Lo spettacolo gender per le scuole diventa un caso: la petizione dell’assessore Donazzan

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    Lo spettacolo gender per le scuole diventa un caso: la petizione dell’assessore Donazzan

    Sta nascendo un caso sulla rappresentazione teatrale in programma in alcune scuole italiane, il cosiddetto spettacolo gender. La commedia della compagnia La Piccionaia del regista Giuliano Scarpinato, è in programma il 7 marzo per gli istituti scolastici del Veneto, ma a Vicenza è scoppiata la polemica: sono state raccolte 78mila firme per impedire la rappresentazione. In particolare, è stata sollevata da Elena Donazzan, responsabile dell’Istruzione in Veneto. L’assessore ha lanciato una petizione online su CitizenGo per chiedere alla ministra Valeria Fedeli “di impedire che gli istituti aderiscano” ad un’iniziativa “chiaramente ostile al sano sviluppo psicoaffettivo dei ragazzi; ennesima infiltrazione dell’ideologia gender nelle nostre scuole”.

    La commedia teatrale incriminata

    La rappresentazione teatrale che sta innescando la bufera è Fa’afafine: la parola, che nella lingua di Samoa, definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Il protagonista è Alex che vorrebbe essere un fa’afafine: “E’ un gender creative child, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina”, si legge sulla scheda di presentazione.

    Il tema non è stato gradito dalla Donazzan che ha scritto su Facebook: “Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole ad una rappresentazione che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva. Chiederò alla Fedeli che venga impedita la diffusione di questa iniziativa distorsiva per l’educazione dei giovani e che rischia di rivelarsi una vera e propria violenza psicologica nel periodo di particolare fragilità e confusione dei nostri ragazzi”.

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    La risposta del regista Scarpinato

    “Non c’è nulla che possa turbare la psiche o la coscienza, è uno spettacolo poetico, ironico, dolcissimo che parla di amore ed accettazione dell’altro per quello che è”. Così si è difeso il regista Giuliano Scarpinato, ribadendo che Amnesty International ha dato anche il patrocinio a questo spettacolo.

    La polemica si è diffusa, tanto da coinvolgere altre città: è il caso di Lucca, dove lo spettacolo sarebbe in programmazione a fine marzo. Il gruppo di Forza Italia della città toscana ha infatti chiesto al primo cittadino di impedire la messa in scena, ma da Palazzo Orsetti è arrivato un comunicato ufficiale che conferma le intenzioni dell’amministrazione a sostenere l’iniziativa.

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    Il precedente in Veneto

    Il Veneto non è nuovo a questo tipo di censura. Tempo fa il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, aveva vietato di avere negli asili libriccini colorati su famiglie arcobaleno, “per non demonizzare i ragazzini con problemi d’identità sessuale”. Fu uno dei primi atti da neo sindaco. Ritirò dalle scuole comunali “i libri gender, genitore 1 e genitore 2: sono temi che non devono riguardare i bambini, materie da lasciare ai loro genitori, nella piena libertà di scelte degli adulti”, 1098 volumi sui quali la precedente amministrazione aveva investito ben 10 mila euro e altro non erano che favole sui temi delle differenze di genere, di religione, nazionalità e cultura.