Moda: la pubblicità si serve dell’eros

Moda: la pubblicità si serve dell’eros
da in Intimità, Style
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    La provocazione sembra entrata ormai dappertutto anche nella moda, la pubblicità, ad esempio è solo uno dei tanti mezzi per permettere agli stilisti di far conoscere le proprie creazioni. Da A-style a Sisley, fino all’ultima nata American Apparel, la lista di griffe che propongono il binomio moda-provocazione è lunghissima. Voi cosa ne pensate?

    Quella del business è una guerra senza esclusione di colpi, e quando si tratta di attirare l’attenzione del pubblico la moda se ne inventa di tutti i colori. Per questo, quando ormai la classica donna oggetto che pubblicizza un prodotto, è talmente inflazionata da non fare più effetto, si punta ancora più in alto fino a toccare il limite della trasgressione o della censura.

    Basta pensare a Dov Charney, classe 1969, è l’eccentrico Ceo di American Apparel, una società di moda low cost che una politica di marketing molto aggressiva con immagini di ragazze in pose provocanti ai limiti dell’eccesso. E infatti quest’idea ha funzionato.

    Via via che il fatturato saliva le campagne pubblicitarie si sono spinte sempre più in là. Protagoniste delle foto sono ragazze appena maggiorenni, e questo è costato a Ceo non poche polemiche.

    Gli abiti diventano letteralmente di secondo piano per lasciare spazio a ragazze in equivocabile posa.

    Stessa cosa hanno fatto altre griffe, anche a livelli più alti, giocando costantemente sul filo della provocazione più o meno esplicita.

    Nulla in confronto al video di Diesel, che alla fine faceva anche sorridere, ora la moda trasmette messaggi non più velati o sottointesi ma completamente chiari e alla luce del sole. Favorevoli o contrari?

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