Lo stupro a Kabul è colpa delle donne: vittime costrette a sposare l’aguzzino per non finire in prigione

Lo stupro a Kabul è colpa delle donne: vittime costrette a sposare l’aguzzino per non finire in prigione
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    gulnaz donna stuprata

    Stuprata e condannata a 12 anni di carcere: questa storia tristemente vera arriva da Kabul, Afghanistan, e la protagonista è una donna, Gulnaz che dopo avere subito una violenza sessuale è stata condannata a 12 anni di prigione. Perché? Semplicemente perché in Afghanistan lo stupro è colpa delle donne che passano così da vittime a imputate. Una situazione che lascia senza parole: la donna è anche stata rilasciata con l’auspicio “che possa sposare il suo stupratore per recuperare l’onore perduto”. Una pura follia, un segno intollerabile di una violenza cieca e sorda sulle donne afgane che non ha mai cessato di esistere: Gulnaz è una donna che non si è arresa ma che purtroppo, in un paese come l’Afganistan, non ha possibilità e futuro.

    Ora infatti per lei il futuro non è roseo: l’unico modo che ha di sopravvivere e di far sopravvivere la sua bambina (partorita in carcere e figlia dell’uomo che l’ha violentata) è quella di sposare il suo aguzzino. Secondo la legge afgana infatti, la colpa della violenza è della donna che se avesse avuto un comportamento consono non avrebbe fatto cadere in tentazione il suo stupratore.

    Se lei decidesse di non sposarsi potrebbe anche perdere la vita. “Una soluzione che ha gravissimi rischi per Gulnaz, perché l’uomo potrebbe essere così umiliato da uccidere il suo accusatore, o abusarla nuovamente” ha scritto il New York Times.

    Gulnaz ora però sta pensando che l’unica soluzione per dare un futuro alla sua bambina sia accettare a testa bassa la violenza e sposare il suo aggressore, e padre della piccola: “Non voglio che la chiamino bastarda -ha detto -, i miei fratelli non avranno onore fino a che io non sposerò il mio violentatore”.

    Non ci sono parole per esprimere quello che proviamo nel leggere queste storie. Lo so, sembra fantascienza e in un mondo civile dovrebbe esserlo davvero.

    Ma in Afganistan no, in Afganistan è la legge ed è stato lo stesso presidente afghano Hamid Karzai a graziare la donna e a concederle di lasciare il carcere: sono infatti state raccolte oltre 5mila firme con la richiesta di rilascio immediato della donna.

    Per farvi capire la terribile situazione della donna in questo paese, ci sarebbe stata anche un’altra soluzione alla vicenda: una delle sorelle dello stupratore sarebbe stata date in moglie ad uno dei fratelli di Gulnaz, tramite un istituto della legge coranica chiamato “baad”: in questo modo, lo “scambio di sorelle” non permetterebbe più all’uomo di abusare di Gulnaz. La donna come oggetto, usata e barattata a piacimento degli uomini: questa è la situazione con cui migliaia di persone devono convivere ogni giorno.

    Proprio pochi giorni fa è stata celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per dire basta ai soprusi e a situazioni come questa che non dovrebbero esistere neanche nelle menti più malate.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CoppiaIntimitàMentePrimo PianoViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Venerdì 02/12/2011 18:24
     
     
     
     
     
     
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