Mafia, è morto Totò Riina: chi era il boss di Cosa Nostra

Totò Riina, il boss di Cosa Nostra è morto oggi ad 87 anni nel reparto detenuti dell'ospedale di Parma. Riina stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi, tra cui la strage di Viale Lazio e gli attentati del '92 dove morirono i giudici Falcone e Borsellino. Arrestato il 15 gennaio del 1994 dopo 24 anni di latitanza è considerato tutt'ora il 'Capo dei Capi'

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    Mafia, è morto Totò Riina: chi era il boss di Cosa Nostra

    Il boss mafioso Totò Riina è morto alle 3.37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. 87 anni appena compiuti, si trovava in coma farmacologico da giorni, a seguito del’ultimo intervento. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, era ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra.

    Totò Riina, chi era il Capo dei Capi

    Totò Riina, nasce a Corleone il 16 novembre del 1930 da un famiglia di contadini. Soprannominato “Totò U Curtu” per il suo 1,58 di altezza, comincia ben presto la sua scalata al mondo della criminalità organizzata siciliana, grazie soprattutto all’incontro con il suo compaesano Luciano Liggio, diventato poi il Boss di Cosa Nostra. La scalata al potere iniziò nel 1958 con l’eliminazione di Michele Navarra, boss di Corleone, di cui Liggiò prenderà il posto, con Riina come vice. Nel dicembre del ’63 Totò Riina venne fermato dai carabinieri in possesso di una carta di identità rubata e di una pistola. Dopo un periodo all’Ucciardone, viene assolto nel ’69 per insufficienza di prove. Obbligato a lasciare la Sicilia, sceglierà invece la latitanza, nascondendosi alla giustizia italiana per oltre 20 anni.

    Totò Riina, i primi anni dell’ascesa a Cosa Nostra

    Gli anni dell’ascesa mafiosa di Riina sono costellati di omicidi. Nel 1969 la strage di Viale Lazio a Palermo, dove mafiosi camuffati da poliziotti uccidono il boss palermitano Michele Cavataio e altre 4 persone. Due anni dopo è lui a sparare contro il procuratore di Palermo Pietro Scaglione. Per arricchire le casse dei Corleonesi si occupa anche di sequestri di persona, come quelli del figlio del conte Arturo Cassina e di Pino Vassallo, per entrare poi successivamente nel giro della droga, soppiantando i marsigliesi nei loro traffici con gli Stati Uniti.

    Mafia: morto Riina, boss che fece guerra a Stato / Speciale
    Toto’ Riina alla sua prima udienza del processo sulla strage di Capaci nell’aula-bunker dell’Ucciardone a Palermo / Ansa

    In seguito alla cattura di Liggio, Riina rafforza il suo potere, sempre da latitante, prendendo il suo posto al vertice, con Stefano Bontate e Tano Badalamenti. Farà poi allontanare quest’ultimo, accusandolo falsamente dell’omicidio. Nel 1974 sposa Ninetta Bagarella, dalla quale avrà 4 figli, tutti registrati e battezzati. Siamo ormai negli anni Ottanta, quelli della seconda guerra di mafia, quando il potere di Corleone diventa indiscusso, grazie ai soldi della droga, degli appalti e delle speculazioni edilizie. L’ascesa in Cosa nostra è ottenuta col sangue e la violenza: sarebbero oltre 100 gli omicidi in cui è coinvolto, tra cui quello del generale Alberto dalla Chiesa. La scalata di Riina al vertice procede di pari passo con i primi delitti politici: l’ex segretario provinciale della dc Michele Reina e il presidente della Regione Piersanti Mattarella.

    Maxi processo: Riina dichiara guerra allo Stato

    Riina, condannato in contumacia all’ergastolo durante il “maxiprocesso”, viene inchiodato dalle rivelazioni dei primo pentito di rango, Tommaso Buscetta, di cui Totò “u curto” si vendicò uccidendogli undici parenti. Quando iniziano ad arrivare le prime condanne ai capi mafiosi, Totò Riina, detto La Belva, per la sua ferocia, decide di dichiarare guerra allo Stato. Inizia una nuova stagione di stragi, tra cui quella di Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia e quella dei giudici Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e di Paolo Borsellino (19 luglio 1992) i giudici responsabili del maxi processo ai danni di cosa Nostra. Pochi mesi dopo, il 15 gennaio del 1993, Riina verrà arrestato dai carabinieri dei Ros dopo 24 anni di latitanza.

    Mafia: morto Riina, boss che fece guerra a Stato / Speciale
    Toto’ Riina parla con uno dei suoi legali da dietro le sbarre dell’aula bunker dell’ex carcere fiorentino di Santa Verdiana / Ansa

    L’arresto di Riina dopo 24 anni di latitanza

    Riina venne arrestato a Palermo in via Bernini, vicino alla villetta che è stata a lungo il suo nascondiglio. L’ipotesi, poi mai confermata, era che fosse stato tradito da un altro dei boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Nonostante la condanna a 26 ergastoli, Totò Riina non ha mai avuto un cenno di pentimento: solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: “Sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere”.