Natale 2016

Minori stranieri non accompagnati, fenomeno in crescita: cosa stiamo facendo per contrastarlo?

Minori stranieri non accompagnati, fenomeno in crescita: cosa stiamo facendo per contrastarlo?

Tra la legge Zampa e una piattaforma internazionale per lo scambio d'informazione si spera in un futuro migliore

da in Attualità, Minori scomparsi
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    Minori stranieri non accompagnati: un fenomeno che non si arresta. Più di 1000 da gennaio

    Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati non si appresta a diminuire. Dall’ultimo rapporto semestrale delle persone scomparse, presentato a fine ottobre al Viminale dal Commissario Straordinario delle Persone scomparse, Vittorio Piscitelli, è emerso come dal primo gennaio 2016 al 30 giugno 2016, i minori allontanatisi dalle strutture d’accoglienza siano 1.087. Ne sono stati ritrovati solo 81, ovvero il 7,4%, che non si discosta da quella registrata lo scorso anno. Ne avevamo parlato a maggio di quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale dei bambini scomparsi, denunciando il fenomeno, troppo spesso sottovalutato, e le immense vulnerabilità a cui sono soggetti questi minori, che rischiano d’entrare in giri di sfruttamento, dal lavoro nero sottopagato fino alla prostituzione. Cos’è stato fatto in questi mesi? Cos’è cambiato? Quali sono le novità sul fenomeno?

    I dati riguardanti gli arrivi non sono sempre univoci: “Nel 2016, secondo le stime di Save The Children sono arrivati in Italia, 22500 minori, la maggior parte, circa 20.000, non sono accompagnati – ci racconta Michele Prosperi di Save the ChildrenQuesto è un numero doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Quelli che hanno affrontato da soli il viaggio rappresentano quindi una cifra molto significativa e indicativa di un fenomeno che non tende ad arrestarsi ma che è invece sempre più una costante”.

    L’Italia è preparata a gestire un fenomeno di queste proporzioni? Il sistema d’accoglienza e protezione deve poter rispondere alle specifiche esigenze dei minori che sono molto diverse anche solo in base alla regione di provenienza. Se guardiamo i paesi d’origine dei minori, anche quest’anno, sono soprattutto l’Eritrea, l’Egitto e la Somalia, seguiti poi dall’Africa Subsahariana o Occidentale, come il Mali, il Gambia e la Costa d’Avorio. Le motivazioni che stanno dietro a questi spostamenti sono molto diversi: “I minori provenienti dall’Africa Subsahariana vedono spesso l’Italia come un punto d’arrivo anche perché non hanno le risorse per proseguire il viaggio – dichiara Michele Prosperi di Save the Children – vengono inseriti nelle Comunità per Minori, sperando di poter intraprendere il loro percorso d’integrazione con la scuola e il lavoro. Quelli che invece provengono dal Corno d’Africa o afghani, palestinesi o siriani, vogliono raggiungere altri paesi europei, spesso per ricongiungersi con un familiare lontano, uno zio, o anche un genitore. In molti casi non si fidano delle procedure di ricongiungimento familiare perché sanno essere molto lunghe, anche più di un anno, e possono fallire. Hanno chiara l’urgenza di raggiungere il loro obiettivo perché hanno paura che si chiudano le frontiere. Per questo scappano nella quasi totalità dai centri d’accoglienza del Sud per raggiungere grandi città come Roma e Milano nella speranza di poter poi passare le frontiere”.

    Quali misure sono state prese per fronteggiare questa fuga dai centri? “Le attività di ricerca proseguono su tutto il territorio e abbiamo avviato un protocollo che abbiamo messo in atto, soprattutto su Roma, che sta vivendo una situazione d’emergenza- afferma il Commissario Straordinario Vittorio Piscitelli – Stiamo cercando degli indicatori per poterli avvicinare in maniera soft, per far capire loro che possiamo e vogliamo aiutarli, grazie al nostro sistema di tutele di cui possono godere, siamo anche disposti ad assisterli nel reperimento delle risorse per poter proseguire il loro viaggio verso altri paesi d’Europa”.

    Il viaggio di alcuni di questi minori non è durato infatti qualche settimana, ma anche mesi e anni, spesso attraversando il deserto e scappando per motivi politici, come i gambiani e i somali, oppure nascondendosi per diverso tempo per trovare i soldi e proseguire nel loro percorso. “I minori in transito sono sempre in contatto con i trafficanti per poter comunicare con le persone che le stanno supportando in questo viaggio – riporta Prosperi di Save the Children – Dal momento dello sbarco, massimo uno o due giorni cercano un biglietto del treno per raggiungere le seconde città d’approdo, Roma o Milano. Devono trovare da mangiare e dormire e tutto ciò li rende vulnerabili”.

    In particolare Roma sta vivendo un momento d’emergenza: moltissimi minori non accompagnati eritrei in queste ultime due settimane si sono riversati nella capitale, vivendo e dormendo per strada: “Noi di Save the Children li abbiamo incontrati e invitati al nostro Centro Civico Zero. A Milano ad esempio i minori stranieri non accompagnati in transito vengono accompagnati in strutture temporanee d’accoglienza dei migranti nella stessa situazione mentre a Roma ad esempio questa possibilità non c’è. Se un ragazzo non accetta di essere identificato e portato in un Centro per minori non può avvalersi di queste strutture – continua Prosperi – Nel capoluogo lombardo molti tornano perché sono stati respinti, altri si fermano a Como, e sono comunque in attesa di trovare un modo per passare la frontiera, oggi sempre più difficile da attraversare”.

