La santona Mamma Ebe denunciata: “Pomata miracolosa per curare l’infertilità”

Esercizio abusivo della professione medica: con questa accusa è stata denunciata la santona Mamma Ebe, già nota alle forze dell'ordine e già condannata in via definitiva a sei anni di reclusione. La nuova accusa dopo il caso di una giovane donna che sarebbe stata sottoposta a una particolare terapia 'contro l'infertilità'.

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    La santona Mamma Ebe denunciata: “Pomata miracolosa per curare l’infertilità”

    La santona Mamma Ebe è stata denunciata dalla Polizia di Stato di Forlì-Cesena per esercizio abusivo della professione medica. Al centro delle indagini erano finite alcune particolari cure “miracolose”, tra le quali la somministrazione di una “pomata contro l’infertilità“. La presunta guaritrice 84enne (nome vero Gigliola Ebe Giorgini), già nota alle forze dell’ordine, è finita nuovamente nel fuoco dell’attenzione investigativa dopo il caso di una giovane donna italiana con problemi di fertilità, costretta dal marito a sottoporsi ai trattamenti della santona. Per lei si era predisposto un “piano terapeutico” fondato sull’applicazione di una sostanza “miracolosa” sul ventre, che avrebbe dovuto sortire un effetto curativo contro l’infertilità. Per questo la giovane aveva interrotto le cure mediche. L’ex marito è stato denunciato per maltrattamenti.

    Mamma Ebe: la santona è nota alle forze dell’ordine

    Mamma Ebe non è nuova a indagini di questo tipo a suo carico: oltre alla denuncia dopo questa “cura” sponsorizzata come prodigiosa, l’84enne era già stata condannata a sei anni di reclusione. Dopo la scarcerazione, si trovava ai domiciliari nella sua abitazione di Sant’Ermete di Santarcangelo, nel Riminese, e sembra avesse ripreso a tutti gli effetti l’attività di “guaritrice” alternativa. Non era bastato il carcere per associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica (inerente la prestazione di cure e massaggi dal 2005 al 2010): nonostante l’attività fosse stata troncata in seguito all’arresto, la santona avrebbe proseguito la somministrazione delle sue “terapie”.

    Una “pomata contro l’infertilità”

    Una donna forlivese di 37 anni ha raccontato la sua esperienza alla Polizia, rimettendo nuovamente sul tavolo degli inquirenti accuse a cui la sedicente Mamma Ebe non è nuova. Proprio da quanto denunciato dalla 37enne, sarebbe emerso che la santona non ha smesso di proporre i suoi metodi alternativi alla medicina ufficiale. A spingere la giovane verso questa “terapia” sarebbe stato l’ex marito, ora denunciato per maltrattamenti. La “paziente” ha raccontato di essersi sottoposta alle cure di “Gigliola” (nome vero con cui la santona si sarebbe fatta chiamare dopo la scarcerazione) su indicazioni (insistenti) dell’allora marito, da cui si è separata nel 2016.

    “Gigliola”, che avrebbe predisposto 5 trattamenti, nella prima seduta (attraverso la sola imposizione delle mani sul ventre), avrebbe diagnosticato una infiammazione della tuba. A questo sarebbe seguita l’applicazione di una sostanza di colore arancione e consistenza cremosa, che le avrebbe persino procurato una forte irritazione.

    Le indagini sulla pomata di Mamma Ebe

    Quanto scoperto dagli inquirenti sulla “pomata miracolosa” è piuttosto allarmante: la sostanza che sarebbe stata consigliata e applicata avrebbe un alto potenziale di effetti collaterali severi da uso improprio e sovradosaggio (sino a episodi convulsivi nei bambini). Molto pericolosa, dunque: oltre a questo, si tratterebbe di un “farmaco” infiammabile da non applicare su parti del corpo già infiammate o che presentino lesioni. L’operato non convenzionale di Gigliola Ebe Giorgini sarebbe andato avanti per parecchio tempo, e per un numero imprecisato di “seguaci”, anche dopo la condanna definitiva.