Lara Bombonati “Lady Jihad”: pronta a morire da martire

Il contenuto delle intercettazioni di Lara Bombonati, la 26enne alessandrina in carcere con l'accusa di essere una foreign fighter dell'Isis, dipinge un quadro allarmante sullo stato di radicalizzazione raggiunto dalla ragazza. Si diceva pronta a 'morire da martire', e su di lei la Digos aveva avviato un'indagine dopo la conversione all'Islam, nel 2012.

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    Lara Bombonati “Lady Jihad”: pronta a morire da martire

    Lara Bombonati, “Lady Jihad”, era pronta a morire da martire. Lo dicono le intercettazioni attraverso cui è stato possibile arrivare a formalizzare l’accusa di associazione per scopi di terrorismo internazionale. Le indagini su di lei, in mano alla Digos di Alessandria e coordinate dalla Procura di Torino, erano partite nel 2012, quando il matrimonio con un italiano radicalizzato, Francesco Cascio, e la sua conversione all’Islam avevano attirato l’attenzione degli inquirenti. Lui, un giovane siciliano, si era innamorato dell’Isis e aveva deciso di partire in Siria, morto da combattente tra le fila dei soldati del Califfato. Lara Bombonati, che dopo la conversione ha preso il nome di Lara-Khadija, aveva raggiunto prima la Turchia e poi la Siria, dove il marito è morto lo scorso 26 dicembre. I genitori di lui, 27enne originario di Castellammare del Golfo (Trapani), ne avevano denunciato la scomparsa. L’antiterrorismo ritiene plausibile che Lady Jihad sia una foreign fighter, anche in virtù dell’iscrizione della giovane a una chat sospetta su Skype gestita da Bushra Haik, canadese emigrata a Bologna, condannata come reclutatrice.

    Lara Bombonati, accusata di essere una foreign fighter Isis

    I capi d’accusa sono pesantissimi, e per Lara Bombonati la convalida del fermo nel carcere delle Vallette a Torino sembrava un passaggio inevitabile. A suo carico ci sono elementi piuttosto concreti, secondo la Procura, che su di lei ha aperto un fascicolo per associazione finalizzata al terrorismo internazionale. Suo marito è morto in un campo d’addestramento in Siria, per la stessa causa che li univa nel desiderio di arrivare al martirio nel nome di Allah.

    Davanti al giudice si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma a parlare ci sono le intercettazioni cui è stata sottoposta dal 2012, da quando la Digos aveva avviato le indagini con il forte sospetto che potesse trattarsi di una “radicalizzazione” profonda e ad elevato rischio sociale.

    L’ingresso di Bombonati in una chat Skype rivolta alle combattenti per il jihad (tra cui figura anche il nome di Maria Giulia Sergio, alias “Fatima”, la prima combattente italiana filo-Isis condannata a 9 anni, che sarebbe morta nei territori del Califfato nero) cristallizza una serie di sospetti in qualcosa di fondato per cui tenere alta l’attenzione investigativa.

    Il destino comune alle donne del Jihad

    Il contenuto delle sconvolgenti intercettazioni è stato pubblicato dal Corriere della Sera, e apre un varco su una realtà di fondamentalismo e fanatismo islamista che in Italia sembra avere radici più solide di quanto si potesse pensare. Sono i jihadisti della porta accanto, quelli che di giorno lavorano, studiano, vivono, e la sera si addestrano e si indottrinano online, poi decidono di partire in Siria, fino a diventare fantasmi di una guerra nel nome di un dio che prima non gli apparteneva. Così è stato per Fatima Sergio, così per Lady Jihad, Lara Bombonati.

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    Il desiderio del martirio

    Non collaborare con le forze dell’ordine rientrerebbe in uno dei tanti doveri del jihadista: “Non si chiama la polizia quando ci sono di mezzo dei musulmani. In quanto tale io non sono soggetta a nessuno, solo alla legge divina”, aveva detto ai familiari che ne denunciarono la scomparsa.

    “Il martire non soffre quando muore. Lo ha detto Allah”. Queste a molte altre frasi presenti nelle intercettazioni hanno portato ad accuse concrete nei confronti della giovane alessandrina. Dopo l’espulsione dalla Turchia era tornata in Italia, lo scorso gennaio, ma voleva andare via dall’Italia. Destinazione il Belgio, dove pare ci fosse un nuovo marito ad attenderla, con cui tornare in Siria per conquistare il “paradiso” riservato ai martiri: “Sto cercando un modo per andare da Francesco. Mi diceva: guarda i martiri, muoiono col sorriso”.

    La vita sul fronte siriano

    I mesi vissuti in Siria vengono descritti come durissimi e completamente orientati all’addestramento da soldatessa. Mesi vissuti in condizioni estreme, senza alcun confort tipico dell’Occidente (acqua, elettricità). Separata dal marito combattente, lei diventa una “staffettista” del sedicente Stato Islamico, nascosta in luoghi sicurissimi accessibili solo alle bombe nemiche.

    Il fermo di Lara Bombonati è il primo provvedimento legato a un’indagine che potrebbe coinvolgere una rete molto estesa di fiancheggiatori, visti i sospetti collegamenti della donna con il gruppo terroristico Ha’yat Tahrir Al-Sham, che nel febbraio scorso aveva rivendicato alcuni attentati contro strutture civili e militari a Homs e Damasco.

    La 26enne avrebbe avuto il delicato compito di custodire e spostare documenti sensibili dei miliziani lungo l’asse turco-siriano. Addestrata all’assoluto silenzio e preparata a farsi uccidere in caso di cattura, la Bombonati avrebbe avuto un ruolo piuttosto attivo e importante all’interno dei movimenti jihadisti.