Le borse delle donne sono lo specchio della società. Parola di sociologo

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    Per tutte le donne le borse sono un po’ come una parte di loro stesse. Questo è assolutamente assodato e pacifico. Accade in modo naturale fin dalla più tenera età. Ogni bambina anela al momento in cui potrà sfoggiare una borsetta tutta per lei, in cui nascondere gli oggetti più preziosi, e intanto fa pratica con zainetti e cartelle. Ogni mamma, poi, quasi istintivamente trasmette questa affezione alla borsa come accessorio dell’anima, cosa che non certo accade agli uomini, per i quali non si pone il problema, dal momento che per loro, di solito, tutto è meglio tranne che doversi portare dietro un contenitore unico dove infilare le cose indispensabili.

    Nelle borse delle donne, al contrario, finisce di tutto, e spesso non tutto riemerge con la stessa facilità! Cultrici di clutches, bauletti, handbags e affini, tutte noi non possiamo resistere al fascino e alla malia di questo fenomenale accessorio. Probabilmente, le più riflessive di voi, avranno colto l’associazione tra tipo di borsetta e personalità, proprio come gli abiti o il taglio di capelli riflettono molto del nostro carattere. Ma davvero più sottile è il legame, meglio, la diretta correlazione tra le borse che le donne sfoggiano nella vita di tutti i giorni, e loro ruolo nella società.

    Ad analizzare l’interessante tematica è un sociologo francese, Jean Claude Kaufmann, attraverso le pagine di un saggio dall’appropriato e sintetico titolo: “La Borsa”, appena pubblicato in Francia. Secondo lo studioso, il percorso di emancipazione femminile può tranquillamente essere letto semplicemente analizzando le dimensioni, via via crescenti con il crescere di responsabilità e impegni, delle borse nel corso dei decenni. Se, infatti, 50 anni fa il genere femminile usava borsette solo per andare in chiesa o partecipare a qualche cerimonia, e dentro ci si infilava a mala pena l’acqua di colonia e il fazzoletto, oggi lo stesso accessorio contiene un mondo.

    “Con il passare degli anni – afferma Kaufmann – la borsa è diventato un attributo più marcato della personalità. Paradossalmente più la donna si è emancipata, più la sua borsa è diventata grande”. L’interno di queste borse, il contenuto, cambia e si femminilizza sempre di più man mano che la donna diventa adulta e i suoi ruoli si moltiplicano. Se da ragazzine è sufficiente uno zainetto, non molto dissimile da quello usato dai coetanei maschi, una volta cresciute e diventate madri, le stesse avranno bisogno di borse capienti in cui riprodurre il proprio universo, anche affettivo.

    A proposito di differenze con il genere maschile, così saggiamente chiosa il nostro sociologo preferito (lo eleggo io, a nome di tutte): “Ci sarà effettivamente un’uguaglianza tra i sessi quando anche gli uomini trasporteranno nelle loro borse la merenda per i bambini e il fondo delle loro sacche sarà sporco di briciole”. Parola sante monsieur Kaufmann, parole sante.

    Dolcetto o scherzetto?