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Legge anti-aborto in Polonia: vincono le proteste e il Parlamento fa dietrofront

Legge anti-aborto in Polonia: vincono le proteste e il Parlamento fa dietrofront
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    Legge anti-aborto in Polonia: vincono le proteste e il Parlamento fa dietrofront

    Marcia indietro in Polonia sulla legge anti-aborto, dopo la dura protesta di piazza delle donne ribattezzata lo sciopero delle donne. I parlamentari polacchi hanno respinto la proposta per un divieto totale all’aborto. Il movimento di protesta femminile e le opposizioni esultano poiché era “un progetto barbaro”. Il partito conservatore Diritto e Giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski ha fatto quindi dietrofront: “Le manifestanti ci hanno fatto riflettere – ha dichiarato Jaroslaw Gowin, ministro di Scienza e Pubblica Istruzione – e ci hanno dato una lezione di umiltà”.

    “Non siamo mai stati favorevoli a una politica che punisca le donne”, ha aggiunto il deputato di Diritto e Giustizia Tomasz Latos. Il quotidiano locale Gazeta Wyborcza ha titolato: “Le polacche hanno vinto sul Pis”. La legge sull’aborto in Polonia è già una delle più restrittive in Europa.

    Polonia, migliaia in piazza a Varsavia contro nuove restrizioni all'aborto

    Il 3 ottobre era stato un giorno di lutto per le donne in Polonia: il Parlamento stava discutendo la legge anti aborto, che avrebbe abolito in maniera definitiva il diritto all’interruzione di gravidanza. Dopo il venerdì di protesta di migliaia di donne vestite di nero a Varsavia, il movimento aveva optato per uno sciopero nazionale, ribattezzato il Black Monday polacco. Non erano andate a lavorare, non avevano portato i figli a scuola e non avevano fatto faccende domestiche per raggiungere l’obiettivo: “Le donne sono la colonna portante della società, e come tali devono essere rispettate nelle loro scelte, al pari degli uomini”.

    Polonia, migliaia in piazza a Varsavia contro nuove restrizioni all'aborto

    La Polonia è il paese in Europa, insieme a Malta e Città del Vaticano, dove l’interruzione di gravidanza è vietata. Uno sciopero organizzato in atto per mettere ko il paese, dopo la richiesta negata da anni di istituire il 28 settembre come giornata mondiale dell’aborto sicuro. E anche in Polonia ormai il tema è al centro del dibattito politico da tempo.

    Un Paese spaccato in due: da un lato la frangia cattolica (in Polonia ben l’87% si dichiara appartenente alla Chiesa cattolico romana) sostenuta dall’estrema destra e da Stop Abortion; dall’altra il gruppo Save The Women insieme al partito d’opposizione. I primi chiedevano l’assoluto divieto di aborto senza sé e senza ma, nemmeno in quei casi in cui a rischiare è la vita stessa della donna, perché dal momento del concepimento, la nuova vita passa avanti a tutto e va protetta in ogni caso. Auspicavano una pena da infliggere per le donne e il personale sanitario che non rispettavano la normativa: 5 anni di carcere. Spesso durante la messa, molti preti avevano anche fatto propaganda anti-aborto durante le omelie, scatenando la protesta delle fedeli. La seconda fazione era composta da tantissime donne, tutte quelle vestite di nero che avevano sfilato contro la proposta di legge e chiedevano il diritto all’aborto sicuro e l’introduzione nelle scuole di corsi di sessualità e la contraccezione gratuita.

    La contraccezione è un tema centrale: infatti al momento in Polonia la sola che si possa utilizzare senza ricetta medica è il preservativo.

    Come è ormai risaputo, vietare l’aborto non diminuisce affatto le interruzioni di gravidanza, ma ne aumenta solo i rischi. Le donne che intraprendono questa via lo fanno magari all’estero a costi elevati, o clandestinamente, rischiando anche la propria vita, come denuncia Amnesty in Irlanda.
    Al momento è ancora in vigore una legge del 1993 che permette l’aborto in casi davvero eccezionali come un danno irreparabile al feto o se la gravidanza è conseguente ad uno stupro. Tutto comunque entro la 12esima settimana. Il divieto e l’imposizione di una legge non fanno sparire come per magia il fenomeno dell’aborto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, viene interrotta una gravidanza su quattro. Secondo un’inchiesta della rivista scientifica The Lancet, tra il 2010 e il 2014 si sono registrati ben 56 milioni di aborti.

    Per la questione polacca si erano mobilitate tante persone famose: dall’attrice Juliette Binoche alla nota scrittrice polacca Grazyna Plebanek. Quest’ultima aveva dichiarato: “Le donne non devono essere costrette a partorire bambini concepiti con uno stupro oppure malformati e con nessuna possibilità di sopravvivere”. La vicenda ovviamente aveva avuto eco anche sui social, e grazie a questi decine di migliaia di polacchi avevano abbracciato la causa.

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