    Nonostante gli sforzi delle autorità, sembrano esserci ancora dei problemi gestionali per un fenomeno che non può più essere trattato solamente nell’ambito dell’emergenza: “C’è una doppia mancanza nei confronti di questi minori: dalla parte italiana non esistono gli strumenti adeguati per fornire la protezione specifica che loro richiedono – sottolinea Prosperi – Deve esserci infatti la possibilità di tutelarli anche in questa fase d’invisibilità rispetto al sistema”.

    A ogni zona la sua fragilità.

    Un’altra specifica vulnerabilità è infatti quella dei giovani ragazzi egiziani che cercano subito di raggiungere Roma e Milano dove ci sono due grosse comunità, con le quali sono in contatto e verso le quali si avviano spesso con la promessa di un lavoro: “Che si rivela spesso vana, ma che a loro serve per ripagare i debiti di viaggio, spesso sotto ricatto dei trafficanti – riporta Save the Children – Anche quelli che vivono nei Centri hanno necessità quindi di trovare una fonte di sostentamento e il rischio qui è lo sfruttamento lavorativo: ad esempio li vediamo spesso negli autolavaggi, nei mercati generali, nei ristoranti, nei negozi di kebab; poi ci sono le attività illegali e per alcuni purtroppo anche la prostituzione”.

    Come avevamo sottolineato con il Presidente del Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, esiste purtroppo un sistema che sfrutta la loro fragilità rispetto al percorso d’integrazione. Ed è proprio in questo processo la nuova sfida per chi vuole tutelarli: le associazioni chiedono infatti di poter intervenire con percorsi d’alfabetizzazione o di aiuto nell’inserimento lavorativo.

    Il 25 maggio, ad Amsterdam, nel semestre di presidenza olandese, è stata presentata la proposta di sviluppare una piattaforma europea sulle persone scomparse per migliorare la cooperazione e favorire lo scambio di esperienze tra gli stati membri, tra cui quelli dell’area Schengen. Lo scambio d’informazione transfrontaliero sarebbe un valido aiuto per poter fronteggiare il fenomeno dei migranti, e sarebbe fondamentale nei confronti dei minori stranieri: “Gli olandesi si sono fatti portavoce di questa proposta che noi abbiamo subito condiviso – commenta Vittorio Piscitelli – non ho più avuto riscontro sull’esito che ha avuto e sta avendo il progetto. So che doveva essere inoltrata a Bruxelles, noi ne abbiamo riscontrato l’assoluta necessità, anzi l’indispensabilità, per poter scambiare i dati online con i parenti delle vittime in tempo reale, per dare loro notizie sulle persone che sono arrivate in Italia, per sapere se sono vive, se stanno bene, oppure se sono solo passate di qui per andare poi altrove”.

    Anche il Parlamento sembra aver intercettato l’importanza di un sistema di tutela straordinario che deve diventare prassi. Nel 2013 dopo i terribili naufragi di Lampedusa, Save The Children ha sviluppato una proposta di legge per i minori stranieri non accompagnati che poi è stata sostenuta da tante altre associazioni, e che ha trovato come prima firmataria l’onorevole Sandra Zampa del PD, il cui iter in commissione ha concluso il suo esame a fine ottobre: “Questa legge è fondamentale perché prevede dal primo momento dello sbarco una corretta valutazione dell’età, un sistema d’accoglienza strutturato con un numero di posti e uno standard adeguato, con la giusta copertura economica per chi offre questo servizio, la promozione dell’affido familiare, la tutela legale collegate al piano anti tratta e sfruttamento – commenta Michele Prosperi - Tutto questo per poter usare con la massima efficienza le risorse disponibili che spesso con un approccio emergenziale vengono spese in modo non ottimizzato”. Le “Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” (1658), è stata discussa il 24 ottobre per poi essere approvata dalla Camera ed essere passata in discussione al Senato. Nella legge viene anche introdotto l’importante divieto di respingimento alle frontiere di un minore straniero non accompagnato (Msna, ndr), senza contare l’istituzione di un sistema informativo nazionale dei Msna, estendendo di fatto pienamente l’accesso ai servizi del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – SPRAR, oltre a specifiche misure per l’obbligo scolastico e formativo da parte dei minori, anche mediante convenzioni volte a promuovere specifici programmi di apprendistato (art. 14) e garanzie processuali e procedimentali a tutela del minore straniero

    L’auspicio è anche quello di un maggiore coinvolgimento dell’Europa: “Come ha sottolineato il nostro Presidente, con la stessa solerzia con cui sono pronti a sanzionarci per i bilanci, ci aspetteremmo che lo stesso trattamento venga rivolto a quei paesi che non accolgono i profughi – commenta Vittorio Piscitelli – mentre qui è un po’ più lenta, per non dire assente. Tutto ciò per aprire anche ad altri paesi, perché noi non possiamo accettarli tutti. Siamo la porta d’ingresso dell’Europa e quindi li accettiamo ma non possono rimanere nel nostro territorio per sempre. Hanno interesse ad andare in Germania ma anche ad esempio oltre l’Europa, nei paesi scandinavi, anche perché sanno che l’Italia è già satura”.

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