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Laureati: chi va all’estero guadagna di più, in Italia penalizzate soprattutto le donne

Laureati: chi va all’estero guadagna di più, in Italia penalizzate soprattutto le donne
da in Cronaca
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    Laureati

    Anni fa la laurea era garanzia di “posto sicuro” e ben remunerato, oggi invece, complice la crisi, gli stipendi medi di chi ha conseguito il titolo si aggirano intorno ai mille e trecento euro netti al mese. Perlomeno questa è la situazione italiana, il resto d’Europa è messo meglio, con una media di 1.800 euro netti mensili. C’è poi una minoranza costretta a starsene a casa, che va ad aggiungersi a quel milione di giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 24 anni che non studiano né lavorano. E come di consueto ad essere maggiormente penalizzate nel Bel paese sono le donne con stipendi inferiori rispetto ai colleghi maschi.

    All’estero i laureati guadagnano di più, è quanto hanno dimostrato gli ultimissimi dati Istat relativi all’inserimento professionale dei laureati a quattro anni dal conseguimento del titolo, che oggi saranno presentati nel convegno organizzato dalle associazioni People in Touch e Cultura&Solidarietà sulla situazione del mercato del lavoro in Italia. Il calcolo è stato curato dal docente di Sociologia presso l’Università di Trento, Carlo Barone, che ha constatato una differenza di stipendio netto tra Italia e resto d’Europa di circa 500 euro mensili. Si sono registrate differenze anche tra nord, centro e sud: il settentrione presenta una media di 1.374 euro, il Centro di 1.306 e il meridione di 1.218 euro mensili. Le aree di studio più remunerative nel centro e nel nord sono quelle sanitarie, mentre nel sud rende maggiormente l’ingegneria informatica. Al di là di queste precisazioni, ciò che dovrebbe far riflettere è il fatto che le paghe italiane siano così basse rispetto a quelle europee, colpa dei pochi posti qualificati che offre il nostro mercato del lavoro rispetto al numero dei laureati, ormai anch’essi a rischio di sindrome da disoccupazione.

    Barone parla di problema strutturale, “È strutturale: bisogna creare più posti di lavoro per laureati, investendo in ricerca e nel settore della cultura.”, mentre il docente di Demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, Alessandro Rosina, si esprime in questi termini: “Poi non ci si stupisca se i nostri laureati emigrano.”

    Il divario di genere persiste anche tra i più istruiti, difatti le donne sono tutt’oggi discriminate sul lavoro, producono di più ma guadagnano di meno dei colleghi maschi, e questo vale purtroppo in qualsiasi settore. Ma non solo, a quanto pare faticano maggiormente anche a trovare impiego e a poter contare su un lavoro stabile. L’Italia non ha ben compreso le parole degli esperti di recruiting, come Nicolò Boggian, convinti sostenitori del fatto che i paesi più produttivi sono proprio quelli che puntano sui giovani e sul sesso femminile. Sarà il caso di darsi una mossa e allinearsi con il resto d’Europa?

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