La Terra ha sette sorelle: la scoperta della Nasa manda in delirio il web

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    Incredibile scoperta della Nasa: l’annuncio che ha mandato in delirio tutto il mondo, compreso quello virtuale del web è che la Terra ha sette sorelle. Sì, potremmo non essere soli, è stata appurata l’esistenza di un sistema solare simile al nostro con 7 pianeti, di cui 3 come la Terra. L’annuncio è stato dato in diretta mondiale in streaming e ha ovviamente scatenato le fantasie di tutti noi: finalmente arriva la risposta che potremmo non essere i soli esseri viventi dello spazio.

    Non ne ha dubbi l’astronauta italiano Paolo Nespoli, per il quale “è la prova che può esistere la vita lontano dalla Terra”. La scoperta, coordinata dall’Università belga di Liegi e appena pubblicata su Nature, è stata resa nota dalla Nasa durante una conferenza stampa convocata al quartier generale di Washington. Lo studio è appena iniziato ed ha ancora tantissime cose da chiarire, ma una cosa è certa: esiste a 40 anni luce da noi un sistema planetario con sette pianeti.

    Il sistema solare con 7 pianeti “gemelli” della Terra

    Il sole di questo sistema è una nana rossa chiamata Trappist 1, è una stella nana ultrafredda, ossia meno calda e più piccola del Sole, ma che permetterebbe la vita. Tre di queste “sette sorelle” della Terra si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e potrebbero quindi ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamentale per lo sviluppo della vita. Un sistema planetario da record, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti, sia simili alla Terra, che nella zona abitabile. Sappiamo anche che i sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa e la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi. Per il coordinatore della ricerca, Michael Gillon, infatti “è un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra”. Sono sette gemelli, sette possibili sosia del nostro pianeta.

    Trovare una nuova Terra non è più una questione di se, ma di quando

    Thomas Zurbuchen, associate administrator del Direttorato Nasa, entusiasta ha commentato: “È davvero fantastico. Trovare una nuova Terra non è più una questione di se, ma di quando. Si tratta di un passo importante verso un obiettivo prioritario per la scienza: trovare una risposta alla domanda se siamo soli nell’Universo”.

    Già negli ultimi anni erano stati “scovati” altri pianeti rocciosi, con caratteristiche in qualche modo confrontabili al nostro e lo stesso Trappist1 era stato avvistato nel maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile. Non più quindi pianeti come Giove e Saturno, inadatti a ospitare la vita per le loro atmosfere gassose e temperature bassissime. Ma questa è una scoperta innovativa: “vent’anni dopo l’individuazione dei primi pianeti extrasolari si tratta di una delle più grandi scoperte e la ricerche di forme di vita su di un altro pianeta è oggi a portata di mano” come commenta Didier Queloz, dell’Università di Ginevra, coautore dello studio. Attualmente, secondo la NASA, ci sarebbero 3500 pianeti confermati e circa 600 sistemi planetari con più mondi.

    Perché Trappist?

    Il curioso nome di questa stella deriva dal “TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope south” (Trappist-south), un telescopio da 60 centimetri di apertura installato all’Osservatorio di La Silla sulle Ande e gestito dall’Università di Liegi. I 7 pianeti per il momento sono chiamati Trappist-1b, c, d, e, f, g, h, in ordine di distanza dalla stella madre. Le orbite dei sette pianeti sono molto strette e riescono a compiere il giro intorno al loro sole in breve tempo: per alcuni pianeti l’anno durerebbe solo due giorni terrestri!.

    La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni congiunte effettuate da telescopi basati a terra – come il Trappist-South presso l’Osservatorio di La Silla, in Cile, e il Very Large Telescope al Paranal, entrambi dell’European southern observatory (Eso) -, e dallo spazio con il telescopio Spitzer della Nasa.

    Questi potenti telescopi non sono ancora tuttavia in grado di poter fotografare immagini delle sette sorelle della Terra. Dobbiamo aspettare quelli di nuova generazione, per studiare le atmosfere , identificare qualsiasi forma organica vivente e poter notare la presenza di acqua. Ma il telescopio spaziale James Webb che la Nasa si prepara a lanciare nel 2018 potrà già dare le prime risposte interessanti.

    Il delirio sul web

    Sta impazzando su Twitter l’hashtag #Trappist1. In ogni parte del mondo si commenta e si fantastica sulla clamorosa scoperta della Nasa. In molti postano foto, anche fantasiose, di quelli che potrebbero essere i nostri “cugini”. D’altronde il tema ha sempre ispirato la fantascienza e il cinema: ET era un essere distante anni luce, ma che come noi si commuoveva. C’è anche chi prende spunto per fare dell’ironia.

    Comunque sia, come ha osservato Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) “questa scoperta è importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche culturale. Sapere con sempre maggiore sicurezza che oltre il nostro Sistema solare ci sono luoghi potenzialmente favorevoli alla vita è semplicemente affascinante”.

    Dolcetto o scherzetto?