Natale 2016

Le poesie più belle di Nazim Hikmet per San Valentino 2012

Le poesie più belle di Nazim Hikmet per San Valentino 2012
da in Amore, Coppia, San Valentino 2016, poesie
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    nazim hikmet.san valentino

    Oggi vi presentiamo le poesie d’amore più belle di Nazim Hikmet perfette per dare una svolta romantica a San Valentino che ormai è alle porte. Nazim Hikmet è uno dei miei poeti preferiti, i suoi libri sono bellissimi, toccanti, romantici e struggenti. Nazim Hikmet è stato un grande amico di Neruda, e un allievo di Majakovkij, è stato in prigione per tantissimi anni accusato di attività anti-naziste e anti-franchiste, poi è stato scarcerato dopo anni di sofferenze ed un infarto, una vita lunga ma sofferta, a dimostrazione che quando il dolore scava dentro di noi, da anche spazio alla nostra anima per esprimerci e innalzarci.

    Le poesie di Nazim Hikmet sono stupende, cariche di passione e di malinconia ma anche di quell’amore mescolato al dolore che ci fa sentire persi e in balia della persona amata.

    Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello
    che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.

    Amo in te
    Amo in te
    l’avventura della nave che va verso il polo
    amo in te
    l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
    amo in te le cose lontane
    amo in te l’impossibile
    entro nei tuoi occhi come in un bosco
    pieno di sole
    e sudato affamato infuriato
    ho la passione del cacciatore
    per mordere nella tua carne.
    amo in te l’impossibile
    ma non la disperazione.

    Ho sognato della mia bella
    Ho sognato della mia bella
    m’è apparsa sopra i rami
    passava sopra la luna
    tra una nuvola e l’altra
    andava e io la seguivi
    mi fermavo e lei si fermava
    la guardavo e lei mi guardava
    e tutto è finito qui.

    Anima mia
    Anima mia
    chiudi gli occhi
    piano piano
    e come s’affonda nell’acqua
    immergiti nel sonno
    nuda e vestita di bianco
    il più bello dei sogni
    ti accoglierà
    anima mia
    chiudi gli occhi
    piano piano
    abbandonati come nell’arco delle mie braccia
    nel tuo sonno non dimenticarmi
    chiudi gli occhi pian piano
    i tuoi occhi marroni
    dove brucia una fiamma verde
    anima mia.

    In questa notte d’autunno

    In questa notte d’autunno
    sono pieno delle tue parole
    parole eterne come il tempo
    come la materia
    parole pesanti come la mano
    scintillanti come le stelle.

    Dalla tua testa dalla tua carne
    dal tuo cuore
    mi sono giunte le tue parole
    le tue parole cariche di te
    le tue parole, madre
    le tue parole, amore
    le tue parole, amica
    Erano tristi, amare
    erano allegre, piene di speranza
    erano coraggiose, eroiche
    le tue parole
    erano uomini.

    Ti ho sognata

    Ti ho sognata
    mi sei apparsa sopra i rami
    passando vicino alla luna
    tra una nuvola e l’altra
    andavi, e io ti seguivo
    ti fermavi e io mi fermavo,
    mi fermavo, e tu ti fermavi,
    mi guardavi e io ti guardavo
    ti guardavo e tu mi guardavi
    poi tutto è finito.

    Sotto la pioggia camminava la primavera

    Sotto la pioggia camminava la primavera
    con i suoi piedi esili e lunghi sull’asfalto di Mosca
    chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
    il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
    quel che si attende verrà in un’ora inattesa
    verrà tutto da solo
    senza condurre con sè
    coloro che già partirono
    suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia
    salirai le scale senza di me
    un garofano sta all’ultimo piano della casa al balcone
    sotto la pioggia camminava la primavera
    con i suoi piedi esili e lunghi sull’asfalto di Mosca
    ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
    sorridi a una tristezza che fuma lontano
    la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
    e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.

    Ti amo come se mangiassi il pane

    Ti amo come se mangiassi il pane
    spruzzandolo di sale
    come se alzandomi la notte bruciante di febbre
    bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
    ti amo come guardo il pesante sacco della posta
    non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
    pieno di sospetto agitato
    ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
    ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
    crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
    ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

    I tuoi occhi

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    che tu venga all’ospedale o in prigione
    nei tuoi occhi porti sempre il sole.
    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
    sono cosi, le spighe, di primo mattino;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    quante volte hanno pianto davanti a me
    son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
    nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
    ma non un giorno han perso il loro sole;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
    gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
    allora saprò far echeggiare il mondo
    del mio amore.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
    le foglie dopo la pioggia
    e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
    verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
    che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
    fraternamente
    con i tuoi occhi, amor mio,
    si guarderanno con i tuoi occhi.

    Le tue parole erano uomini
    In questa notte d’autunno
    sono pieno delle tue parole
    parole eterne come il tempo
    come la materia
    parole pesanti come la mano
    scintillanti come le stelle.
    Dalla tua testa dalla tua carne
    dal tuo cuore
    mi sono giunte le tue parole
    le tue parole cariche di te
    le tue parole, madre
    le tue parole, amore
    le tue parole, amica.
    Erano tristi, amare
    erano allegre, piene di speranza
    erano coraggiose, eroiche
    le tue parole
    erano uomini
    (Poesia citata nel film Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek)

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