi a tutte le donne che si rivolgono ai servizi territoriali.

    Il carattere occulto delle violenze domestiche

    Una delle maggiori criticità del fenomeno è il carattere “occulto” delle violenze: se si potesse usare una metafora, sarebbe utile paragonarle a un iceberg per gran parte sommerso la cui percezione, spesso, è ad esclusivo carico della vittima. Significa che gran parte degli episodi violenti si verificano in contesti interni alle mura domestiche, per questo difficilmente intercettabili dall’esterno se non attraverso la denuncia di chi li subisce.

    L’escalation di violenza domestica sembra avere un leitmotiv che ne costituisce il principale connotato e la principale causa di dispersione della punibilità del reato: i più probabili aggressori sono il partner, un proprio ex o un conoscente della vittima.

    È importante sottolineare che il maltrattamento non si estrinseca soltanto nella sfera fisica, ma anche in quella morale e, più in generale, in quella psicologica. L’esposizione a reiterati episodi di violenza compromette in modo severo la vittima.

    Le fasi cicliche della violenza

    La violenza si sviluppa con una certa gradualità sostanziale, il cui percorso è definibile come crescente e, talvolta, ciclico. La recrudescenza del fenomeno si manifesta spesso dopo esordi prematuri che trovano uno sbocco in atti di maggiore intensità e peso specifico a livello penale.

    Il percorso verso l’abisso dei maltrattamenti, spesso, tende ad un climax ascendente di violenze che, potenzialmente, assumono i contorni del delitto. Episodi di tensione latente possono alternarsi a fasi di emergenza in cui dalle minacce verbali è facile passare all’aggressione fisica, sino all’omicidio in una escalation di violenze.

    L’aggressore fa leva sulle aspettative della vittima

    È piuttosto comune che l’aggressore, superata la fase apicale, chieda scusa alla sua vittima, ottenendo, in molti casi, il perdono a fronte di una promessa di non reiterazione delle violenze. Si tratta di un miraggio, coltivato e nutrito dalle vane speranze che il partner possa cambiare e si ristabilisca una situazione di “parità” e non-violenza. Questo è uno degli ingranaggi su cui si assesta la continuazione di relazioni pericolose, che tengono per lungo tempo (talvolta anni) le donne sotto scacco, prede di un rapporto malato.

    Violenza domestica e sensi di colpa: sabbie mobili che intrappolano la vittima

    Il senso di colpa della vittima, su cui fa leva chi compie violenze, diventa humus in cui riaffiora continuamente la prospettiva di una seconda possibilità da dare al partner. Ci sono casi in cui la donna difficilmente riconosce di essere soggetta a maltrattamenti, talvolta sorvola su alcuni episodi al fine di preservare il margine minimo di stabilità e serenità che crede sostenibile.

    Sentirsi in colpa, nascondere agli altri ciò che si subisce, non lenirà il tenore delle gravi condotte, ma rischierà, giocoforza, di innescare pericolosissimi meccanismi di disagio psicologico da cui diventa sempre più difficile riemergere.

    Violenza sulle donne, una delle principali cause di morte nel mondo

    La violenza non ha età, sesso, livello d’istruzione o classe sociale. Non segue alcuna regola d’inquadramento e classificazione, sia per chi la mette in atto sia per chi la subisce. Si tratta di una delle principali cause di morte delle donne nel mondo, una vera e propria violazione dei diritti umani fondamentali.

    Violenza sulle donne in Italia: i dati della Lombardia

    La situazione italiana restituisce una fotografia piuttosto allarmante: ogni tre giorni una donna viene uccisa dal partner o da un suo ex e la Lombardia anche per popolosità è fra le regioni con un’incidenza maggiore del fenomeno

    Per fortuna in Lombardia – stando a quanto rilevato dall’osservatorio regionale antiviolenza avviato in collaborazione con i centri a partire dal 2014 – è in incremento costante il numero di donne che si rivolgono ai servizi esistenti per chiedere un aiuto e un sostegno: sono 16.798 le donne che a partire dal 2014 si sono rivolte ad un centro antiviolenza, 3.737 solo nei primi sei mesi del 2017.

    I dati raccolti e trattati in forma anonimizzata restituiscono anche una fotografia molto trasversale rispetto a chi sono le donne che subiscono violenza o si ritrovano in una relazione violenta.

    Quasi i due terzi (62%) delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza (Fonte: Rapporto annuale 2016, Osservatorio regionale antiviolenza) sono italiane.

    Le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza sono soprattutto donne adulte (più della metà ha tra i 35 e i 54 anni e l’età media è di circa 40 anni), coniugate (circa 43%), con figli/figlie, spesso minorenni (il 61% di chi ha figli).

    Più del 40% non ha un proprio reddito da lavoro, e comunque il reddito disponibile è nella grande maggioranza dei casi molto basso e non tale da garantire una sufficiente autonomia dal punto di vista economico, per tale motivo Regione Lombardia ha messo in campo un programma specifico per sostenere il percorso di autonomizzazione per le donne prese in carico dai centri antiviolenza

    Il primo passo verso la salvezza: rivolgersi ai servizi sul territorio

    A conferma della prevalenza del contesto familiare e di coppia nella violenza sulle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza della Lombardia, fra gli autori dei maltrattamenti indicati figurano soprattutto il partner (coniuge, convivente o fidanzato), per un totale del 68% dei casi in media nei due anni considerati dai rapporti annuali dell’osservatorio regionale antiviolenza (2015-2016).

    Cresce la quota di donne che sono in contatto con almeno un soggetto della Rete territoriale antiviolenza – 26 a copertura di tutto il territorio lombardo – il che testimonia che le Reti antiviolenza nei territori funzionano e c’è sempre meno reticenza per le donne a rivolgersi con fiducia anche alle Forze dell’Ordine indicati dal 35,5% come soggetti che hanno fornito un primo contatto.

    Per saperne di più sui servizi attivati e dove trovare il centro antiviolenza più vicino: www.nonseidasola.regione.lombardia.it/

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