Libia: migranti venduti come schiavi all’asta

L’inchiesta shock della Cnn comprova l’esistenza di aste dove vengono venduti i migranti: una nuova e moderna tratta di schiavi, spesso “battuti” per meno di 500 dollari. Il duro attacco dell’Onu: 'La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità'.

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    Libia: migranti venduti come schiavi all’asta

    In Libia i migranti sono venduti come schiavi all’asta: purtroppo non si fermano gli orrori e le violenze intorno ai flussi migratori, dove si è creata una vera e propria tratta di esseri umani. La Cnn ha pubblicato un’inchiesta shock che prova l’esistenza di mercati di schiavi, donati al miglior offerente, spesso per cifre irrisorie al di sotto dei 500 dollari. Secondo il reportage, le aste vengono battute in varie città libiche, alla luce del sole. Almeno in 9 città succede, tra cui Zuwara e Sabratah, i famosi centri di smistamento da cui partono i migranti per le coste italiane per il cosiddetto viaggio “della speranza”.

    Video shock della Cnn: la tratta degli schiavi in Libia

    Il video shock della Cnn che ha fatto il giro del mondo mostra un’asta in corso, quella della vendita di un nigeriano al mercato, “battuto” per 400 dollari. L’inchiesta, partita dopo il filmato, ha confermato purtroppo che in molte città libiche è in corso una vera e propria tratta degli schiavi. Molti di loro dopo essere stati venduti, sono finiti nei centri di detenzione distribuiti nelle zone costiere del paese. La troupe dell’emittente statunitense è riuscita ad avvicinare alcuni di loro, traumatizzati a tal punto da non poter parlare. Sono però riusciti a documentare come la tratta degli schiavi sia un fenomeno diffuso in molte città della Libia, che avviene per lo più alla luce del sole, mentre “ognuno fa regolarmente la sua vita: i bambini giocano in strada, le persone vanno a lavorare, parlano con i loro amici e cucinano la cena per i loro familiari”. Come nelle aste, si alzano le mani per offrire la cifra che consegnerà ai migranti il loro nuovo “padrone”.

    Migranti venduti all’asta e portati nei centri di detenzione

    Un’escalation di violenze a danno dei migranti: molti di loro portano visibilmente ferite sul corpo, segni di violenze e botte. E questa purtroppo non è una novità; già da tempo organizzazioni umanitarie e inchieste giornalistiche denunciano la terribile condizione dei centri di detenzione libici dove sono rinchiusi i migranti, spesso minorenni, e i pericoli del viaggio per raggiungere l’Europa.

    La situazione sembra quindi essere precipitata dopo gli accordi tra il governo italiano e quello libico per cercare di fermare le partenze di migranti e l’azione delle navi di soccorso delle Ong nel Mediterraneo. Potrebbe essere questa la causa che ha favorito il nascere della tratta dei migranti. Spesso infatti dopo essere stati “comprati”, vengono portati nelle carceri, per poi chiedere un riscatto alla famiglia per liberarli.

    Il duro attacco dell’Onu all’Europa e all’Italia sui migranti

    L’Alto commissario per i diritti umani dell’ONU, il giordano Zeid Raad al-Hussein, ha definito “disumana” la collaborazione tra Unione Europea e Libia per la gestione dei flussi migratori dall’Africa, sia per quanto concerne la gestione nell’intercettare, che nel respingere i migranti nel Mediterraneo. “La comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi sugli orrori inimmaginabili sopportati dai migranti in Libia” tuona Zeid.

    Grazie alla collaborazione di alcuni migranti, al momento la magistratura italiana sta indagando sul Ghetto di Sabha, un orribile centro di detenzione nel deserto libico, dove operano i trafficanti di esseri umani. Si stanno cercando di identificare i carcerieri e un tale “generale Alì”, il capo dei miliziani che gestiscono la fortezza al confine del deserto, dove centinaia di migranti in spazi angusti subiscono torture e violenze.

    Anche le autorità libiche hanno promesso di avviare un’indagine per trovare i responsabili, ma le violenze proseguono ancora, i migranti continuano a morire nel Mediterraneo e ora sono diventati merce di scambio.