Minori rapiti da un genitore: l’incubo di Sabrina portata in Egitto dal padre

Sabrina, 11 anni, figlia di un’italiana e un egiziano è stata vittima come tanti altri minori del kidnapping familiare, ossia del rapimento da parte di un genitore. A 5 anni è stata portata in Egitto e non ha più visto sua madre. La mobilitazione del Governo ha riportato la bambina a casa che oggi scrive il libro “Cinque anni e mezzo senza mia mamma”.

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    Minori rapiti da un genitore: l’incubo di Sabrina portata in Egitto dal padre

    Sabrina oggi è una ragazzina di 11 anni e nella sua breve vita ha fatto i conti con un’esperienza drammatica: quando aveva 5 anni è stata rapita da suo padre e portata in Egitto. Ha vissuto lontano dalla sua mamma e dalla sua terra per metà della sua esistenza, vittima come i tanti minori sottratti da uno dei genitori, quei figli di coppie di nazionalità diverse che vengono sequestrati e nascosti da uno dei due genitori, e le loro storie diventano, spesso, guerre tra stati.

    Sabrina: i suoi “cinque anni e mezzo senza mamma”

    La piccola Sabrina è figlia di una donna italiana e di un uomo egiziano. A 5 anni viene rapita da suo padre e portata in Egitto. Viene sottratta con l’inganno dalla sua casa di Milano, strappata ai giochi, agli amici, all’asilo, in un giorno d’inverno del 2010, imbarcata su un volo che doveva essere senza ritorno, da un padre che così voleva punire la ex compagna che l’aveva lasciato. Sabrina viene riportata in Italia nel 2015 quando ormai parlava soltanto l’arabo e non riconosceva quella donna che l’ha partorita e che ha passato anni d’inferno. Una storia molto simile a quella della piccola Emma rapita e portata in Siria dal padre che solo a sette anni ha potuto rivedere sua madre.

    Oggi Sabrina ha il coraggio di raccontare la sua storia drammatica realizzando un E-book intitolato eloquentemente “Cinque anni e mezzo senza mamma”, il primo libro in cui una bambina italiana descrive il suo rapimento da parte del padre, ossia la tragedia della “sottrazione internazionale dei minori”. La sua storia, ricca di episodi tristi e difficili racconta da quando è stata messa su un aereo e portata in Egitto, alle botte prese se non studiava il Corano. Spesso veniva lasciata a degli sconosciuti, segregata nelle case, costretta a spostarsi da un luogo all’altro, nei villaggi, nel deserto. Il padre usava con lei la violenza fisica e verbale, dicendole che la mamma era morta e che lei non avrebbe mai più fatto ritorno in Italia.

    L’uomo, appena separato, per vendetta verso l’ex moglie aveva deciso di trasferirsi al Cairo strappando la bambina alla sua mamma.

    La lunga mobilitazione del Governo italiano e le ricerche internazionali per fortuna hanno avuto esito positivo e nel 2015 Sabrina è rientrata in Italia.

    Il “kidnapping” familiare: la tragedia della sottrazione dei minori da parte di un genitore

    Sabrina è vittima come tanti altri minori di quel fenomeno spesso sottovalutato del “kidnapping” familiare, ossia la tragedia della “sottrazione internazionale dei minori“, quei figli di coppie di nazionalità diverse che vengono sequestrati e nascosti da uno dei due genitori.

    Oggi Sabrina vive con sua mamma, non più a Milano e Abdullah ( così viene chiamato nel libro) è oggi in carcere in Italia con l’accusa di sottrazione internazionale di minore. Commosso il racconto di Sandra, la mamma di Sabrina: “Quando l’ho riabbracciata era alta un metro e venti e pesava 25 chili. Per 5 anni da sola ho gridato al mondo che rivolevo mia figlia. Le istituzioni mi promettevano aiuto, ma nulla si muoveva. Anzi erano in tanti che mi dicevano ormai l’hai persa, parlerà soltanto arabo, non ti riconoscerà”.

    Oggi le due donne hanno scritto insieme un libro per dare coraggio ai genitori che lottano.

    Secondo un censimento del ministero della Giustizia oggi sono 350 i bambini italiani rapiti da uno dei due genitori, ma per le associazioni che si occupano di minori contesi tra stati arriverebbero a 1000. Minori, bambini che non sono più figli, ma semplicemente ostaggi, messi in mezzo a una guerra tra mamma e papà, tra due nazioni. Quando i bambini riescono ad essere riportati in Italia, dopo il trauma che hanno vissuto, si ritrovano a dover iniziare da capo e con un genitore in carcere. Spesso sono storie costellate di violenze, soprusi, come quella di Sabrina: “Mi obbligavano a mettere il velo e a imparare i versi del Corano. Se sbagliavo venivo picchiata. A pranzo e a cena per mangiare dovevo raccogliere i resti dei loro piatti dopo aver cucinato e pulito. E la sera piangevo, fino a che gli occhi non si seccavano. Ero piccola ma volevo morire, dormire per sempre”.