Mosul, i bambini tornano a scuola: simbolo della speranza che non muore

A Mosul c'è una luce che non si spegne: è la voglia di vivere dei bimbi che sopravvive agli orrori della guerra. Una spinta verso il futuro che si fa strada anche dove il presente sembra un campo minato in cui perdere, e perdersi. Oggi, nonostante molti di loro siano diventati uomini prima del tempo, tornano a sorridere timidamente tra i banchi di scuola. Perché la vita, nonostante tutto, non la si può imprigionare.

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    Mosul, i bambini tornano a scuola: simbolo della speranza che non muore

    A Mosul i bambini tornano a scuola, e sono il simbolo della speranza che non muore. Lontani dalle vacanze estive e dalla spensieratezza dei coetanei in Occidente, non conoscono la paura che arrivi presto il suono della prima campanella. Quel rumore metallico è per loro la chiamata la vita, il ritorno a una normalità spezzata dalla mano assassina di Isis nel cuore della loro città. Tornano a sorridere, anche se timidamente, e aspettano tra i libri che la luce si faccia strada nei loro occhi.

    Isis aveva fatto chiudere tutte le scuole

    Sembra quasi impossibile, in una delle aree più nevralgiche del mondo, martoriata dalla violenza e da crimini indicibili, che ci sia un posto anche per il sorriso. Eppure è così, e a dimostrarlo sono i volti della rinascita di bimbi cresciuti troppo in fretta per necessità, rimasti piccoli nel loro intimo sogno di una vita normale.

    Tre anni fa tutto si è fermato a Mosul, capoluogo del governatorato di Ninive a nord dell’Iraq. Nel 2014 la città è finita sotto il controllo di Daesh, il sedicente Stato Islamico meglio noto alle cronache internazionali con il sinistro acronimo Isis.

    I miliziani del Califfato avevano messo a ferro e fuoco l’intero centro abitato, radendo al suolo edifici, chiudendo scuole, aprendo le porte alla paura e al jihad. Per i bambini di Mosul andare a scuola era ormai un lontano miraggio, una realtà congelata in un passato non troppo remoto che sembrava quasi un’utopia. L’Isis aveva disposto la chiusura di ogni Istituto scolastico, ma oggi qualcosa è cambiato.

    Prima campanella dopo 3 anni

    La campanella torna a suonare dopo tre anni, dopo l’orrore di una guerra consegnata alle mani di un popolo inerme, quando l’unica vita da vivere era quella imposta dai jihadisti. Gran parte delle scuole che animavano la città prima del 2014 non esiste più. Ma la perdita delle infrastrutture basilari perché si torni a studiare non inficia in alcun modo la voglia di crescere e imparare.

    Isis è stato sconfitto nei primi mesi del 2017 a Mosul, perdendo, di fatto, l’egemonia su quel territorio. La campanella suona di nuovo, in strutture di fortuna, accampamenti improvvisati e tra i banchi decrepiti di ciò che resta delle scuole.

    I maestri erano stati allontanati, privati del diritto ad esercitare il loro lavoro e il loro ruolo soppiantato da soldati armati sino ai denti, insegnanti di odio e di perdizione.

    Tornare a scuola dopo l’orrore: così l’Iraq si riprende un pezzo di futuro

    Dopo la chiusura forzata delle scuole, dal 2014 i bimbi venivano tenuti in casa dalle loro famiglie, e per gran parte di loro la carriera scolastica si è interrotta allora. L’Iraq ha deciso di rispondere in modo razionale alla destabilizzazione portata dal regime di Daesh, organizzando un ciclo di esami utili a “rimettere” in carreggiata gli allievi che da anni sono lontani da scuola. Chi supera le prove avrà diritto di accesso alla classe pertinente alla sua età, altrimenti si partirà poco più indietro.

    Così il governo iracheno reclama la sua autorità sull’educazione dei minori. Le scuole elementari hanno riaperto battenti pochi giorni fa, ed è stata una vera festa: basti pensare che per l’occasione i bimbi hanno indossato i loro vestitini migliori, alcuni con la cravatta, le femminucce con un delizioso gonnellino.

    Il racconto di un insegnante di Mosul

    Ahmed Abdul Aziz al-Jabouri, insegnante di educazione artistica, parla ai microfoni della radio statunitense National Public Radio, e spiega come sia davvero difficile riprendere in mano la situazione a livello didattico: mancano quaderni, libri, persino penne e matite. Tutto è razionato, ma ci si muove per avere di più e migliorare le condizioni dei nuovi “istituti”.

    Da qualche parte manca l’acqua corrente, gli impianti elettrici sono danneggiati e in alcuni casi persino fuori norma, alcuni si aggiustano come possono in corridoio, altri in cortile, purché si ricominci.

    Per il loro primo giorno di scuola, che è il primo giorno del ritorno alla vita, ai bambini è stato chiesto di portare un fiore da piantare nella nuda terra che li circonda: ogni piccolo germoglio sarà il sintomo di un futuro migliore.