Le più romantiche poesie d’amore d’autore

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    Le poesie d’amore d’autore sono sempre emozionanti e bellissime, passano gli anni, i decenni ma queste poesie non tramontano mai, esprimono i sentimenti in modo dolcissimo e straziante. Se volete dedicare una poesia speciale al vostro amore potete prendere spunto da queste poesie, io ne ho scelte alcune tra le mie preferite, come “Questo Amore” di Jacques Prévert e “Il più bello dei mari” di Nazim Hikmet. Voi quali avreste scelto?

    Il Passato

    E’ una curiosa creatura il passato

    Ed a guardarlo in viso

    Si può approdare all’estasi

    O alla disperazione.

    Se qualcuno l’incontra disarmato,

    Presto, gli grido, fuggi!

    Quelle sue munizioni arrugginite

    Possono ancora uccidere!

    - Emily Dickinson

    Io ti chiesi

    Io ti chiesi perché i tuoi occhi

    si soffermano nei miei

    come una casta stella del cielo

    in un oscuro flutto.

    Mi hai guardato a lungo

    come si saggia un bimbo con lo sguardo,

    mi hai detto poi, con gentilezza:

    ti voglio bene, perché sei tanto triste

    - Hermann Hesse

    Questo amore

    Questo amore

    Così violento

    Così fragile

    Così tenero

    Così disperato

    Questo amore

    Bello come il giorno

    Cattivo come il tempo

    Quando il tempo e cattivo

    Questo amore così vero

    Questo amore così bello

    Così felice

    Così gioioso

    Così irrisorio

    Tremante di paura come un bambino quando e buio

    Così sicuro dì sé

    Come un uomo tranquillo nel cuore della notte

    Questo amore che faceva paura

    Agli altri

    E li faceva parlare e impallidire

    Questo amore tenuto d’occhio

    Perché noi lo tenevamo d’occhio

    Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato

    Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato

    Questo amore tutt’intero

    Così vivo ancora

    E baciato dal sole

    E’ il tuo amore

    E’ il mio amore

    E’ quel che e stato

    Questa cosa sempre nuova

    Che non e mai cambiata

    Vera come una pianta

    Tremante come un uccello

    Calda viva come l’estate

    Sia tu che io possiamo

    Andare e tornare possiamo

    Dimenticare

    E poi riaddormentarci

    Svegliarci soffrire invecchiare

    Addormentarci ancora

    Sognarci della morte

    Ringiovanire

    E svegli sorridere ridere Il nostro amore non si muove

    Testardo come un mulo

    Vivo come il desiderio

    Crudele come la memoria

    Stupido come i rimpianti

    Tenero come il ricordo

    Freddo come il marmo

    Bello come il giorno

    Fragile come un bambino

    Ci guarda sorridendo

    Ci parla senza dire

    E io l’ascolto tremando

    E grido

    Grido per te

    Grido per me

    Ti supplico

    Per te per me per tutti quelli che si amano

    E che si sono amati

    Oh sì gli grido

    Per te per me per tutti gli altri

    Che non conosco

    Resta dove sei

    Non andartene via

    Resta dov’eri un tempo

    Resta dove sei

    Non muoverti

    Non te ne andare

    Noi che siamo amati noi t’abbiamo

    Dimenticato

    Tu non dimenticarci

    Non avevamo che te sulla terra

    Non lasciarci morire assiderati

    Lontano sempre più lontano

    Dove tu vuoi

    Dacci un segno di vita

    Più tardi, più tardi, di notte

    Nella foresta del ricordo

    Sorgi improvviso

    Tendici la mano

    Portaci in salvo.

    - Jacques Prévert

    Il più bello dei mari

    Il più bello dei mari

    è quello che non navigammo.

    Il più bello dei nostri figli

    non è ancora cresciuto.

    I più belli dei nostri giorni

    non li abbiamo ancora vissuti.

    E quello

    che vorrei dirti di più bello

    non te l’ho ancora detto.

    - Nazim Hikmet

    Romeo e Giulietta

    Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?

    È l’oriente, e Giulietta è il sole.

    Sorgi, vivido sole, e uccidi l’invidiosa luna,

    malata già e pallida di pena

    perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.

    Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.

    Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,

    e soltanto i pazzi lo indosano. Gettalo via.

    È la mia donna; oh, è il mio amore!

    se soltanto sapesse di esserlo.

    Parla, pure non dice nulla. Come accade?

    Parlano i suoi occhi; le risponderò.

    No, sono troppo audace; non parla a me;

    ma due stelle tra le più lucenti del cielo,

    dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi

    di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.

    E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?

    Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle

    come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo

    fluirebbero per l’aereo spazio così luminosi

    che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.

    Guarda come posa la guancia sulla mano!

    Oh, fossi un guanto su quella mano

    e potessi sfiorarle la guancia!

    - William Shakespeare