Napoli, la camorra usa i bambini per confezionare e spacciare la droga

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    Napoli, la camorra usa i bambini per confezionare e spacciare la droga

    Nell’ultima indagine dei carabinieri di Napoli sul clan Elia, roccaforte nel rione del Pallonetto a Santa Lucia e nell’area a ridosso di piazza del Plebiscito e del Borgo Marinari, è emersa una realtà agghiacciante: gli indagati usavano i bambini, tutti di età inferiore ai 14 anni e dunque non imputabili, per confezionare le dosi di droga o per consegnarle agli acquirenti. Il gip partenopeo ha emesso 45 misure cautelari nei confronti dei presunti appartenenti al clan camorristico.

    La cosca esigeva anche la tangente a un ristoratore, costretto dai capo clan a continui regali, e imponeva estorsioni anche ai gestori delle piazze di spaccio. Gli inquirenti hanno ricostruito l’organigramma della cosca che controlla gli affari illeciti tra piazza del Plebiscito e via Santa Lucia.

    Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio di droga, estorsioni e detenzione e porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso.

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    I bambini soldato e i baby spacciatori

    I minori usati dalla camorra rappresenta un triste fenomeno che si è diffuso a partire dagli anni ’80. I clan camorristici ricorrono al lavoro dei bambini che hanno meno di 14 anni proprio perché non sono imputabili. Sono davvero tanti i casi, molti anche piuttosto recenti, di minorenni che vengono utilizzati nelle operazioni militari dei clan. Numerose indagini e inchieste hanno documentato l’impiego di adolescenti come vedette o trasportatori di armi. Molti vengono usati per nascondere le armi o per usarle senza alcuno scrupolo. Il celebre scrittore e saggista napoletano Roberto Saviano ha scritto anche un libro su questo terribile fenomeno intitolato La paranza dei bambini.

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    Una 17enne napoletana ha raccontato che i “minorenni se sono di fiducia possono anche tenere il ricavato delle piazze di spaccio ma se c’è un conto sbagliato, anche se loro non c’entrano niente, vengono picchiati come se fossero adulti”. I clan stabiliscono anche un prezzario con un budget settimanale che può andare dai 1500 euro, 2mila o anche 3mila per uno spacciatore, mentre un palo guadagna circa 150 euro al giorno. Chi invece detiene le armi guadagna di più perché è richiesta responsabilità. C’è anche un prezzario per uccidere. L’operatrice sociale napoletana Gina Bonsangue ha rivelato che le famiglie spesso se non sono complici sono silenti. “A volte è la famiglia che li avvia o che li sfrutta – ha detto Gina -, in altri casi sono i ragazzini che vivendo in famiglie molto povere e contesti degradati, subiscono il fascino di questi personaggi della criminalità organizzata. I bambini vengono pagati profumatamente e i soldi li portano in casa contribuendo al bilancio familiare”.

    Un fenomeno davvero abominevole e agghiacciante che deve essere combattuto con più forza e debellato al più presto dalle istituzioni locali, regionali e nazionali.