Le più belle poesie da dedicare alla mamma

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    poesie belle per la mamma

    La mamma è la persona più importante del mondo per tutti, grandi e piccini. Oggi vi vogliamo proporre le più belle poesie da dedicare alla donna che vi ha cresciuti e su cui potrete sempre contare, qualsiasi cosa succeda. Pensieri e poesie di grandi autori, bellissime e davvero dolci, perfette per sorprendere la vostra mamma che sarà felicissima di una dedica così. Che ne dite? Non ci vuole un’occasione speciale per dire alla vostra mamma che le volete bene!

    La parola “MADRE” è nascosta nel cuore

    e sale alle labbra nei momenti di dolore e di felicità,

    come il profumo sale dal cuore della rosa e si mescola all’aria chiara.

    Kahlil Gibran

    Grazie Mamma

    Grazie mamma

    perché mi hai dato

    la tenerezza delle tue carezze,

    il bacio della buona notte,

    il tuo sorriso premuroso,

    la dolce tua mano che mi dà sicurezza.

    Hai asciugato in segreto le mie lacrime,

    hai incoraggiato i miei passi,

    hai corretto i miei errori,

    hai protetto il mio cammino,

    hai educato il mio spirito,

    con saggezza e con amore

    mi hai introdotto alla vita.

    E mentre vegliavi con cura su di me

    trovavi il tempo

    per i mille lavori di casa.

    Tu non hai mai pensato

    di chiedere un grazie.

    Grazie mamma.

    Judith Bond

    Le Mani della Madre

    Tu non sei più vicina a Dio

    di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende

    benedette le mani.

    Nascono chiare in te dal manto,

    luminoso contorno:

    io sono la rugiada, il giorno,

    ma tu, tu sei la pianta.

    Rainer Maria Rilke

    Supplica a Mia Madre

    E’ difficile dire con parole di figlio

    ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

    Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

    ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

    Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:

    è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

    Sei insostituibile. Per questo è dannata

    alla solitudine la vita che mi hai data.

    E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

    d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

    Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu

    sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

    ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

    alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

    Era l’unico modo per sentire la vita,

    l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

    Sopravviviamo: ed è la confusione

    di una vita rinata fuori dalla ragione.

    Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

    Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

    Pier Paolo Pasolini