Le poesie più belle di Nazim Hikmet per San Valentino 2012

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    Oggi vi presentiamo le poesie d’amore più belle di Nazim Hikmet perfette per dare una svolta romantica a San Valentino che ormai è alle porte. Nazim Hikmet è uno dei miei poeti preferiti, i suoi libri sono bellissimi, toccanti, romantici e struggenti. Nazim Hikmet è stato un grande amico di Neruda, e un allievo di Majakovkij, è stato in prigione per tantissimi anni accusato di attività anti-naziste e anti-franchiste, poi è stato scarcerato dopo anni di sofferenze ed un infarto, una vita lunga ma sofferta, a dimostrazione che quando il dolore scava dentro di noi, da anche spazio alla nostra anima per esprimerci e innalzarci.

    Le poesie di Nazim Hikmet sono stupende, cariche di passione e di malinconia ma anche di quell’amore mescolato al dolore che ci fa sentire persi e in balia della persona amata.

    Il più bello dei mari

    è quello che non navigammo.

    Il più bello dei nostri figli

    non è ancora cresciuto.

    I più belli dei nostri giorni

    non li abbiamo ancora vissuti.

    E quello

    che vorrei dirti di più bello

    non te l’ho ancora detto.

    Amo in te

    Amo in te

    l’avventura della nave che va verso il polo

    amo in te

    l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte

    amo in te le cose lontane

    amo in te l’impossibile

    entro nei tuoi occhi come in un bosco

    pieno di sole

    e sudato affamato infuriato

    ho la passione del cacciatore

    per mordere nella tua carne.

    amo in te l’impossibile

    ma non la disperazione.

    Ho sognato della mia bella

    Ho sognato della mia bella

    m’è apparsa sopra i rami

    passava sopra la luna

    tra una nuvola e l’altra

    andava e io la seguivi

    mi fermavo e lei si fermava

    la guardavo e lei mi guardava

    e tutto è finito qui.

    Anima mia

    Anima mia

    chiudi gli occhi

    piano piano

    e come s’affonda nell’acqua

    immergiti nel sonno

    nuda e vestita di bianco

    il più bello dei sogni

    ti accoglierà

    anima mia

    chiudi gli occhi

    piano piano

    abbandonati come nell’arco delle mie braccia

    nel tuo sonno non dimenticarmi

    chiudi gli occhi pian piano

    i tuoi occhi marroni

    dove brucia una fiamma verde

    anima mia.

    In questa notte d’autunno

    In questa notte d’autunno

    sono pieno delle tue parole

    parole eterne come il tempo

    come la materia

    parole pesanti come la mano

    scintillanti come le stelle.

    Dalla tua testa dalla tua carne

    dal tuo cuore

    mi sono giunte le tue parole

    le tue parole cariche di te

    le tue parole, madre

    le tue parole, amore

    le tue parole, amica

    Erano tristi, amare

    erano allegre, piene di speranza

    erano coraggiose, eroiche

    le tue parole

    erano uomini.

    Ti ho sognata

    Ti ho sognata

    mi sei apparsa sopra i rami

    passando vicino alla luna

    tra una nuvola e l’altra

    andavi, e io ti seguivo

    ti fermavi e io mi fermavo,

    mi fermavo, e tu ti fermavi,

    mi guardavi e io ti guardavo

    ti guardavo e tu mi guardavi

    poi tutto è finito.

    Sotto la pioggia camminava la primavera

    Sotto la pioggia camminava la primavera

    con i suoi piedi esili e lunghi sull’asfalto di Mosca

    chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli

    il mio cardiogramma era pessimo quel giorno

    quel che si attende verrà in un’ora inattesa

    verrà tutto da solo

    senza condurre con sè

    coloro che già partirono

    suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia

    salirai le scale senza di me

    un garofano sta all’ultimo piano della casa al balcone

    sotto la pioggia camminava la primavera

    con i suoi piedi esili e lunghi sull’asfalto di Mosca

    ti sei seduta di fronte a me non mi vedi

    sorridi a una tristezza che fuma lontano

    la primavera ti porta via da me ti conduce altrove

    e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.

    Ti amo come se mangiassi il pane

    Ti amo come se mangiassi il pane

    spruzzandolo di sale

    come se alzandomi la notte bruciante di febbre

    bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto

    ti amo come guardo il pesante sacco della posta

    non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia

    pieno di sospetto agitato

    ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo

    ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il

    crepuscolo scende su Istanbul poco a poco

    ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

    I tuoi occhi

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    che tu venga all’ospedale o in prigione

    nei tuoi occhi porti sempre il sole.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,

    sono cosi, le spighe, di primo mattino;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    quante volte hanno pianto davanti a me

    son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,

    nudi e immensi come gli occhi di un bimbo

    ma non un giorno han perso il loro sole;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi

    gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:

    allora saprò far echeggiare il mondo

    del mio amore.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    Così sono d’autunno i castagneti di Bursa

    le foglie dopo la pioggia

    e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    verrà giorno, mia rosa, verrà giorno

    che gli uomini si guarderanno l’un l’altro

    fraternamente

    con i tuoi occhi, amor mio,

    si guarderanno con i tuoi occhi.

    Le tue parole erano uomini

    In questa notte d’autunno

    sono pieno delle tue parole

    parole eterne come il tempo

    come la materia

    parole pesanti come la mano

    scintillanti come le stelle.

    Dalla tua testa dalla tua carne

    dal tuo cuore

    mi sono giunte le tue parole

    le tue parole cariche di te

    le tue parole, madre

    le tue parole, amore

    le tue parole, amica.

    Erano tristi, amare

    erano allegre, piene di speranza

    erano coraggiose, eroiche

    le tue parole

    erano uomini

    (Poesia citata nel film Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek)