Marine Le Pen sconfitta: gli errori della sua corsa all’Eliseo

Il Front National ha perso le elezioni presidenziali francesi contro il nuovo partito centrista En Marche!. Clamorosa sconfitta per Marine Le Pen, sulla scena politica da 20 anni, che ha perso nella corsa all'Eliseo contro Emmanuel Macron. Cosa ha sbagliato nella campagna elettorale?

da , il

    Marine Le Pen sconfitta: gli errori della sua corsa all’Eliseo

    AP/LaPresse

    Marine Le Pen è stata sconfitta da Emmanuel Macron nella corsa all’Eliseo. Quali sono gli errori della candidata del Front National in questa dura campagna elettorale? Le presidenziali 2017 in Francia erano tutt’altro che scontate, ma il clima contrario all’estrema destra si respirava già da qualche tempo. A spostare ulteriormente l’ago della bilancia verso il candidato di En Marche! ci ha pensato anche il faccia a faccia televisivo tra Macron e Le Pen, in cui la candidata di estrema destra aveva attaccato frontalmente il suo avversario, rispolverando i sentimenti nazionalistici più temuti dalla sinistra. I sondaggi sulle presidenziali avevano preannunciato la sconfitta di Le Pen, e di conseguenza la sconfitta del Front National, fondato dal padre Jean-Marie Le Pen.

    Dove ha sbagliato il Front National? Gli errori di Marine Le Pen

    Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Francia, il “presidente di tutti”, come si è definito lui stesso. La vittoria è avvenuta con un distacco abissale: il 66,1% di consensi per Macron, contro il 33,9% di Le Pen.

    Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile scorso, aveva già fornito un quadro piuttosto indicativo su chi sarebbe stato il nuovo presidente della Repubblica francese. Il candidato centrista aveva ricevuto una percentuale di consensi maggiore, con il 23,75% contro il 21,53% della leader del Front National. Non è bastata la propaganda serrata al Fn portata avanti da Marion-Maréchal Le Pen, delfino e nipote della candidata: la diffidenza verso l’estremismo ha avuto un ruolo decisivo nella sconfitta del partito. Gli oppositori hanno sostenuto che Marine Le Pen non fosse adatta a guidare la Francia, ma il dato più chiaro è che la nazione conferma la paura delle derive nazionalistiche in seno al suo governo.

    Nel suo discorso, Le Pen ha riconosciuto la sconfitta ma ha anche parlato di un Front National che sarà il più grande movimento di “opposizione” al potere europeista di Emmanuel Macron.

    Tra il primo e il secondo turno di voto, poi, avrebbe fortemente inciso il fatto che l’elettorato di sinistra era troppo sfuggente, nonostante ormai volatile nella facilità di spostarsi sull’asse dei consensi anche verso la destra. Ma le speranze dei lepenisti non erano ancora del tutto disperse.

    La strategia elettorale di Marine Le Pen sembra però essersi arenata in un impasse, nel tentativo di intercettare quanti più voti possibile da repubblicani e socialisti, orfani dei grandi partiti tradizionali dopo il voto del 23 aprile. E sarebbe stata anche la voce di Jean-Luc Mélenchon, candidato di sinistra per La France Insoumise, a influenzare il suo elettorato verso un “Nì” politico: né uno né l’altro, congelando di fatto parte dei suoi consensi in vista del ballottaggio (che tradotto in parole povere suona come “No a Le Pen, ma sì a combattere Macron”).

    Marine Le Pen ha provato a indirizzare un elettorato difficile, non riuscendo a convincere i francesi che il voto per il Front National sarebbe stato il salvagente per una nazione alla deriva. Nemmeno l’aver cavalcato il sentimento generalizzato di incertezza e paura dopo gli attentati terroristici in Francia ha permesso alla Le Pen di vincere.

    Il lepenismo negazionista sconfitto dalla moderazione di Emmanuel Macron

    La leader del Front National ha certamente subito l’ingombrante retaggio del vecchio impianto politico del partito, fondato da suo padre, Jean-Marie Le Pen, nel 1972. Accusato di uno sfrontato negazionismo, il Fn avrebbe dovuto limare l’estremismo più spinto su cui si era assestato per decenni, evitando scivoloni come l’aver negato il “rastrellamento del Velodromo d’Inverno” degli ebrei. Per quella infelice dichiarazione, la candidata ha pagato pegno in termini di credibilità e stabilità.

    E i sospetti su un Front National non del tutto rinnovato rispetto al lepenismo negazionista di prima impronta si sono moltiplicati con un effetto domino che Marine Le Pen avrebbe, forse, dovuto prevedere. E il neoeletto presidente Macron ha facilmente colto la palla al balzo, “mordendo” il programma politico della candidata sino a incassare una vittoria che suona come la rivincita dell’Europa su un futuro di incertezze. La mossa di “assoluzione” della Francia dalle sue responsabilità nelle deportazioni della seconda guerra mondiale non solo non ha “svincolato” il voto degli indecisi, ma ha anche fratturato l’assetto interno al Fn. La pioggia di critiche successiva a queste affermazioni è stata sintetizzata da uno sprezzante “ecco chi è Marine Le Pen“.

    Le Pen non convince, la Francia sceglie l’Europa

    Sul voto francese ha influito anche il timore di una buona parte dell’elettorato rispetto alla “Frexit“, l’uscita della Francia dall’Europa, tanto cara all’impianto programmatico della Le Pen. La Francia ha scelto l’Europa, riconfermando de facto la stabilità dell’asse franco-tedesco sullo scenario internazionale. Non ha convinto un programma che forse avrebbe dovuto approfondire maggiormente gli aspetti salienti del post-Frexit, fossilizzato , invece, sullo sgretolamento dell’avversario Emmanuel Macron.

    L’uscita dall’Eurozona, oltre che essere uno spauracchio per Bruxelles, rappresenta un’ipotesi che spaventa la Francia, non in linea con l’antieuropeismo e il sovranismo lepenisti.

    Marine Le Pen non è riuscita a portare avanti, sino in fondo, il proposito di normalizzazione dell’ultradestra che l’aveva portata a scontrarsi duramente con le posizioni xenofobe del padre, Jean-Marie. Un’amara sconfitta per la leader di Fn, doppia, si può dire, se si pensa che a infrangere il suo sogno della presidenza sia stato un 39enne senza un partito strutturato e storico alle spalle.

    Il fatto poi che non si tratti di una vittoria di stretta misura fa sicuramente riflettere sulla necessità di un completo rinnovamento del Front National.

    Dolcetto o scherzetto?