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Minori scomparsi, che fine fanno 10 mila bambini? Serve un sistema di tutela internazionale

Minori scomparsi, che fine fanno 10 mila bambini? Serve un sistema di tutela internazionale
da in Minori scomparsi
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    Minori stranieri scomparsi nel "nulla": l'inchiesta su Pourfemme.it

    Non è più solo un problema d’immigrazione, non si tratta più d’emergenza umanitaria, o meglio, non solo. Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, che di fatto spariscono in territorio europeo è un problema pressante che deve riguardare sempre di più la comunità internazionale, non solo quella italiana, che deve comunque affrontare uno dei flussi più ingenti. Ne avevamo parlato il 25 maggio, in occasione della Giornata internazionale per i bambini scomparsi, insieme a Vittorio Piscitelli, Commissario straordinario per le persone scomparse, Ernesto Caffo, presidente del Telefono Azzurro e Patrizia Trapella, avvocato esperto di queste tematiche. Anche la BBC, nella giornata di ieri, ha pubblicato un articolo che s’interroga sulle motivazioni che portano i minorenni non accompagnati a sparire dalle maglie ufficiali della registrazione, impedendo di fatto un intervento mirato alle loro esigenze.

    La BBC ha interpellato Delphine Moralis, segretario generale di Missing Children Europa: “Alcuni di loro sono stati mandati dai genitori nella speranza di avere una vita migliore – racconta nell’intervista – altri sono stati separati dai loro genitori per mano dei trafficanti per poterli controllare e alcuni hanno perso i loro genitori nel caos”. Nel 2015, la relazione di Missing Children Europe parlava del 91% di ragazzi di sesso maschile, di cui il 51% dall’Afghanistan, ma ora il profilo sta cambiando, come ci aveva raccontato il presidente del Telefono Azzurro, Ernesto Caffo: il numero di bambine sta aumentando e si è arrivate anche a registrare arrivi di bambini di solo 4 anni.

    Cosa succede davvero a questi bambini? Al momento nessuno lo sa con certezza, ed è quello che abbiamo denunciato ed è dove deve intervenire la comunità internazionale. Il rischio è reale sono fenomeni legati alla prostituzione e alla schiavitù, come la storia che viene riportata di Gulwali Passarlay, all’epoca ragazzino di 12 anni, separato dal fratello immediatamente dai trafficanti, che ha impiegato quasi un anno per arrivare in Gran Bretagna. Dopo essere arrivato al confine turco è salito su una barca con 120 persone a bordo che naufragò poco dopo. Salvato dalla guardia costiera arrivò in Grecia dove gli venne data la terribile notizia: avrebbe dovuto lasciare il paese entro un mese. Sapendo che suo fratello era riuscito ad arrivare in Gran Bretagna, Gulwali ha fatto quello che fanno tantissimi ragazzi: ha lasciato il campo profughi ed è scomparso. Ha vissuto per mesi nell’ombra, lui e altri ragazzini, cercando di rimanere nascosti dalla polizia.

    Alcuni di loro, racconta nella testimonianza, si sono addirittura tagliati le falangi delle mani per non essere identificati e poter raggiungere i propri cari. Dopo diversi tentativi, è riuscito da Calais ad arrivare miracolosamente da suo fratello, ma ha impiegato 5 anni per ottenere lo status di rifugiato.

    Questa testimonianza apre infatti due problematiche. La prima riportata anche dall’avvocato Patrizia Pratella, nell’approfondimento che abbiamo condotto, ovvero, i lunghi tempi burocratici legati al riconoscimento: “Pensiamo ad esempio all’iter burocratico, legato all’attesa del riconoscimento dello stato di rifugiato, quasi mai è inferiore a un anno. In questi casi di ragazzi vulnerabili esiste il rischio di essere inseriti nei circuiti della criminalità organizzata, come la prostituzione, lo spaccio di droga, l’accattonaggio o peggio ancora il traffico d’organi. L’allarme è sulla carenza di una normativa europea che preveda delle linee guida e delle norme uniformi su questa problematica”. L’altro punto è stato sollevato dal Commissario Vittorio Piscitelli, sostenendo che bisogna fare in modo che i minori riconoscano nelle forze dell’ordine un aiuto non un ostacolo al ricongiungimento con i propri cari, ma questo deve essere sostenuto da accordi internazionali, oggi più che mai.

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