Natale 2016

Liliana Cosi: i segreti di una vita “sulla punte”

Liliana Cosi: i segreti di una vita “sulla punte”
da in Celebrità Italiane, Danza
Ultimo aggiornamento:

    liliana cosi

    Alzi la mano chi da bambina non ha sognato almeno una volta di fare, “da grande”, la ballerina. Un sogno che è diventato realtà per una delle più grandi etoile prodotte dal nostro Bel Paese, la milanese di nascita ed emiliana d’adozione Liliana Cosi. Noi l’abbiamo intervistata, per capire cosa si prova a vivere una vita “sulle punte” e per scoprire quali sono i segreti di un successo che, a detta della diretta interessata, ha superato tutte le sue più rosee aspettative!

    “Facendo danza! L’amore è nato praticando questa disciplina, durante i 9 anni in cui ho frequentato la scuola della Scala. Furono i miei genitori a iscrivermi, ma quando ho iniziato a frequentarla ho cominciato ad appassionarmi. E anche se ho trovato delle difficoltà nell’ambiente o nelle persone, sono riuscita a superare tutto proprio perché quando ballavo dimenticavo tutto il resto. Quando si è piccoli non si hanno molte problematiche: semplicemente, quando ballavo ero felice. E questo è un segno che si è sulla strada giusta.”

    “Certamente il debutto come prima ballerina all’età di 23 anni a Mosca, con il balletto del Lago dei Cigni. Io ero una ragazza del corpo di ballo della Scala ed ero a Mosca per uno scambio culturale. Ero lì solo per studiare, ma i maestri hanno deciso di insegnarmi la parte della prima ballerina come studio, e poi come regalo mi hanno fatta debuttare in un loro spettacolo. Dopo questa esperienza anche la Scala a Milano ha cominciato a guardarmi con occhi diversi, e così ha avuto inizio questa carriera che ha davvero superato tutte le mie aspettative.”

    “Nella mia carriera è avvenuto tanto di più di quello che avrei sognato che non potrei desiderare di voler cambiare qualcosa. E anche dopo la carriera, il fatto di essere riuscita ad avere una mia compagnia, dove poter prendere decisioni in autonomia, scegliere gli spettacoli da portare in giro per l’Italia e per il mondo, avere una scuola mia per formare i ragazzi: tutto questo ha superato le mie aspettative. Ho realizzato più di quanto sognavo.”

    “Le attrattive sono personali: la danza deve piacerti e farti innamorare. Nella danza classica la bellezza è raggiunta attraverso molta fatica e molto sacrificio. Non si devono contare le gocce di sudore. Bisogna essere innamorati della bellezza che la danza classica produce per gli altri. Se dietro a quel sipario non ci fosse un pubblico non varrebbe la pena di fare tutta quella fatica. Però se si può regalare alle persone un momento di bellezza e di sogno, ne vale la pena.”

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    “Alla danza classica non ci si deve accostare troppo da piccolini, ma intorno ai 9 – 10 anni. E poi bisogna affidarsi a un buon maestro che ti dica onestamente se la bambina ha le doti per poter ballare, se è portata per la danza classica. Però come disciplina è bella e utile per chiunque fino all’età di 13-14 anni, perché è molto educativa e insegna molti valori.

    Dopo invece, per raggiungere un livello professionale bisogna avere delle doti particolari, anche fisiche, come una certa elasticità della schiena e un corpo adatto.”

    “Questo è un grande errore che viene fatto soprattutto in Italia, ed è dovuto a una certa ignoranza – nel senso di non conoscenza. In realtà, la danza si fa con il corpo e con i muscoli, e quindi è una disciplina molto più adatta agli uomini, che hanno una maggiore forza muscolare. Per la ragazza, che ha una struttura più delicata, è molto più difficile raggiungere la tecnica ottimale, mentre l’uomo avendo una struttura più forte riesce molto meglio. La soluzione per fare appassionare più uomini al genere sarebbe far vedere la danza classica, mostrarla. Chi la vede, si innamora! Vedendo uno spettacolo non c’è bisogno di fare tanta filosofia: si capisce che il maschio si esprime con la propria virilità, la potenza, l’eleganza, e la ragazza in un’altra maniera. Bisognerebbe avere più occasioni per vedere il balletto classico.”

    “Certo. Io terrò una lezione di balletto classico domenica 2 marzo alle 11, lezione che di solito è molto frequentata. Nel mare magnum di Danzainfiera ovviamente non c’è solo la danza classica, ma sarebbe bello che questa disciplina riuscisse ad attrarre almeno il 50% dell’audience. In futuro chi lo sa che non sarà così? Speriamo!”

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    “Io ho lasciato la Scala per questo preciso motivo, mi sono licenziata per diffondere e portare il balletto nei paesi e nelle città minori. Non mi sembrava giusto che soltanto gli abitanti delle grandi città avessero la possibilità di vedere un balletto classico. Per questo 35 anni fa – nel ’78 – ho creato con Stefanescu una compagnia di giro per far conoscere il balletto classico a chiunque. Da allora abbiamo fatto spettacoli in città grandi e piccole, all’aperto, al chiuso, in ogni luogo. La gente si innamorava, e si avevano grandi soddisfazioni. E ancora oggi continuiamo a portare in giro per tutta Italia questi spettacoli, tratti sia del repertorio classico, sia dal nostro piccolo repertorio neoclassico. Quest’ultimo tratta tematiche nuove e moderne, non legate alle fiabe o al balletto dell’800, ma sempre con l’armonia della base classica, che aiuta a trasmettere quella bellezza di cui il mondo di oggi ha bisogno. Come a volte si ha bisogno di guardare il cielo stellato o un bel fiore, così anche andando a teatro c’è la voglia e il bisogno di vedere qualcosa di bello.”

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