Natale 2016

La situazione a Istanbul, con gli occhi di una donna

La situazione a Istanbul, con gli occhi di una donna
da in Politica
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    istanbul

    In Turchia i disordini sono continui e, benchè i media italiani non ne parlino tantissimo, noi abbiamo deciso di farlo. E abbiamo scelto di raccontare la situazione turca, ma soprattutto quella di Istanbul, in modo diverso: attraverso gli occhi di una donna, la nostra amica Claudia.

    Parlare di Istanbul e di ciò che sta passando questo paese sospeso tra Oriente e Occidente è il nostro obiettivo e speriamo di averlo centrato appieno. Prima di rispondere alle nostre domande, Claudia fa una premessa e tende a precisare che la situazione di arretratezza e di scarsa informazione che si respira in molte parti del paese non è la stessa che invece si vive a Istanbul, città che rappresenta la vera ‘spina nel fianco di Erdoğan’.

    A Istanbul e in altre città della Turchia stanno continuando le lotte iniziate nel maggio del 2013 con le proteste di Gezi Park. Una parte consistente della popolazione si sta opponendo alla politica filo islamica di Recep Tayyip Erdoğan e del suo governo. Di recente è saltato fuori che sia il Primo Ministro Erdoğan che alcuni membri del suo governo sono coinvolti in una sorta di mega Tangentopoli. Inoltre sono state rese pubbliche delle intercettazioni telefoniche tra il Primo Ministro e suo figlio, in cui Erdoğan raccomandava al figlio di far sparire un’ingente somma di denaro contante custodita in casa. Insomma..tutto il mondo è paese!

    In occasione delle frequenti proteste le forze di polizia in tenuta anti sommossa usano sulle persone inermi massicci quantitativi di spray al peperoncino, gas lacrimogeni e acqua pressurizzata contenente sostanze urticanti; il tutto sparato ad altezza uomo. Ho visto più volte con i miei occhi che la polizia usa queste tecniche a priori e non come reazione a qualche presunta violenza da parte dei manifestanti: nello stesso momento in cui essi si radunano, la polizia inizia a disperderli con queste tecniche brutali. In sostanza cercano di evitare proprio che la manifestazione si svolga.

    In questo momento c’è grande attesa per le elezioni municipali del prossimo 30 marzo, che potrebbero indebolire Erdoğan e il suo partito e cambiare un pò le carte in tavola in attesa delle elezioni politiche del 2015. Inoltre, c’è tanta attesa anche per una presunta rivelazione “scottante” su Erdoğan che a detta di molti dovrebbe essere resa nota in questi giorni, ma fino a questo momento ancora non è venuto fuori nulla (si ipotizza una/delle relazione/i con qualche bella donna ben lontana dal classico canone di pudore islamico da lui sostenuta).

    Si, Twitter è stato censurato pochi giorni fa. Anche il mio profilo non è più accessibile mediante un percorso “canonico”. Tuttavia, sin dalle primissime ore dopo la chiusura del social, è stato possibile accedervi mediante degli escamotages informatici accessibili a tutti dal web e i tweet sono aumentati esponenzialmente!

    Se Erdoğan non viene sconfitto alle prossime elezioni, è probabile che metta in atto queste misure restrittive (per ora ha parlato di Facebook e Youtube) perchè i social sono i mezzi attraverso i quali viene criticato il suo governo, si diffondono slogan anti governativi e si organizzano proteste che arrivano a coinvolgere milioni di persone in tutto il paese.

    Molti sono indignati e guardano con speranza e grande attesa alle elezioni. In seguito alla censura di Twitter hanno intelligentemente evitato di scendere in piazza, perchè hanno capito che era proprio ciò a cui Erdoğan stava cercando di istigarli. Hanno invece agito sui social. Il resto della popolazione, quella pro-Erdoğan, a detta dei miei colleghi di ufficio, esultano ma non sanno nemmeno cosa sia Twitter! Se dovessero metter in atto altre restrizioni, sono sicura che i turchi troveranno il modo di aggirarle.

    Per ora direi proprio di no. Ovviamente se queste censure dovessero continuare, se la politica filo islamica di Erdoğan dovesse incalzare ancora di più, se venissero applicati altri “provvedimenti” simili a quelli presi per twitter, allora sì: a quel punto penserei che la mia libertà è a rischio.

    Pensi che per una donna sia sicuro restare a Istanbul? Si, per ora la situazione è gestibile. Io non ho mai avuto alcun tipo di problema. L’unica accortezza che uso, abitando in una zona “calda”, è quella di rimanere a casa se fuori ci sono proteste o di non rientrare fino a quando le acque non si sono calmate (cosa che generalmente avviene nell’arco di qualche ora).

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