Natale 2016

No alle spose bambine: intervista a Veronica Lattuada

No alle spose bambine: intervista a Veronica Lattuada
da in Cronaca
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    spose bambine

    Il fenomeno delle spose bambine in India, e non solo, è una realtà che troppo spesso tendiamo a dimenticare volontariamente o meno. Noi di Pourfemme non vogliamo girare la testa dall’altro lato! Per vederci chiaro abbiamo raccolto la testimonianza di Veronica Lattuada (direttore territoriale CIAI per l’Asia meridionale), leggete cosa ci ha raccontato.

    Perché, se i matrimoni infantili sono illegali dal 2006, la situazione in India è ancora così drammatica? Che pena è prevista, se è prevista, per chi non rispetta la legge in questo ambito?

    L’India è un paese molto vasto e complesso, pieno di contraddizioni. Non solo l’India ha emanato il “Child Marriage Prohibition Act”, ma ha anche redatto delle linee guida a livello nazionale per combattere il fenomeno dei matrimoni precoci (National Strategic document on prevention of child marriages)
    Purtroppo siamo di fronte a una pratica socio-culturale che ha radici lontane nel tempo e che quindi può essere cambiata non solo con una legge, ma con un lavoro costante, insieme alle comunità e alle istituzioni, con le famiglie e i ragazzi – maschi e femmine – affinché abbiano consapevolezza delle conseguenze nefaste che i matrimoni precoci comportano. Questo è l’obiettivo del progetto “No alle spose bambine” che CIAI realizza insieme un partner locale, l’ associazione indiana Butterfly -www.butterflieschildrights.org.
    Chi non rispetta la legge è punibile con la carcerazione fino a due anni di carcere e/o una multa.

    Che atteggiamento hanno le donne indiane di fronte a questo fenomeno? Quanto è radicata in loro questa realtà?

    Molte ragazze non sanno o non sono consapevoli appieno dei loro diritti; tra quelle che sono consapevoli e informate, alcune non hanno il potere per cambiare le cose, altre si mobilitano e addirittura diventano attiviste per tutelare i diritti delle donne. Sul canale Youtube di Ciai è possibile ascoltare le testimonianze di alcune ragazze che sono riuscite ad evitare per se stesse un matrimonio combinato e precoce, e di una donna che, costretta a sposarsi adolescente, dopo essere rimasta vedova ha fatto molto per occuparsi della sua famiglia e delle sue figlie, promuovendo i diritti delle donne. Le voci di Anjali, Jothimani e Ramana, seguite da CIAI e Butterfly, ci hanno incoraggiato a proseguire con questo progetto che coinvolge, fin dalla scuola, sia bambine che i bambini.

    In che modo l’istruzione può arginare questa situazione?

    L’istruzione da sempre è per CIAI il primo tassello da cui partire per offrire ai bambini delle opportunità e consapevolezza dei propri diritti. Vari studi hanno provato che una donna istruita contribuisce in modo significativo a ridurre la povertà e a garantire benessere per se stessa e i propri figli. Nel caso di questo progetto, bambine, bambini e adolescenti riceveranno supporto alle loro tradizionali attività scolastiche per diffondere una cultura dei diritti contro la discriminazione di genere; verranno inoltre realizzati biblioteche e centri giovanili e saranno promosse attività educative e campi estivi.

    Le ragazze più grandi potranno frequentare corsi di formazione professionale con possibilità di stage e impiego nel settore della sartoria, della cucina e ristorazione nonché della fisioterapia ayurvedica. I beneficiari di questo progetto, in totale 780, vivono infatti alle Isole Andamane, una zona turistica in via di sviluppo.

    Quali sono i risultati ottenuti da CIAI fin ora?

    Questo progetto è nato nel 2008 dopo lo tsunami e ha un approccio basato sui diritti che valorizza il ruolo e la partecipazione degli stessi bambini all’interno della loro comunità: in questi anni di interventi i bambini e i ragazzi si sono molto responsabilizzati e hanno fatto emergere richieste di aiuto contro un sistema diffuso di violazione dei loro diritti, in alcuni casi di violenza all’interno della famiglia e della scuola. Grazie allo staff locale di progetto, sono stati evitati alcuni casi di matrimonio infantile e denunciati casi di abuso sessuale.

    Sappiamo che dare il nostro contributo è molto semplice basta inviare un sms al 45505 entro il 12 aprile.
    Ma quali sono gli altri gesti di solidarietà con cui si può concretamente dare una mano per garantire un futuro migliore a queste bambine?

    Oltre alla donazione tramite numero solidale – 2 euro da cellulare o 2 o 5 euro da rete fissa – si può attivare un sostegno a distanza per garantire istruzione, cure e protezione a tutti questi bambini.
    Ad oggi abbiamo 600 famiglie italiane che sostengono altrettanti bambini: grazie a questa campagna, mirata al fenomeno dei matrimoni precoci, speriamo di essere in grado in futuro di accompagnare nella crescita fino alla maggiore età sempre più bambini e adolescenti. Un sostegno a distanza richiede un impegno annuale di 310 euro all’anno: chiunque voglia informazioni può visitare il sito www.ciai.it

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